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South Africa 2010

Poca criminalità e niente traffico di esseri umani: il Mondiale sudafricano è stato un successo.

Matteo Fagotto

Penultimo atto della Coppa del Mondo sudafricana. L’ultimo per Città del Capo e Durban, che dopo aver ospitato una semifinale ciascuna lasceranno il palcoscenico a Johannesburg, per la tanto attesa finale. L’uscita dei Bafana Bafana e di mostri sacri quali Italia, Francia, Brasile, Inghilterra e Argentina ha raffreddato molto l’animo dei sudafricani. Con l’eccezione dei giorni delle partite, l’atmosfera Mondiale si è chiaramente rarefatta. Ma il successo dell’organizzazione è qualcosa che i sudafricani difficilmente dimenticheranno.

A prescindere da come andranno gli ultimi quattro incontri in programma, un bilancio sul Mondiale sudafricano lo si può già tracciare. Partendo dal tam tam mediatico che l’allarme criminalità e il presunto traffico di schiave del sesso avevano sollevato nei mesi scorsi. Purtroppo le storie a lieto fine fanno meno notizia di quelle negative, così in pochi hanno saputo che la Coppa del Mondo si è svolta praticamente senza incidenti. Un paio di assalti a mano armata a turisti, finiti con il ferimento di questi ultimi, e una rapina a due giornalisti iberici sono stati gli unici episodi degni di nota. Per il resto, turisti, giornali e visitatori hanno potuto godersi il Sudafrica nella più assoluta tranquillità, nonostante i problemi relativi allo sciopero degli stewards privati che avrebbero dovuto garantire la sicurezza nei quattro maggiori stadi.

Lo stesso si può dire per i falsi allarmi sul traffico di prostitute provenienti dai Paesi africani confinanti. Secondo i dati della polizia e dei ricercatori, di casi del genere ne sono stati registrati alcune decine, al posto delle decine di migliaia previste in precedenza dalle Ong del settore. Niente orde di ragazze disperate e pronte a vendersi al miglior offerente per pochi soldi, quindi. Uno spunto non solo per ripensare alla copertura mediatica di certi eventi, ma anche un punto d’orgoglio per un Sudafrica che, tra mille scetticismi, ha superato la prova Mondiale quasi a pieni voti.

I trasporti e le township sono le uniche due delle note dolenti dell’organizzazione: i bus pubblici inaugurati per il Mondiale sono un’iniziativa nuova e benvenuta, ma la loro introduzione è stata tardiva e limitata. C’è ora da vedere che fine faranno alla fine della competizione, vista la scarsa propensione di parte dei sudafricani a utilizzare mezzi diversi dall’automobile. Un servizio pubblico organizzato in modo serio ed efficiente potrebbe attirare più clienti ed essere utilizzato da tutti, favorendo così anche un minimo di integrazione tra le varie comunità. Ma i problemi di bilancio e lo scetticismo nei confronti del progetto potrebbero bloccare tutto.

E se un pezzettino di atmosfera Mondiale non è stato negato a nessuno, vista l’organizzazione dei fan parks gratuiti e la presenza di centinaia di migliaia di tifosi stranieri, qualcosa in più si sarebbe potuto fare per facilitare l’accesso degli abitanti delle township alle strutture sportive. A Johannesburg la cosa ha funzionato molto di più che a Città del Capo, dove la lontananza del Green Point Stadium dalle township e gli alti costi di trasporto hanno scoraggiato molti dall’assistere alle partite. E anche i prezzi dei biglietti, seppur calmierati per i sudafricani, hanno fatto sì che alla competizione abbia potuto assistere solamente la classe media. La FIFA ha assicurato che farà tesoro dell’esperienza sudafricana per organizzare al meglio anche i prossimi Mondiali che saranno ospitati da Paesi in via di sviluppo. Mentre, finita la festa, il Sudafrica si concentrerà su un obiettivo che fino a poco tempo fa sembra irraggiungibile: ospitare una delle prossime Olimpiadi.

Matteo Fagotto

Fonte: www.peacereporter.net

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