Home»Foto»Mondiali, è arrivato il momento dell’arbitro digitale?

Rossetti e Ayroldi

Gianfranco Teotino

Racconta Paolo Casarin, uno dei migliori arbitri della storia del calcio italiano, che la sua proposta di aggiungere due giudici di gara dietro le porte per aiutare a sbrogliare le situazioni complicate in area di rigore o i casi dubbi di gol-non gol, giaceva sui tavoli della Fifa dal 1999.

Ci sono voluti più di dieci anni perché questa novità, tutt’altro che rivoluzionaria, fosse introdotta in via sperimentale nelle partite della Europa League. Dalla prossima stagione vedremo gli arbitri di porta anche in Champions. E magari, ma attenti a non avere troppa fretta, ce li ritroveremo ai prossimi Mondiali, quelli del 2014. Di applicazione delle più elementari tecnologie non se ne parla. Anzi, chi ne parla, viene subito zittito dai dirigenti paladini della sacralità del calcio, o meglio della loro indisponibilità a cedere le redini del gioco.

Nonostante gli spaventosi interessi, anche economici, che muove, il calcio è l’unico sport professionistico a squadre che ancora non fa uso della moviola. E anche negli sport individuali, a partire da atletica e tennis, sono stati introdotti moderni supporti tecnologici per i giudici di gara: le partenze false non sono più lasciate alla fallibilità degli starter, né l’occhio dell’arbitro viene lasciato solo a stabilire se una pallina è dentro o fuori nei tornei del grande slam o nei Master 1000.

Fuorigioco clamoroso e gol fantasma ai mondiali 2010

È quasi un bene che la clamorosa ingiustizia del gol di Lampard non visto dal guardalinee sia stata subìta dall’Inghilterra, perché proprio la Federcalcio inglese è membro di diritto dell’International Board, e cioè dell’istituzione calcistica cui sola è demandata la possibilità di modificare le regole del gioco. La sua composizione deriva dal passato remoto: ne fanno parte, oltre agli inglesi, anche i rappresentanti del calcio irlandese, scozzese e gallese, oltre a quattro componenti scelti dalla Fifa, e cioè, di questi tempi, direttamente da Blatter, il più acerrimo nemico di ogni possibilità di sviluppo tecnologico del calcio.

Con una giustificazione del tutto irragionevole, e cioè che l’applicazione di sensori o l’uso di telecamere in tutti gli stadi sarebbe irrealizzabile per i suoi alti costi e aumenterebbe le differenze fra calcio ricco e calcio povero. Sarebbe come dire che siccome non ci sono i soldi per mettere i semafori a tutti gli incroci, allora non si mettono da nessuna parte. Tutto il mondo davanti ai teleschermi ha potuto vedere in tempo reale che il pallone scagliato da Lampard era finito in porta. Così come tutto il mondo si è accorto subito che il guardalinee Ayroldi (speravamo che almeno la squadra di Rosetti tenesse alto l’onore dell’Italia: invano) ha preso un clamoroso abbaglio considerando regolare la posizione di Tevez in occasione del primo gol dell’Argentina al Messico. Quei pochi che non se ne sono accorti subito, dopo 4 secondi hanno avuto a disposizione un replay che lo mostrava in maniera inequivocabile. Il buffo è che una volta si diceva che il calcio vero era solo quello che si viveva allo stadio, oggi il calcio vero è solo quello che si vede alla televisione.

Fonte: www.wired.it

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