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David Petraeus

Il nuovo comandante delle truppe alleate in Afghanistan annuncia che rivedrà i limiti alle regole d’ingaggio imposti per ridurre le vittime civili e spiega che l’occupazione Usa, al di là delle dichiarazioni di facciata, durerà ben oltre il luglio 2011.

Enrico Piovesana

Il divieto di ricorrere ai bombardamenti aerei e all’artiglieria pesante per ridurre gli ‘effetti collaterali’? Va rimosso perché la vita dei civili afgani è importante, ma quella dei soldati americani lo è di più. La data del luglio 2011 come inizio del ritiro? Solo una balla per tener buoni gli afgani: in realtà l’occupazione proseguirà ben oltre quel termine. Un giudizio sul comando del generale McChrystal in Iraq (dove i suoi uomini torturavano a morte i prigionieri, ndr)? Fu ”una leadership eccezionale”.

David Petraeus ha gettato la maschera. Il generale dalla faccia buona e dal sorriso rassicurante appena nominato da Obama come nuovo comandante delle truppe d’occupazione alleate in Afghanistan, ha parlato chiaro martedì di fronte alla Commissione forze armate del Senato Usa che doveva ratificare il suo incarico.

Il discorso di ‘King David’ – come lo chiamano i suoi ammiratori – si è aperto con un inquietante omaggio alle imprese irachene del generale di cui si appresta a prendere il posto: ”Il successo militare in Iraq non sarebbe stato possibile senza l’eccezionale leadership del generale McChrystal a capo delle nostre forze speciali”. Chi non ne fosse convinto può andarsi a rileggere le denunce di Human Rights Watch sulle torture inflitte ai prigionieri di Camp Nama a Baghdad: una prigione segreta gestita direttamente dal buon McChrystal.

Il mese di giugno si è chiuso con 101 soldati Nato caduti in Afghanistan, 58 americani: il più sanguinoso dall’inizio della guerra. Un effetto, secondo le truppe Usa, del recente divieto di usare l’aviazione e l’artiglieria al fine di minimizzare le perdite tra i civili afgani.
”Sono pienamente consapevole della preoccupazione che c’è tra i soldati al fronte riguardo alle regole d’ingaggio e le direttive tattiche – ha detto Petraeus in Commissione – e garantisco alle madri e ai padri dei nostri soldati che la protezione dei miei uomini è per me un imperativo morale, e quindi sappiano che mi dedicherò seriamente a questo problema”. Le madri e i padri dei bambini afgani destinati a morire sotto le bombe Usa ringraziano.

Un senatore della Commissione ha poi chiesto a Petraeus di chiarire una volta per tutte ”cosa diavolo” succederà tra un anno, nel luglio 2011, la data solennemente annunciata da Obama per l’inizio del ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan. Il nuovo comandate della missione Isaf gli ha risposto con l’aria divertita di un truffatore che svela a un compare la fregatura rifilata a uno sprovveduto. ”Quell’annuncio – ha detto il generale – era stato fatto per l’audience di Kabul, cui bisognava ricordare che noi non staremo là per sempre, ma noi ci staremo, e presumibilmente per un bel po’ di tempo“.

Alla fine la nomina del generale Petraeus è stata approvata all’unanimità tra scrosci di applausi e attestati di stima e fiducia. Lei è un vero eroe americano”, gli ha detto con tono solenne l’ex sfidante di Obama, il senatore repubblicano John McCain: un riconoscimento supremo che, nel gergo politico Usa, suona quasi come una proposta di candidatura per i repubblicani alle elezioni presidenziali del 2012.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

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