Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Orto 2.0 – Agrycult e le cassette di ortaggi a domicilio
Agrycult

Agrycult è un progetto che mi affascina molto. Per due motivi: il primo è che ne parla Gianna Ferretti sul suo blog Trashfood e ne testimonia l’assoluta bontà; il secondo me lo fornisce la motivazione portata avanti proprio da Agrycult, cioè salvare i veri contadini grazie al web 2.0 e lavorare sulla comunicazione presentando i loro prodotti direttamente al domicilio del cliente ridimensionando il fenomeno della spesa a Km zero. I prodotti arrivano dal Parco dei Buoi in Molise e sono per ora quelli delle terre dei coraggiosi coltivatori che stoicamente hanno deciso di continuare a fare il loro mestiere. Ora per aiutarli occorre trovare almeno 40 persone che sottoscrivano un abbonamento per 10 settimane di fornitura di ortaggi freschi. (Per chi vuole sono disponibili anche ricotte di pecora)

Il perché è semplice. Scrive Francesco Travaglini che con Michele Vitale ha ideato Agrycult:

Il nostro obiettivo non è semplicemente, nello specifico, raggiungere le 50 adesioni all’orto ma fare in modo che sia impiegata in modo razionale la maggior superficie agricola possibile utilizzando un modello distributivo che utilizza la rete e che non riguarda solo gli ortaggi ma tutto ciò che l’agricoltura italiana, i giardini italiani possono offrire. E’ un’eresia? Forse, ma sicuramente sarebbe il massimo dell’ecosostenibilità! Altro che km zero….

L’amara verità è questa: a nessuno conviene più coltivare alla vecchia maniera, con piccoli appezzamenti di terreni, più facile affidarli in concessione ai produttori di energie rinnovabili, che pure fanno bene all’ambiente ma che non possono colonizzare impunemente i terreni agricoli.

Scrive ancora Francesco Travaglini:

A noi piacerebbe che questi giardini rimanessero tali soprattutto ora che continuare a coltivarli è diventato economicamente impossibile: se continua così nessuno in futuro si sognerà di coltivare terre se non per per l’autoconsumo (e non esagero). E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’Industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa. Il nostro Parco, quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo (e… no, i Buoi non ci sono, ma è una lunga storia che ti racconterò un’altra volta…).Ed allora L’obiettivo che quest’anno vogliamo raggiungere coltivando il nostro orto è quello di dimostrare che la produzione di energia dal vento o dal sole, due delle nostre ri-sorse, non possono essere l’unica coltivazione possibile, l’unica possibilità, l’unico modo per impiegare queste Terre.

Secondo Francesco il suo modello distributivo è vincente rispetto al modello Km zero. Spiega Francesco:

Diversi studi (per esempio uno del Green Design Istitute, citato in questo post) dimostrano senza troppa fatica che il canale di vendita e-commerce produce quantitativi di CO2 sensibilmente inferiori ai sistemi tradizionali di distribuzione. Il motivo è addirittura banale: non ci sono passaggi intermedi ed i prodotti arrivano direttamente a domicilio senza far muovere nessuno se non il corriere con il suo furgoncino pieno di merce da consegnare. Sarà suo interesse ottimizzare gli spostamenti e le consegne/ritiri sul territorio in funzione delle fermate che dovrà fare. Ovvio..

Fonte: www.ecoblog.it

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