Home»Articoli»Le Ndrine sono tra di noi. E ci avvelenano l’aria

Camion al lavoro

Le Ndrine hanno avvelenato acqua aria e terra Calabra per 30 anni e, scoprono adesso i magistrati milanesi, da 15 anni lo fanno anche ai danni dei ‘lumbard’.

Gian Luca Ursini

“Per chi è calabrese è come scoprire l’acqua calda”; Giuseppe Baldessarro scrive di Ndrine da 15 anni; gira per discariche illegali in Calabria e indaga su navi affondate cariche di scorie nucleare. Scoprire, come è scritto nell’ordinanza del giudice indagini preliminari del Tribunale di Milano contro la nuova rete di cosche calabresi in Lombardia, che una delle aziende controllate dalle Ndrine, ‘Perego Strade’, smaltisse nei propri cantieri rifiuti tossici, in primis amianto, non lo smuove più di tanto. Autore del libro ‘Avvelenati’ con Manuela Iatì – dove si parla di scorie di centrali atomiche centrali elettriche, container con diossina di Seveso e scarti industriali – dice che sono bazzecole rispetto alla monnezza nucleare con cui hanno affossato la Calabria, quei residui di amianto che i cani delle Ndrine hanno seminato tra i laghi e la Lomellina.

Amianto, Eternit, Fanghi industriali

“Amianto? In Calabria ne troviamo quintali ogni estate sulle spiagge, dall’una all’altra provincia, portati anni addietro da chissà quali stabilimenti del Nord industrializzato. Riaffiorano dopo chissà quanti decenni”, ribatte Claudio Cordova, 24 anni di cui otto vissuti sul crinale della lotta antimafia, autore di ‘Terra venduta’ per i tipi di Laruffa, dove ripercorre le vergogne della ‘Discarica d’Italia’, dalla Pertusola a Crotone (stabilimento dismesso di un’azienda pubblica) alla discarica di Motta San Giovanni fuori Reggio dove, appurò l’inchiesta ‘Leucopetra’ della Dda reggina, la famiglia Iamonte (quasi tutta arrestata lunedi nell’operazione Crimine, ndr) aveva seppellito centomila tonnellate di rifiuti tossici, fanghi e olii residui dalla combustione termoelettrica di una centrale Enel del brindisino. Centomila tonnellate di rifiuti pericolosi.

Le Ndrine hanno avvelenato acqua aria e terra Calabra per 30 anni e, scoprono adesso i magistrati milanesi, da 15 anni lo fanno anche ai danni dei ‘lumbard’.

Stelvio, Valtellina, Como, Fiera, Portello…

Sembra che un pò di coscienza la avessero i dipendenti della ditta ‘Perego’,  di Ivano Perego, destinatario di una richiesta di arresto del gip Giuseppe Gennari insieme con 4 complici. E’ un provvedimento distaccato della mega inchiesta da 300 arresti che ha visto collaborare procure antimafia di Milano e Reggio sullo Stretto: gli operai vennero intimiditi dagli sgherri della Ndrina a cui in realtà la ditta apparteneva; i picciotti di Salvatore Strangio di Platì picchiavano e minacciavano gli operai con un minimo di scrupoli che si stavano accorgendo di sotterrare pericolosissimo amianto negli scavi dei lavori appaltati dalla Perego General Contractor, un nome moderno per truffe vecchie come il cucco e come la morte. Strada statale del passo dello Stelvio, in Valtellina, ospedale Sant’Anna di Como, l’area ‘Portello’ di Milano, la nuova ‘City Life’ che va a soppiantare la vecchia Fiera: Milano, Lombardia, Padania, tutte inondate di rifiuti tossici dalla mafia che si continua colpevolmente a sottolineare. Finché non comincia ad ammazzare i cittadini, minandone la salute.

Qua c’è un morto per famiglia!

