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Infolady in Bangladesh

Una piccola rivoluzione rosa sta prendendo piede in Bangladesh.

Camilla Mastellari

Le “Infoladies” sono un gruppo di giovani donne bengalesi coraggiose, che in barba alle convenzioni che le vorrebbero confinate sul più basso gradino della scala sociale, hanno la presunzione di poter cambiare il mondo. La loro missione, come suggerisce il nome che le identifica, è quella di portare conoscenza ai villaggi più poveri del Bangladesh rurale, paralizzati ai margini del progresso tecnologico. Armate di computer portatili, cellulari, web cam e apparecchiature mediche di base – tutte abbastanza leggere da poter essere trasportate a tracolla – le signore dell’informazione macinano ogni giorno chilometri e chilometri in sella a una bici per raggiungere gli angoli più sperduti delle campagne del distretto di Gaibandha, nel nord del Paese, e garantire alla popolazione l’accesso a nozioni essenziali alla sopravvivenza.
Sempre più popolari, il loro arrivo è atteso con ansia dai contadini bengalesi pieni di dubbi e curiosità inespressi: come si eliminano i parassiti che rovinano il raccolto? Qual è il rimedio per curare le malattie della pelle? Come difendersi da un marito violento? O, ancora, cosa fare per smettere di avere figli?

Le risposte a queste domande sono contenute nei netbook delle Infoladies e tradotte in Bangla con un linguaggio semplice, arricchito di immagini e contenuti multimediali per poter essere comprese da tutti, indipendentemente dal livello di istruzione (in Bangladesh, il tasso di alfabetizzazione totale della popolazione è del 56percento).
Se nella maggior parte dei casi le giovani donne sono in grado di trovare la soluzione giusta rovistando nei giganteschi database contenuti nei loro computer, qualche volta le richieste sono troppo specifiche per una risposta standard. Quando succede, i quesiti vengono trasmessi via web a un call center situato a Dhaka e gestito dai volontari di una Ong.
Sì, perché dietro il progetto umanitario, oggi ancora in fase di test, c’è D.Net (l’acronimo sta per Research Develpment Network), un’organizzazione no profit nata nel 2001 con lo scopo di supportare lo sviluppo socio-economico della nazione attraverso gli strumenti dell’information technology. Costituita da una squadra di brillanti attivisti, il network si occupa di fare ricerca su issue quali educazione, diritti umani, salute, agricoltura e calamità naturali e di trovare idee innovative – ma soprattutto semplici – in grado di accrescere il benessere del popolo locale, eliminando le disuguaglianze sociali e estirpando le sacche di povertà.
Funzionante in buona parte grazie al contributo di volontari,
D.Net è sempre in cerca di nuove risorse da inserire nella sua rete per portare avanti i numerosi progetti che sostiene. Come per esempio tenere in vita Gunijan il giornale on line delle personalità eminenti del Bangladesh, attraverso la redazione di articoli, la realizzazione di interviste e la traduzione di contenuti in inglese; oppure promuovere il portale BORN – Bangladesh Online Research Network – dedicato alla condivisione della cultura nazionale o, infine, offrire servizi di consulenza telefonica agli abitanti in difficoltà lavorando nei call center. Per proporre la propria candidatura basta scrivere una mail a: volunteer@dnet.org.bd o compilare un form on line.

Camilla Mastellari

Fonte: www.peacereporter.net

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