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Contro il razzismo

Alfredo d’Ecclesia

A Treviso un bambino napoletano per un anno intero è stato offeso, insultato, umiliato quotidianamente e continuamente; oltre a insulti del tipo “sei un camorrista“, “terrone“, e coretti vari contro i napoletani, (gli stessi intonati da Salvini, per intenderci) veniva accusato di puzzare, e i ragazzi disinfettavano pure le penne che lui toccava.

La mamma del ragazzo si era rivolta alle insegnanti per avere delle spiegazioni, e queste rovesciando il problema le hanno detto che era il suo ragazzo ad essere problematico.

Il Preside e i genitori sono indignati, secondo loro la madre del bambino dovrebbe scusarsi per le infondate accuse.

L’Assessore regionale alle Politiche dell’istruzione e formazione Elena Donazzan afferma: “So trattarsi di un caso difficile, che crea sofferenza e irrequietezza in un ragazzo che ha dimostrato una difficoltà di inserimento che non credo vada attribuita né ai compagni di classe né agli insegnanti”.

Maria Giuliana Bigardi provveditore di Treviso spiega che invece si atterrà al protocollo, che prevede l’invio di una relazione al Direttore scolastico regionale e anche al Ministero dell’istruzione, in questa relazione ci saranno anche le testimonianze dei docenti, del preside e dei genitori.

L’Assesore comunale Mauro Michielion si preoccupa invece di chi pagherà i danni per aver compromesso l’immagine della scuola degli insegnanti e sopratutto della città di Treviso.

Il Sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo tende a ridimensionare l’intera vicenda: “La nostra città non è razzista. Alcuni dei personaggi più illustri di Treviso provengono dal sud Italia. Bisogna controllare in maniera maggiore i ragazzi e le dinamiche che si creano fra compagni. Sono state scaramucce fra bambini, situazioni che si verificano in ogni scuola. Ricordo che accadeva anche quand’ero piccolo io, ci si prendeva spesso in giro. Ora bisogna capire perché è successo”.

Il problematico, alla fine di tutto, è il bambino napoletano insieme alla sua famiglia che si è permessa di denunciare il caso.

Un altro caso di razzismo è avvenuto a Solesino in provincia di Padova, una studentessa romena ha tentato di suicidarsi piuttosto che andare a scuola.

”Nostra figlia – racconta il papà – è stata isolata dai compagni. Le dicevano che “puzzava di romena” e che non era vestita alla moda. Ne aveva parlato con la mamma: il compito in classe ha colmato la sua paura”.

Il preside della scuola di Solesino invece spiega: “Le accuse di razzismo sono infondate, noi approfondiremo la vicenda con la classe e gli insegnanti. Ed è certo che se vi fosse anche un minimo riscontro, prenderemo dei severi provvedimenti con chi ha discriminato una propria compagna di classe. Ma io credo che si tratti di un fatto infondato così come viene esposto. Nella nostra scuola c’è l’8 per cento di studenti stranieri e lavoriamo costantemente con progetti per l’integrazione”.

Il sindaco di Solesino Walter Barin invece racconta: ”Non eravamo a conoscenza del fatto… incontreremo il dirigente scolastico e cercheremo di andare a fondo sulla vicenda. Nessuno sembra essere a conoscenza di questi episodi, anzi mi dicono che la ragazza era ben integrata, certo è che si tratterebbe di un grave caso di discriminazione se le parole dei compagni di classe fossero vere. I docenti mi hanno assicurato che non c’è stata mancanza di solidarietà: i compagni di classe della ragazza sono stati i primi ad andare a trovarla in ospedale. A Solesino non abbiamo mai avuto episodi di razzismo, sarebbe il primo e sarebbe da condannare”.

Adrian Todureschu portavoce della comunità romena ha dichiarato: ”Presenteremo un esposto al dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Solesino perché venga aperta un’inchiesta interna al fine di individuare eventuali responsabili e che possano essere presi i provvedimenti adeguati. Inoltre, valuteremo di seguito insieme ai genitori se presentare un esposto anche alla procura per discriminazione razziale. Come comunità siamo delusi e amareggiati: quello che è successo è un fatto gravissimo che poteva degenerare in una strage familiare”.

Ormai episodi del genere avvengono tutti i giorni, sempre con le stesse dinamiche, e il danneggiato diventa poi l’elemento che non si integra, come se per integrarsi si debba diventare delle bestie. Poi tutti compatti a difendere il branco: politici, genitori, docenti, tutti bravi ragazzi; offendere, insultare, mancare di rispetto sono cose normali. Il bello è che la scuola dovrebbe educare alla convivenza, ma insegnanti educatori ci sono ancora? E le regole e i valori cosa sono un optional per i fessi?

Alfredo d’Ecclesia

Fonte: www.agoravox.it

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