Che ci hanno fatto? “Intorno a me i miei parenti, il mio quartiere, la gente muore come mosche, ogni famiglia un lutto: cosa ci hanno nascosto per decenni?” Quello di Gianni Nucera, animatore di un comitato di salute cittadina, è un grido disperato: al quartiere Ravagnese di Reggio, dietro l’aeroporto, le cosche dei De Stefano e Libri hanno sotterrato rifiuti industriali negli anni ’80. A decenni di distanza, gli organismi cominciano a crollare. Tra quanto i 9 milioni di lombardi scopriranno che i cluster tumorali nelle zone contaminate schizzeranno verso l’alto con indici anomali di malati di cancro, come da anni in Calabria? “Permettere alle Mafie di violare le regole vuol dire minare la propria salute, lo dimostrano le nostre inchieste” chiosa Cordova. “Quanto scoperto in Valtellina è solo l’inizio: la Ndrangheta si è allenata a lungo 30 anni fa e ora sta sfruttando questa competenza- spiega Baldessarro – le prime inchieste del genere sono di fine Anni 80”.

Il cancro invade i nostri tessuti, e la società “in tuti i cantieri dove ha lavorato Perego, le opere di riempimento sono state realizzate con amianto Eternit e altri materiali tossici da demolizioni indifferenziate” confessa un operaio ai magistrati. Secondo il gip, i rifiuti, invece di essere selezionati e smaltiti a norma, venivano triturati a caso e abbandonati nei cantieri o in luoghi abusivi. Cominciate a chiedervi quei camion che hanno lavorato nella discarica sotto casa vostra a che ditta appartenessero. Per il gip Gennari “nella ditta Perego i mafiosi Strangio partecipavano direttamente ai lavori; in simbiosi tra mafia e impresa” Chiedetevi chi siano le ditte che vedete lavorare sotto casa a chi facciano riferimento. Le Ndrine sono tra di noi, nel vostro quartiere. Ovunque. A Nord come a Sud.

E ci stanno uccidendo tutti. Lentamente.

Gian Luca Ursini

Fonte: www.peacereporter.net

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One Response to "Le Ndrine sono tra di noi. E ci avvelenano l’aria"

  1. Uranio Mazzanti   19 luglio 2010 at 14:27

    GUARDIE E LADRI
    So di fare un commento sgradevole ma tant’è:
    “non si può pretendere che dei delinquenti tengano in conto la nostra salute!”
    figuriamoci poi quella delle generazioni a venire…
    C’è una responsabilità – che prima o poi sarebbe opportuno venisse valutata – di chi ha pensato che, con un provvedimento scritto su una Gazzetta Ufficiale, si potesse risolvere il problema dei rifiuti industriali, tossici in particolare.
    Un divieto duro e intransigente sulla carta non seguito dalla capacità di controllo e utilizzato spesso nei confronti di situazioni facili da portare alla ribalta di successi repressivi dei “pretori d’assalto” di un po’ d’anni fa.
    Cosa in termini di opportunità legittime ha offerto il sistema alle aziende che a suo tempo si sono viste DI COLPO costrette a scegliere tra l’alternativa di chiudere gli stabilimento o….di accettare l’offerta di efficienti organizzazioni con la coppola?
    Un fiume in piena non si mantiene nel suo letto sbarrandolo con una diga!
    Perché i tecnici delle Università, del CNR, dell’ENEA non hanno prodotto insieme ai ministeri competenti (competenti!!??) delle linee guida perseguibili economicamente e perché non sono state offerte discariche controllate? Il problema è stato procrastinato sine die fino al momento nel quale, spesso su pressione della Comunità, si è dovuto “provvedere”!
    Da NOI è semplice risolvere i problemi: si vieta. Punto.
    O alzando i limiti di legge (ricordate l’ecesso di Atrazina nelle acque del Vercellese e il decreto risolutiva dell’allora Ministro della Sanità di Donat Cattin?)
    E ci troviamo con quattro o cinque polizie diverse tutte sguinzagliate a fare MULTE, necessarie a finanziare gli stipendi dei dipendenti
    Le ecomafie e gli incommensurabil e purtroppo irreversibili danni conseguenti sono ancora una volta figli della consueta ipocrita inettitudine dello Stato.
    E qualche organizzazione ambientalista, nel vuoto di competenze e volontà pubbliche, di questo ha fatto la sua fortuna politica….
    Vorrei che Organismi dello Stato – ENEA e CNR in primis – tornassero ad essere riferimenti autorevoli, credibili e creduti in quanto “fuori discussione” competenti e super partes (e solo in questo caso anche autoritari) di tutti noi.
    Uranio

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