Home»Foto»Giornata mondiale dell’ambiente: l’Italia violata da ecomafie e trivellazioni

Ecomafie discarica abusiva - Foto: Ecodiario

Si celebra oggi, 5 giugno, la ‘Giornata mondiale dell’Ambiente’ istituita dall’Onu per ricordare la conferenza di Stoccolma sull’ambiente umano del 1972, da cui prese avvio il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP).

Il tema della giornata di quest’anno, Molte specie. Un pianeta. Un futuro, richiama l’appello dell’Anno internazionale della biodiversità ad interrompere il processo di estinzione di massa e ad accrescere la consapevolezza circa l’importanza vitale dei milioni di specie che abitano il suolo, le foreste, gli oceani, le barriere coralline e le montagne del nostro pianeta. “La nostra salute, il nostro benessere e il nostro futuro sostenibile dipendono da questa intricata e delicata rete di ecosistemi e vita” – ha ricordato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon nel suo messaggio per la giornata odierna.

Il WWF Italia promuove nel corso del weekend decine di iniziative diverse in varie parti del Paese con il comune denominatore alla tutela delle risorse naturali del pianeta, per diffondere la cultura ambientale e tutelare concretamente il nostro patrimonio naturale.

Alla vigilia della Giornata mondiale Legambiente ha presentato ieri il rapporto “Ecomafia 2010” dal quale emerge che quello della criminalità ambientale è uno dei pochi business non intaccati dalla crisi economica. “E’ stabile l’immenso giro d’affari: con 20,5 miliardi di euro l’ecomafia si conferma infatti come una holding solida e potente” sottolinea il rapporto. E ciò nonostante – avverte Legambiente – la stima del fatturato globale dell’ecomafia risenta quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel “Rapporto rifiuti 2010” dell’Ispra. “Una circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante” – evidenzia l’associazione.

L’abusivismo edilizio si conferma in 2 miliardi di euro. “Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità”. Stesso discroso per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. “Il business dell’ecomafia minaccia gravemente il futuro del Paese sottraendo risorse preziose all’economia legale e condannandolo all’arretratezza – ha commentato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Un’altro business ambientale che sottrae risorse allo stato è invece del tutto legalizzato. Lo ha ricordato nei giorni scorsi Greenpeace evidenziando come mentre le esplorazioni petrolifere offshore in altri paesi devono confrontarsi con royalties da pagare allo Stato per le trivellazioni del 30-50%, in Italia la tassa non supera il 4% per cento. “In Italia, inoltre, oltre a royalties molto più basse, non si paga alcuna imposta per i primi 300mila barili di petrolio all’anno: si tratta di oltre 800 barili (o 50mila litri) di petrolio gratis al giorno” – afferma Greenpeace.

“Le attività esplorative sono effettuate o richieste da imprese ben note, come ENI, EDISON e SHELL, ma anche da imprese minuscole, anche con soli 10.000 euro di capitale sociale: in caso di incidente non potrebbero noleggiare nessun mezzo idoneo a raccogliere il petrolio” – evidenzia Greenpeace. Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia.

L’area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, una superficie assai maggiore di quella che attualmente ospita pozzi operativi (poco meno di 9.000 kmq). “Ci sono poi moltissime altre aree in cui si richiede l’autorizzazione per esplorazioni petrolifere: le mappe del Ministero dello Sviluppo Economico (in pdf) dimostrano un’esplosione di richieste di trivellazioni esplorative soprattutto al largo di Abruzzo, Marche, Puglia, Calabria (versante ionico) e nel Canale di Sicilia. La superficie complessiva non è nota, ma si può stimare che sia almeno il doppio di quella in cui le ricerche sono già state autorizzate” – conclude Greenpeace.

Unimondo si è ripetutamente occupato della minaccia petrolifera in Abruzzo. Tra i progetti più devastanti, in questi primi mesi del 2010, sono da ricordare quello di perforazione del lago di Bomba, per la ricerca di gas, e Ombrina Mare, un impianto per l’estrazione e il primo trattamento degli idrocarburi che, tra le altre cose, immetterà in atmosfera “più di una tonnellata al giorno di fumi”, composti anche da sostanze definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità cancerogene. [GB]

Foto: www.unimondo.org

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