Home»Nonviolenza»Disarmo»Macchine da guerra ecosostenibili (follia in salsa ecologica)

La base militare Net Zero Plus, nel destero della California (Fred Prouser, Reuters/Contrasto)

Nei conflitti del futuro saranno usate armi che sfruttano le tecnologie verdi. Stati Uniti e Cina sono i paesi che investono di più nel settore. Per ora Pechino è in vantaggio, scrive John Naish.

Quando un taliban si nasconde alla vista di un elicottero Apache, probabilmente non gli importa molto se il velivolo statunitense è stato dipinto con la vernice senza cloro per ridurne l’impatto ambientale. E non resterà particolarmente colpito neanche dal fatto che la prossima generazione di droni sarà alimentata dall’energia solare.

Il Pentagono ha cominciato la corsa alla sostenibilità. Ma i motivi principali non sono etici: l’obiettivo è stare dietro alla Cina in una gara strategica per lo sfruttamento dell’energia pulita. In futuro, infatti, i conflitti si combatteranno con armi ecologiche. E gli statunitensi, abituati a bruciare troppo petrolio, hanno capito di essere in ritardo.

La Cina ha già fatto grossi passi in avanti. Pechino raddoppia ogni anno la spesa destinata alle tecnologie verdi, che attualmente è di 288 milioni di dollari al giorno. Così il Pentagono ha deciso di investire nelle tecnologie solari e nell’energia oceanica. In tutte le sue basi militari vengono installati pannelli solari: l’anno scorso la Hill air force base ha attivato la stringa di pannelli solari più vasta dello Utah. Inoltre, sono in corso studi per produrre radio da campo a energia solare e tende con pannelli solari integrati per l’alimentazione delle strumentazioni belliche.

Dove tira il vento
L’energia solare e quella eolica dipendono dalle condizioni atmosferiche e quindi non sono disponibili ininterrottamente. Nessun militare, però, può aspettare che giri il vento. Per questo le forze armate statunitensi si sono poste obiettivi molto ambiziosi: in una base navale sull’atollo di Diego Garcia, nell’oceano Indiano, gli scienziati stanno sviluppando l’Otec (Ocean thermal energy conversion), un sistema per produrre elettricità dal mare.

Dalla superficie viene aspirata acqua calda e dagli abissi dell’oceano acqua fredda. I due flussi sono usati rispettivamente per riscaldare e raffreddare un sistema chiuso che contiene un’ammoniaca simile a una sostanza refrigerante, in grado di raggiungere l’ebollizione a temperatura ambiente. L’acqua fredda condensa l’ammoniaca in un fluido compatto, che viene incanalato in una turbina. Poi l’acqua calda fa evaporare l’ammoniaca in un gas che si espande e fa girare le pale della turbina. Al termine del processo, l’ammoniaca si condensa nuovamente al contatto con l’acqua fredda.

La sfida dell’Otec è costosa: si prevede che una centrale capace di generare da cento a duecento megawatt – l’energia necessaria per alimentare 50mila case – costerà un miliardo e mezzo di dollari. Ma i vantaggi potenziali sono straordinari: gli oceani potrebbero trasformarsi in un’immensa riserva di energia. Ad aprile la marina statunitense ha dichiarato che entro il 2020 produrrà metà del suo fabbisogno di elettricità da fonti alternative.

Inoltre, sta effettuando test sul Green hornet, un caccia alimentato in parte dal biocarburante. Il Green hornet è stato il primo velivolo a superare la barriera del suono con un’alimentazione ecologica, e di recente Ray Mabus, il segretario della marina, ha annunciato per il 2016 la Great green fleet, una flotta di portaerei alimentata senza combustibili fossili.

Terremoti artificiali
Le forze armate di tutto il mondo stanno cercando di sviluppare tecnologie verdi, per esempio le armi “a basso impatto ecologico”. Alcuni scienziati britannici e statunitensi stanno elaborando esplosivi a ridotto contenuto di tossine e proiettili senza piombo che non contamineranno i campi di battaglia.

Ma lo scenario delle ecoguerre si spinge più in là. Un saggio del 1999 pubblicato dall’esercito cinese proponeva l’uso di tattiche ecologiche come la produzione di terremoti artificiali e altre catastrofi simili. In un rapporto si legge: “Un’efficace arma meteorologica potrebbe rivelarsi decisiva per gli attacchi a sorpresa delle guerre informatiche”.

Le armi nucleari hanno costretto i falchi a smettere di giocare, perché qualunque conflitto tra le superpotenze avrebbe distrutto l’intero pianeta. Ma le tecnologie verdi potrebbero rendere di nuovo possibile una guerra di vasta portata, da cui l’ambiente non subirà danni permanenti. I nostri peggiori incubi potrebbero concretizzarsi nella promessa di un conflitto pulito.

L’articolo originale:
Lean, green killing machines, New Statesman

Fonte: www.internazionale.it

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