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Milena Gabanelli - Report

Aldo Funicelli

Sicuramente ci saranno persone che non si preoccupano di come la chiesa impiega i soldi ottenuti dal finanziamento dello stato (o dagli sgravi fiscali), come i fedeli in S. Pietro.

Ci saranno anche, come ovvio, persone che si scandalizzaranno perché il servizio pubblico si permette di fare i conti alla Chiesa.

Chiesa che fa tanto del bene ….

Come cittadini di uno stato sovrano, come laici, non possiamo invece non porcela la domanda. Come vengono impiegati i nostri soldi.

Specie in un momento di crisi come quello che viviamo: crisi per cui la nostra classe dirigente (i politici, ma anche la Confindustria) chiede agli italiani dei sacrifici. Sacrifici cui la Chiesa, apparentemente, non è sottoposta.

Infine, non è forse scritto nel Vangelo che bisogna “dare a Cesare ciò che è di Cesare”?

I gioielli dello stato del Vaticano sono lo Ior e il patrimonio immobiliare, gestito dall’ente Propaganda Fide, che a partire dal Giubileo del 2000 è stato gestito da Balducci (il dirigente dei lavori pubblici finito nell’inchiesta sulla cricca della Ferratella).

Le case che questo ente ha a disposizione sono oggi finite in affitto a vip e politici, con i vecchi affittuari a rischio sfratto. Parliamo di beni per 8 miliardi di euro, con case in pieno centro, come quella in via Gregoriana, dove è finito il produttore di film Ferrero (anche lui nell’inchiesta che coinvolge Balducci, il costruttore Anemone e il figlio di Balducci, novello attore).

Per la prima volta, credo, il Vaticano ha mostrato pubblicamente i suoi bilanci, tramite il cardinale Attilio Nicora, al giornalista Mondani di Report. I tre bilanci sono quello per la Santa Sede, il bilancio dello Stato Città del Vaticano e dell’obolo di S. Pietro.

Il bilancio della Santa Sede è nel 2008 in passivo per 900000 euro.

Lo stato del Vaticano era in positivo di 6,7 milioni nel 2007 e in negativo di 15 milioni nel 2008.

Le principali entrate sono i musei.

Infine l’obolo di S. Pietro, ovvero le offerte al papa: anche queste calate da 94 a 75 milioni (dal 2007 al 2008).

Insomma, c’è un calo delle offerte, c’è un calo delle vocazioni, ma i finanziamenti alla Chiesa, grazie al meccanismo dell’8 per mille, sono aumentate.

L’accordo, firmato da Craxi e Casaroli nel 1985, non è basato sul numero di preti (come inizialmente si voleva fare, ha raccontato il professor Broglio), ma sul reddito Irpef, ovvero sugli stipendi che sono prelevati direttamente in busta paga (perché meglio non fidarsi troppo delle donazioni dei ricchi, si deve essere pensato).

Parliamo di una cifra che è passata da 210 milioni di euro nel 1990, a 1 miliardo e 9 milioni nel 2009.

E alla chiesa finiscono anche il 90% dei soldi non esplicitamente assegnati dagli italiani (per un meccanismo proporzionale); non solo, i soldi che finiscono allo stato, sono in parte destinati anche al mantenimento dei beni ecclesiatici (perché giustamente fanno parte del patrimonio culturale e ambientale del paese).

Ma anche, nonostante i buoni propositi della legge, al finanziamento della guerra (o delle missioni di pace), come avvenuto per la missione in Iraq del 2004.

Come mai l’Italia non fa pubbicità (in concorrenza) per il suo 8 per mille? Forse il principio “libera chiesa in libero stato” vale solo sulla carta?

Inoltre, di questo miliardo:

il 20% finisce per opere di carità in Italia e nel mondo

il 35% finisce al clero

il 45% per esigenze di culto

Questa suddivisione causa molte perplessità, a molti esponenti della curia (lo stesso card. Nicora, Paolo Farinella, parroco di San Torpete a Genova). Ci sono spese che creano molte perplessità: la spesa di 8 milioni di euro in pubblicità e poi concede solo 2 milioni di euro per il terremoto di Haiti e 5 per quello in Abruzzo.

Le esenzioni dell’Ici.

Era stato un mezzo scandalo, nel 2005, l’esenzione concessa dal governo Berlusconi (prima delle elezioni del 2006) agli immibili della chiesa (nonostante la sentenza della Cassazione del 2004, per cui l’esenzione valeva solo per fini non commerciali). Poi arrivò anche il beneplacito dell’Unione, col decreto Bersani del 2006: era sufficiente per non pagare le tasse, che l’immobile non fosse esclusivamente a fini commerciali.

Poi ci sono gli sconti per luce e acqua; lo sconto sulle imposte per le donazioni; l’articolo 119 sulla legge per le imposte. I finanziamenti per le scuole e gli ospedali privati della chiesa. Si potrebbe vedere una concorrenza sleale (in effetti ci sono ricorsi dei comuni): il comune di Roma perde così 60 milioni di euro (in totale parliamo di 400 milioni per le casse dei comuni).

