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l’«interruttore ammazza Internet»

Internet

IL PROVVEDIMENTO PRESENTATO DAL SENATORE JOE LIBERMAN – Il presidente Usa per gravi minacce potrà “staccare la spina” alla rete per un termine massimo di 120 giorni.

Carola Frediani

L’hanno ribattezzata Internet Kill Switch, l’interruttore ammazza Internet. O anche, con mirabile miscela di concisione e ironia, Kill Bill, ovvero la proposta di legge (bill) che potrebbe fare a pezzetti l’indipendenza della Rete. In nome, beninteso, della sicurezza nazionale americana. Si tratta del provvedimento sulla Protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act) appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa, e quindi in pole position per incassare il sì dell’assemblea.

LA PROPOSTA DI LEGGE

Una proposta legislativa che fa i conti con l’ossessione cyber-sicuritaria cresciuta negli ultimi mesi nell’amministrazione statunitense e che in buona sostanza conferisce al presidente l’autorità di adottare “misure di emergenza a breve termine” al fine di proteggere la rete Internet nazionale e le infrastrutture collegate da eventuali attacchi, virtuali e non. Tra i poteri concessi anche quello di chiedere alle principali aziende del settore di staccare la spina, sospendendo le connessioni per un limite massimo di 120 giorni (oltre il quale è necessaria l’autorizzazione del Congresso). A dover sottostare al provvedimento (e a una nuova agenzia creata ad hoc, il National Center for Cybersecurity and Communications) saranno dunque i fornitori di connettività, i motori di ricerca, ma anche case produttrici di software e hardware in base, pare di capire, alla discrezionalità del Dipartimento della Sicurezza nazionale. Per “infrastruttura informativa”, si legge nella proposta di legge, s’intende infatti la cornice che supporta “l’elaborazione, la trasmissione, la ricezione o l’archiviazione di informazioni elettroniche, inclusi apparecchi elettronici programmabili, reti di comunicazioni e ogni hardware, software e dato associato”. Una definizione tanto vaga quanto ampia che ha subito generato una levata di scudi non solo nella forte lobby hi-tech, ma anche tra le associazioni a difesa dei consumatori e delle libertà digitali.

LE PROTESTE

Queste ultime, tra cui la American Civil Liberties Union e il Center for Democracy & Technologies, hanno inviato una lettera pubblica al Senato, in cui chiedono proprio di specificare cosa s’intende per infrastrutture critiche e per misure d’emergenza. Pur riconoscendo che la legge non amplia la sorveglianza elettronica al di fuori dei limiti consentiti attualmente, per cui è comunque necessario l’avallo di un giudice – un timore che dai tempi dell’amministrazione Bush è rimasta una preoccupazione vigile tra gli attivisti digitali – la missiva sottolinea che “la legislazione sulla cybersicurezza non deve erodere i nostri diritti”. E che dunque “le misure d’emergenza prese non devono, senza fondati motivi, interrompere le comunicazioni Internet“.

IL MODELLO CINESE

Il provvedimento, presentato dal senatore indipendente filo-democratico Joe Liberman, non molto esperto di Rete ma vicino ai repubblicani sulla politica estera e la sicurezza, potrebbe avere anche conseguenze al di fuori dei confini americani, sia per la natura interconnessa di Internet, sia perché definisce “infrastruttura informativa nazionale” anche ciò che si trovi fisicamente fuori dagli Stati Uniti ma la cui distruzione possa provocare un danno catastrofico nel Paese. Certo non rassicura il fatto che Liberman, per difendersi dalle critiche, abbia preso a modello Pechino: «La Cina può disconnettere parti di Internet in tempo di guerra – ha dichiarato il senatore -. Abbiamo bisogno di poter fare lo stesso».

CYBER-SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Tuttavia, a favore di Kill Bill, sono arrivate altre voci. Secondo alcuni commentatori, la legge non aumenterà affatto i poteri del presidente, anzi, potrebbe semmai limitarli. Il paradosso deriva dal fatto che, come sostiene Alan Paller, direttore dell’istituto tecnologico SANS Institute, non ci sarebbe nessuno interruttore ammazza Rete perché tale eventualità è già prevista dalla legislazione vigente, e precisamente dal vecchio pre-Internet Communications Act del 1934. Disquisizioni giuridiche a parte, è comunque chiara la volontà di Washington di mettere la cyber-sicurezza in cima alla lista delle proprie priorità. Una decisione accelerata probabilmente dall’attacco subito da Google e da una trentina di aziende americane lo scorso dicembre, quando degli hacker di probabile provenienza cinese violarono mail e sistemi di sicurezza blindati. E forse non è un caso che proprio in questi giorni il direttore della Cia Leon Panetta abbia definito la cyber-guerra la minaccia più grave tra quelle a cui gli Usa non stanno prestando la dovuta attenzione. Anche se ora, a ben vedere, di attenzione ce n’è fin troppa.

Carola Frediani

Fonte: www.corriere.it


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