Home»Articoli»Editoriale»Tutte le bugie di Berlusconi: il massacro della verità

Mister B. - The Economist

Paolo De Gregorio

Ditemi voi se è possibile che un capo di governo appaia in Tv agitando dei dati palesemente falsi, nella fattispecie citando un numero di 7 milioni e mezzo di cittadini intercettati dalla magistratura, bugia sulla quale si fonda la legittimità di fare una legge restrittiva gradita a tutti i ladri e delinquenti.

I dati ufficiali del Ministero della Giustizia parlano di 130 mila decreti di intercettazioni all’anno, e l’80% sono intercettazioni per reati di mafia. Il costo è di 272 milioni di euro, ampiamente ripagati dal sequestro di beni mafiosi. E’ insopportabile che nell’ordinario svolgersi di un dibattito parlamentare sia lecito inquinarlo con dati falsi, senza che una istituzione dello Stato, indipendente (la Corte dei Conti ad esempio), sia in grado in tempo reale di censurare le false affermazioni, imporre una immediata rettifica con gli stessi tempi e modi e la stessa ampiezza con cui i dati falsi sono stati diffusi.

L’ultima campagna elettorale, quella che 2 anni fa riportò B. al governo, fu incentrata su un presunto disastro economico creato dal Governo Prodi, senza che nessuno sia intervenuto d’autorità per annullare una campagna basata su dati falsi.

I dati della Banca d’Italia ci dicono che entrambi i governi, Berlusconi e Prodi, hanno aumentato il debito pubblico, ma l’aumento del governo Berlusconi è di molto superiore.

Qui non si tratta di false promesse, tipo quella di abbassare le tasse, ma della consuetudine di mentire ai cittadini, che oggi si fa con cinica disinvoltura, facendo di ogni dibattito una buffonata, dove prevalgono i professionisti della rissa e della menzogna.

Anche le inaudite affermazioni che esiste una parte di magistratura politicizzata che perseguita Berlusconi (con decennale insistenza), le “toghe rosseche tramano per far cadere un governo legittimato dal popolo, dovrebbero avere una risposta istituzionale, costringendo chi fa queste accuse all’onere della prova, a fare nomi e cognomi, altrimenti deve essere denunciato per calunnia. Un cittadino può essere un buon elettore solo se possiede dati validi su cui dare il proprio giudizio, e solo una istituzione di grande indipendenza, terzietà e serietà può fornirgli informazioni depurate da propaganda e bugie.

Anche a livelli minori, come per le percentuali di adesione ad uno sciopero, o per il numero dei manifestanti, il cittadino è privato dalla possibilità di capire come sono andate realmente le cose, essendoci tra i dati della questura e quelli degli organizzatori delle differenze abissali.

Anche qui sapere con certezza non sarebbe difficile, basterebbe avere una foto aerea dall’elicottero della Polizia, quando i cortei sono tutti arrivati in piazza, metterci sopra una carta millimetrata a quadretti, contare le persone in un quadretto, e fare una semplice moltiplicazione per il numero di quadretti occupati dalla folla, una specie di “auditel” accettato da tutte le parti. Si saprebbe la verità con un margine di errore minimo, bisognerebbe solo avere rispetto dei cittadini e della verità.

Comunque, tornando all’aspetto principale, già ora la Corte dei Conti potrebbe attivarsi con un sito per fornire i dati ufficiali richiesti dai cittadini. La democrazia si costruisce con questo tipo di mattoni.

Fonte: www.agoravox.it

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