In tempo di crisi si potrebbe togliere questo privilegio: quando nel 2008 Marrazzo iniziò a tagliare i posti per le strutture private, fu convocato dal papa che gli ingiunse di non tagliare nulla.

Il budget del campus biomedico è rimasto.

Ci sono altri vantaggi fiscali: ogni anno 500 milioni lo sconto di Ires e Irap, 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del turismo cattolico.

250 milioni per il finanziamento dei grandi eventi. Inoltre il mancato incasso dell’Ici si può stimare fra i 400 e 800 milioni di euro e in sede Europea ci sono cause per concorrenza sleale. Certo è che impossibile fare i conti in tasca alla chiesa, ed è un fatto che nessun popolo cattolico paga così tanto il costo di una religione. C’è da dire però che la chiesa italiana supplisce alle carenze dello stato nell’assistenza ai più poveri e più deboli, una funzione che svolgono soprattutto le parrocchie, poi man mano si sale di grado e la carità si confonde con l’impresa.

L’anno scorso a l’Aquila c’è stato il terremoto, 308 i morti, oggi 14.500 persone stanno nelle nuove case costruite dal governo, 2.000 vivono ancora nei moduli provvisori, 3.600 sono ancora negli alberghi e 26.000 gli sfollati.

Su come viene gestita l’assistenza, Mondani ha riportato i casi dell’Aquila.

La casa dello studente costruita con i soldi della Regione Lombardia e data in gestione alla Curia. I 35 milioni arrivati con le offerte, che dovevano finire in opere di socializzazione (i caffè, le edicole, per gli abitante delle case di B.), finiti invece in centri pastorali, su altri terreni comprati a parte.

Poi ci sono i preti nei container, come Don Ramon Mangili, che han voluto rimanere a fianco degli sfollati nei campi. Una chiesa dalla doppia faccia, sembrerebbe.

Da una parte la chiesa che vive a fianco della popolazione.

Dall’altra situazioni come Don Bancomat, finito dentro l’inchiesta sugli appalti del G8. L’anima commerciale della chiesa non nasce oggi: i rapporti con imprenditori e banchieri risalgono ben indietro nel tempo.

Come i rapporti con Angelo Balducci, risalenti al Giubileo, costato 2 miilardi di euro.

Come i rapporti di Marcinkus (e lo Ior) con Calvi e Sindona.

Come i rapporti con imprenditori come Enrico Nicoletti (considerato il cassiere della banda della banda della Magliana), che nell’intervista veniva sconsigliato dal figlio a parlare di Andreotti.

Nicoletti che, via cardinal Poletti, fece pressioni per l’acquisto della villa degli “Oblati della Madonna” a Roma a viale di Porta Ardeatina.

Cardinale Poletti che autorizzò la sepoltura di Enrico De Pedis in S Apollinare.

Ma di fronte a queste obiezioni, queste storie, il cardinale Nicora racconta di come “anche la comunità degli apostoli sbagliò amministratore, che si chiamava Giuda”.

E inoltre, che “la chiesa è l’oggetto della nostra fede”.

Frase che, di questi tempi in cui la Chiesa combatte la difficile battaglia contro il male della pedofilia, suonano un pò come una debole difesa.

Di fronte alle attività della cricca (al vaglio della magistratura, come si dice), di fronte alle attività poco caritatevoli dello Ior, oggi come nel passato, è dovere del cittadino sapere.

PAOLO MONDANI FUORI CAMPO

Il bancomat dello IOR è in latino. Ti accoglie con “Carus exspectatusque venisti”, tradotto: siete i benvenuti. La videata successiva dice: “Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem”. Tradotto: “inserisci per favore la scheda, per accedere alle operazioni consentite”. Seguono quattro opzioni: “deductio ex pecunia”, il prelievo, “rationum aexequatio”, il saldo attuale, “negotium argentarium”, l’elenco dei movimenti e infine, ad operazione completata si legge: “retrahe scidulam deposita”, per riavere la tessera bancomat.

A quel punto non escono “sesterzi”, ma euro.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Non è un latino per puristi ma molto efficace. Allora a ottobre del 2008 il papa ha dichiarato: “vediamo nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine”. A febbraio di quest’anno: “anche fra gli uomini di chiesa, specialmente tra chi è investito di responsabilità, allignano i mali del carrierismo e della ricerca del potere personale”. Forse anche per questo che i preti di frontiera sono sempre meno e sempre più soli nelle loro parrocchie. E’ urgente che alle parole seguano i fatti perché già noi abbiamo perso il senso del limite e smarrito il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, se lo perde anche la chiesa non resta più niente.

Una richiesta: abolite il titolo di “gentiluomo di sua santità”, perché viene subito in mente un furbo, con rispetto per chi non lo è.

Fonte: www.agoravox.it

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