Home»Articoli»Onu: acqua potabile e servizi igienico-sanitari sono un diritto umano fondamentale

Sudan: in attesa al pozzo - Foto: ©UN Photo/T.McKulka

“Si tratta di una decisione storica. Un risultato molto importante: è una risoluzione politica e non ha dunque valore normativo, rafforza però la nostra ormai più che decennale battaglia per il riconoscimento del diritto all’acqua“. Così il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua commenta la risoluzione (in .pdf) approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che definisce “il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari un diritto umano fondamentale per un pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”.

La risoluzione, proposta dal governo della Bolivia, è stata approvata dall’Assemblea Generale mercoledì scorso con 122 a favore, 41 astenuti e nessun voto contrario. Fra le nazioni che si sono astenute vanno elencati gli Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia secondo le quale la risoluzione potrebbe inficiare l’iter in corso a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti Umani per costruire un consenso sui diritti legati all’acqua.

“La forte presa di posizione dell’Assemblea Generale dell’Onu che ha dichiarato l’acqua un diritto umano, costituisce un fatto storico, e sostiene e rafforza le mobilitazioni sociali che in ogni angolo del pianeta contrastano la privatizzazione dell’acqua e la sua consegna nelle mani delle multinazionali” – ha commentato all’agenzia Misna Paolo Carsetti, portavoce del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

La risoluzione è stata votata favorevolmente anche dall’Italia. “Siamo ovviamente soddisfatti dal voto italiano – continua il portavoce del Forum – ma non possiamo fare a meno di notare una evidente contraddizione tra questo voto e le leggi in materia che potrebbero portare all’obbligo di privatizzare l’acqua entro poco tempo. Motivo per cui ci siamo mobilitati raccogliendo oltre un milione e 400 mila firme per un referendum abrogativo di alcuni articoli del cosiddetto decreto Ronchi che prevedono proprio queste misure lesive di un diritto umano come è l’acqua”.

Il testo della risoluzione sottolinea che 884 milioni persone al mondo non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi vivono in condizioni igienico sanitarie insufficienti. L’Onu esorta dunque “gli stati e le organizzazioni internazionali a fare investimenti e a propiziare il trasferimento di tecnologie ai fini dell’assistenza e della cooperazione, con particolare riguardo ai paesi in via di sviluppo, con lo scopo di intensificare gli sforzi per garantire all’intera popolazione mondiale un accesso sostenibile ad acqua potabile e servizi igienici”.

Proprio per attuare la risoluzione Amnesty International ha chiesto agli stati membri delle Nazioni Unite di sostenere i diritti all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nelle loro legislazioni. “Non esiste una motivazione legale per cui i paesi non debbano sostenere la risoluzione. Anche il diritto all’acqua è parte del diritto internazionale ed esiste, inoltre, una forte base legale per quanto riguarda il diritto ai servizi igienico-sanitari” – commenta Amnesty in referimento all’astensione di Regno Unito e Stati Uniti d’America che hanno sostenuto che non esiste una base legale per il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari.

Il voto dell’Assemblea generale di mercoledì scorso ha concluso un percorso nel quale ogni stato della regione Asia Pacifico, Asia meridionale, Africa e America meridionale, in occasione di diversi summit svoltisi negli ultimi cinque anni, ha riconosciuto sia il diritto all’acqua che quello ai servizi igienico-sanitari.

“Una decisione che ha anzitutto il merito di riportare l’attenzione su un nodo decisivo soprattutto per l’Africa” – ha commentato all’agenzia Misna George Acolor, responsabile progetti dell’Associazione africana dell’acqua (Afwa/Aae), un organismo che da Abidjan, in Costa d’Avorio, chiede politiche diverse e migliori di accesso a questo bene fondamentale. “Risolvere il problema dell’accesso all’acqua significa garantire la salute e lo sviluppo del continente – ha sottolineato Acolor.

Il recente rapporto dal titolo “Sick Water” (in .pdf) pubblicato dall’ente delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (Un-Habitat) riporta che in Africa la metà dei posti letto in ospedale è occupata da pazienti che hanno contratto malattie causate da acqua insalubre, come colera, dissenteria, tifo o malaria. I diritti collegati all’acqua saranno oggetto di dibattito nell’ambito del Consiglio Onu sui diritti umani che si riunirà a Ginevra a settembre. [GB]

Fonte: www.unimondo.it

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