Home»Foto»Scott Dadich: Wired va sull’iPad per mettersi ancora in discussione

Scott Dadich- Wired va sull'iPad

Andrea Girolami

Scott Dadich è il direttore creativo di Wired US. Giovanissimo, 33 anni appena, ma già con una serie di premi e riconoscimenti impressionanti: General Excellence Award, Magazine Of The Year, Designer Of The Year e molti altri ancora.

In questi giorni in Italia per presentare l’innovativa applicazione di Wired US per iPad, la prima e finora unica a tentare di sfruttare davvero appieno le potenzialità fornite a questo supporto.

L’occasione è dunque quella di incontrare una brillante mente a metà tra arte digitale e giornalismo per capire meglio i mutamenti e le rivoluzioni che ci aspettano dietro l’angolo. Scoprendo come alcune di queste siano già tra noi.

Come è stato il passaggio dal tuo lavoro su carta ad un ambiente digitale come quello dell’iPad?

Si tratta sempre di raccontare una storia, non è così diverso quindi. Personalmente vengo dalla pubblicità ma ai tempi del college avevo lavorato a progetti multimediali, televisivi anche e oggi dopo molti anni ho avuto l’occasione di tornare ad utilizzare quel know how ed è stato favoloso.

Alcuni utenti si sono lamentati della pesantezza dell’applicazione. Ci sono altre funzioni e migliorie che avete in programma di aggiungere prossimamente?

Stiamo già preparando la versione iPad del numero di luglio di Wired US. Quello che vogliamo realizzare è una specie di cabina di pilotaggio della rivista che permetta di avere sotto controllo in un unico spazio tutti i contenuti già inseriti. Oltre a questo ci saranno delle applicazioni social Facebook in primis, poi video che non si aprano necessariamente a tutto schermo ma anche contestualmente all’articolo. E poi ovviamente cercheremo di alleggerire il suo peso per il download.

In che modo credi che l’integrazione dei social network possa arricchire un progetto giornalistico di questo tipo?

Quello che vorremmo fare è portare la conversazione all’interno del contenuto editoriale. Lì fuori c’è tanta gente che ha i nostri stessi interessi e dunque quale posto migliore che la piattaforma di Wired per discuterne assieme e arricchire l’esperienza di entrambi? Pensiamo a tutta una gamma di interazioni: dall’aprire uno spazio di posta in tempo reale fino all’integrazione con i principali siti di questo genere Twitter etc…

La domanda per eccellenza è: queste innovazioni posso contribuire a produrre giornalismo migliore?

Credo proprio di si. Un giornalismo più attivo, accessibile, dinamico, non più legato a statement che non possono essere messi in discussione ma contenuti più facili da integrare e condividere. Per non parlare degli sviluppi grafici dell’informazione, Wired fa largo uso di infografiche e la possibilità di gestirle in un ambiente multimediale apre orizzonti davvero nuovi.

Per quanto sorprendente e strabiliante Wired US su iPad è sostanzialmente un ipertesto arricchito e ben fatto. Pensate ci sia spazio per prossime evoluzioni strutturali ancor più sorprendenti?

Se pensi alla tv all’inizio era gestita come una sorta di radio con una componente anche video. Questo per dire che per chi inizia è difficile capire e prendere atto delle possibilità date da un nuovo media o supporto. Con l’iPad e la tecnologia touch noi siamo ancora a quel punto iniziale ma nel giro di 10 anni probabilmente diventerà qualcosa di cui non abbiamo ancora idea. La banda sarà sempre più veloce e penso alla possibilità di interagire con questo tipo di contenuti senza neanche il contatto fisico.

Fonte: www.wired.it

Per approfondire: We(b) Love Magazines, Wired immagina la rivista del futuro (video)

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