Home»Foto»Il Premier irrompe a Ballarò: insulti e menzogne

Ballarò

Filippo Cusumano

“C’e una norma di diritto naturale che dice che, se uno Stato chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta. Ma se ti chiede il 50-60% di ciò che guadagni, ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un pò giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione”.

Lo aveva detto Berlusconi, all’epoca del Governo Prodi.

Purtroppo per lui, in presenza di testimoni e a telecamere accese.

Ieri sera, a Ballarò, si parlava anche di questo.

Un Tremonti teso e nervoso, più propenso ad insultare gli interlocutori che a spiegare agli italiani la sua manovra, per buona parte della trasmissione, dà prova certa di un fatto: di essersi allineato in buona sostanza, con la sua azione di governo, alle linee guida che avevano ispirato i suoi predecessori – Prodi, Bersani, Padoa Schioppa, Visco – per anni bersaglio di critiche spietate e di feroci sarcasmi.

Critiche e sarcasmi che negli ultimi tempi sono finiti, per forza di cose, in soffitta.

Logico, quindi, che in trasmissione più di qualcuno faccia garbatamente osservare al ministro che si trova in un punto ben preciso dell’universo che è noto ai più come la via di Damasco.

Il ministro scalpita, è irritato, fa dei distinguo che nessuno capisce. Preferisce polemizzare piuttosto che spiegare agli italiani i contenuti e le ragioni di una manovra complessa e per molti versi ancora oscura.

Poi, a dargli man forte, interviene, da casa, il Premier.

Più che intervenire irrompe.

E insulta tutti.

In primo luogo il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini che si è permesso di ricordare un fatto: la dichiarazione del premier che citiamo sopra.

Eppure se ne parlò moltissimo allora. Ma il premier ha rimosso e si scaglia contro chi ha osato ricordare l’episodio. Con una tale veemenza da far supporre che sia vero quello che di lui dicono ormai in molti, cioè che commette questi lapsus in assoluta buona fede, cioè credendo per primo e più di tutti a quello che dice.

Finisce insultando il responsabile dell’Ipsos Pagnoncelli: i suoi sondaggi sono fasulli. Poi dice che la trasmissione è inaccettabile e riattacca il telefono senza attendere repliche. La regia manda in onda per qualche secondo il rumore della linea caduta.

Il conduttore Floris commenta: “Ciò che veramente è inaccettabile in una televisione di Stato è che si inizi un dialogo ma poi si insulti e si butti giù il telefono prima che arrivi la risposta”.

A fine trasmissione, la frase incriminata viene letta.

A beneficio del premier. Perchè noi ce la ricordavamo tutti.

Filippo Cusumano

Fonte: www.agoravox.it

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