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”Meno aerei, più teleconferenze”

Aereo di linea

Le strategie per ridurre le “impronte” degli spostamenti dei funzionari sulle emissioni di gas serra. Volare di meno, pianificare, utilizzare le nuove tecnologie e promuovere le compensazioni di CO2.

Giulia Belardelli

Trentaquattro volte il giro del mondo. Jules Verne forse non ci crederebbe, e di certo l’Onu non va molto fiera del numero di chilometri che la sola Banca Mondiale, ad esempio, percorre ogni giorno in volo (1,3 milioni, 500 in un anno). Proprio per rispondere a questi dati allarmanti e tracciare la via di un nuovo corso, la Sustainable United Nations (SUN) del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) ha realizzato una nuova guida al “viaggio sostenibile”, una sorta di “road map” per lo staff dell’Onu  –  e non solo  –  verso il miraggio della riduzione dei gas serra dovuti agli spostamenti. Il rapporto, intitolato “Sustainable Travel in the United Nations“, è stato realizzato con il supporto dei rappresentanti di 45 organizzazioni Onu che collaborano al UN Environmental Management Group. In una settantina di pagine, i relatori fanno il punto sull’impatto ambientale degli spostamenti in seno alla più grande organizzazione intergovernativa del mondo. E su come oggi, grazie all’aiuto della tecnologia e a sistemi di pianificazione più efficienti, sia possibile arrivare a una gestione degli spostamenti amica non solo dell’ambiente, ma anche dei ritmi di vita di ogni singolo individuo.

Alla ricerca della “neutralità climatica”. Il rapporto si inserisce nell’ambito della UN Climate Neutral Strategy adottata dalle Nazioni Unite alla fine del 2007, il cui obiettivo è avvicinarsi  –  almeno virtualmente – alla soglia della “neutralità climatica”, vale a dire il momento in cui aziende e organizzazioni riusciranno a operare senza contribuire al riscaldamento del Pianeta. A dare avvio alla riflessione è una domanda: quando si parla di riduzione dei gas serra, che numeri si hanno in mente? Sebbene non ci sia una definizione comune, la maggior parte degli ambientalisti colloca la percentuale da ridurre tra il 50 e l’80% entro il 2050 rispetto ai livelli delle emissioni nel 1990 (oggi questi livelli hanno addirittura superato del 20% quelli di vent’anni fa). Un taglio enorme che dovrà passare anche per il contenimento delle emissioni provocate dagli aerei.

Aerei e CO2

“Da un punto di vista globale l‘industria aerea trasposta circa 1,6 milioni di passeggeri all’anno  –  si legge nel rapporto  –  contribuendo alle emissioni di gas serra antropogeniche di almeno il 2%“. Se a prima vista il dato potrebbe sembrare minimo, in realtà non lo è affatto. Le emissioni provocate da ciascun viaggio, infatti, fanno schizzare in alto la lancetta che segna il contributo di ogni singolo viaggiatore al riscaldamento globale. Per fare un esempio, un viaggio a/r in business class da New York a Pechino si traduce in un equivalente di gas serra pari a 3 tonnellate di CO2, ossia quasi i due terzi della quantità media di emissioni prodotta da un individuo nel corso di un anno (5,5 tonnellate di CO2 all’anno).

I costi (invisibili) del viaggio

I viaggi, ovviamente, non sono gli unici “colpevoli” delle emissioni di CO2 imputabili alle Nazioni Unite, ma ne rappresentano quasi la metà (49%). Di questa percentuale, la gran parte (95%) è rappresentata dal traffico aereo, anche se treni e auto private fanno la loro parte. Come sottolinea la guida, i viaggi aerei lunghi e frequenti presentano anche una serie di costi invisibili, oltre al prezzo del biglietto e agli effetti sull’ambiente. Innanzitutto influiscono negativamente su quantità e qualità del lavoro di squadra, poiché dopo le traversate si perdono almeno due giorni lavorativi. In secondo luogo, hanno ripercussioni nocive sui ritmi di vita dei singoli (per quanto riguarda orari, carico di lavoro e distacco dalla famiglia), che si manifestano in stress e calo della motivazione. “Il prezzo dei viaggi  –  sintetizzano i relatori  –  è dunque molto più elevato di quanto non emerga dalle note spese”.

Le soluzioni

Visto che, dati i suoi ruoli internazionali, è praticamente impossibile (oltre che inaugurabile) immaginare un’Onu senza viaggi, il rapporto si propone di individuare delle possibili soluzioni, in alcuni casi già in uso presso alcune agenzie. Infatti, come sottolineano gli autori, tra la spesa attuale sostenuta dall’Organizzazione (dove la voce “viaggi” ammonta a più di un miliardo di dollari all’anno) e lo zero assoluto c’è una via di mezzo fatta, in primo luogo, di responsabilità. Le strategie sono essenzialmente tre: viaggiare meno, scegliere l’opzione più “sostenibile” e promuovere gli “offsets” come forme di compensazione delle emissioni prodotte. Chiedendo ogni tanto un sacrificio anche ai passeggeri, che viaggiando in economy piuttosto che in business possono dimezzare la loro “impronta” sui gas serra.

Viaggiare meno e con un occhio all’ambiente

Nei limiti del possibile, il rapporto suggerisce un taglio nel numero degli spostamenti, da conseguire innanzitutto con la promozione di meeting e conferenze online. La tecnologia digitale, infatti, offre scenari inimmaginabili solo fino a qualche anno fa: bastano una webcam, un maxischermo e una buona connessione a internet e si hanno le basi per una video conferencing room. Altri suggerimenti per le organizzazioni riguardano la riduzione dello staff da mandare agli incontri e un maggiore coinvolgimento del personale locale, con i relativi benefici in termini di possibilità lavorative nei Paesi in via di sviluppo. Ci sono poi gli accorgimenti da adottare per fare un uso più ecosostenibile dei viaggi: da un lato privilegiare le compagnie dotate di flotte più moderne (i cui consumi, insieme alle emissioni, risultano inferiori), dall’altro pianificare gli spostamenti in maniera tale da ridurre al minimo gli scali (è nelle fasi di decollo e atterraggio che si intensificano le dosi di CO2 rilasciate nell’atmosfera).

Ripagare la natura della CO2 prodotta

Altro concetto caro al network delle Sustainable United Nations è la compensazione delle emissioni di anidride carbonica, principio introdotto per la prima volta nel Protocollo di Kyoto. In sostanza, sapendo che è impossibile ridurre a zero l’impatto ambientale di un viaggio, si sostengono investimenti atti a pareggiare le emissioni di gas serra. La riduzione dell’impatto ambientale può infatti essere ottenuta attraverso la sovvenzione di progetti che prevedono lo sviluppo di energie da fonti rinnovabili, l’ottimizzazione energetica o, più semplicemente, la piantagione di alberi. Per farlo, molte compagnie offrono la possibilità di includere nel prezzo del biglietto anche il costo degli “offsets” (compensazioni) dei gas serra generati dallo spostamento. Come suggerisce il rapporto, su questo punto l’Onu e le altre organizzazioni possono e dovrebbero fare di più: tenendo traccia di tutta la CO2 emessa, possono farsi acquirenti dirette degli offsets per provare a diventare, almeno in parte, climaticamente neutre.

Fonte: www.repubblica.it

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