Home»Articoli»E-book: che cosa cambierà?

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Nell’attuale dibattito intorno al libro elettronico (Ebook) servono soprattutto informazioni e uno spirito aperto al cambiamento: nel suo libro, Francesco Cataluccio ci offre una panoramica sul fenomeno che sta cambiando il nostro modo di leggere, organizzare e produrre cultura. Al di là di qualsiasi pensiero “apocalittico”, visto che l’autore è un riconosciuto esperto in materia di editoria.

Alessandro De Caro

Il libro di Francesco Cataluccio, Che fine faranno i libri? (Nottetempo, 2010), è scritto seguendo due obiettivi molto chiari: da una parte vuole fornire una serie di informazioni riguardanti l’oggetto ebook, nella sua differenza con il libro cartaceo, senza rinunciare a qualche tecnicismo legato agli ebook reader (inchiostro elettronico, dimensioni, peso, etc.); dall’altra prende, pagina dopo pagina, il tono inequivocabile della profezia. Qual è questa profezia è facile prevederlo: le nostri abitudini di lettura sono destinate a cambiare, il futuro appartiene ai libri elettronici.

Come tutte le profezie, ci sono degli aspettti buoni e altri che convincono meno, ma valeva la pena venirlo a sapere da uno scrittore ed esperto dell’editoria come Cataluccio, anziché dal solito tecnologo fanatico, prevedibile quanto poco gradito in un ambito “delicato” come la lettura. La novità fondamentale è che la lettura entra in un’era di maggiore flessibilità: la possibilità di scaricare un libro da Internet esiste già da tempo, ma l’opportunità di leggerlo mediante un dispositivo maneggevole, comodo e leggero, con possibilità tecnologiche che sembrano favorire l’apprendimento e, allo stesso tempo, il relax: questa è una piccola, grande rivoluzione. Si tratta allora soltanto di gadget per studenti smanettoni? Nient’affatto, a provare il contrario c’è il grande impegno che l’editoria sta dimostrando nella distribuzione on line di centinaia di migliaia di titoli, disponibili nei prossimi mesi a prezzi – si spera – competitivi rispetto alla versione cartacea (in Italia, si attende a breve l’apertura della piattaforma Edigita).

Si tratta, dunque, di entrare in un sistema editoriale nuovo che prevede alcuni cambiamenti radicali lunga tutta la catena produttiva del libro. Cataluccio sintetizza in questo modo tali innovazioni: in primo luogo, conferma la centralità della figura dell’editore la cui “funzione di scelta, scoperta, sollecitazione, azzardo, consiglio, correzione, sarà ancora essenziale per produrre buone opere, per tramandare, rinnovandola, la tradizione e allargare l’orizzonte culturale”. A questo ritratto ideale dell’editore Cataluccio aggiunge due aspetti che riguardano il lettore e le case editrici: “Fare libri costerà poco e anche nell’editoria sarà possibile venire incontro a una delle tendenze del nostro mondo ipermoderno: i consumatori diventeranno parte attiva della produzione. Non è infatti più possibile pensare di tenere fuori dal mondo dei libri e dei giornali gli acquirenti-fruitori, che vogliono essere sempre più coinvolti, perché la tecnologia li ha abituati a essere protagonisti, a creare contenuti”. In uno scenario del genere, lo statuto dell’autore- al quale siamo abituati, come lettori, a delegare ogni aspetto legato alla creatività – appare compromesso, perché se da un lato sembra acquisire più importanza mediante un ebook, l’editor rimane la mente pensante dell’evento letterario (in modo non dissimile, direi, da un art director in un’agenzia di pubblicità).

Si profila, in buona sostanza, una suddivisione del lavoro di tipo sempre più aziendale: da una parte i singoli “creativi”, ovvero gli autori, dall’altra il “supervisore” del design editoriale… Differenze economiche a parte tra i due mercati, si può davvero pensare ad uno scenario del genere al di fuori dell’editoria scolastica, da sempre abituata a ingegnarsi con prodotti editoriali diversi dai romanzi (cd-rom, dvd, etc.)? Cataluccio suggerisce di sì, ma occorre essere scettici in proposito. Ci si rende conto, leggendo questo libro, che la mentalità dell’editore orientato al mercato è, forse, l’unica cosa che non cambierà nel futuro prossimo, visto che per gli autori, i grafici, gli stampatori, le librerie e tutte le altre figure coinvolte nel cambiamento si prevedono modifiche tutt’altro che indifferenti.

Gli stampatori, naturalmente, sono destinati a sparire: “La conversione di un testo elettronico in un libro cartaceo, come avviene ancora oggi, per esempio con il print on demand, si ridurrà sempre di più per ragioni economiche, ecologiche e soprattutto di abitudine a leggere sullo schermo”.

E’ possibile però pensare alla sopravvivenza, come avviene attualmente in ambito musicale, di nicchie di consumo come quelle del libro d’arte, del libro per bambini e delle graphic novel “che non sono dei semplici fumetti”, precisa l’autore, “ma un vero e proprio genere letterario che coniuga in modo assai suggestivo immagine e testo”.

Destino meno preoccupante, invece, quello dei traduttori. Essi “rimarranno figure centrali dell’industria libraria. Il loro ruolo di mediatori tra lingue e culture diverse è sempre stato fondamentale nelle varie civiltà”. Visione idilliaca, forse, alla quale non corrisponde nè una percezione culturale reale dell’importanza del traduttore nè una retribuzione adeguata del suo lavoro. Allo stesso modo, la questione del copyright, per gli autori, non si può dire che nel testo sia sviluppata adeguatamente. Interessanti, invece, sono le ricadute del fenomeno ebook sugli aspetti legati alla comunicazione e promozione del libro: si sposta sempre di più on line anche il discorso intorno alla letteratura, vale a dire le recensioni non spariranno ma, secondo Cataluccio, restano un anello centrale del “patto con l’autore”, insieme al passaparola e all’obbligo di lettura nel caso dei testi scolastici. E la critica letteraria? Essa è “da tempo entrata in crisi, tanto che non è peregrina la domanda che già oggi molti si pongono: salvo qualche rara e pregevole eccezione, dove sono finiti i critici? La critica passerà in parte nei blog e nelle forme più varie in cui si raccolgono “comunità di lettori”, come per esempio aNobii.it, che prende il nome dall’Anobium punctatum, il tarlo della carta”.

Il libro elettronico si profila, dunque, fin dall’inizio come una tecnologia “democratica”, un prodotto aperto e mai definitivo, con il quale confrontarsi e da inventare, in certi casi, strada facendo. E se volessimo abbandonarci al consueto flusso di parole senza tanta “interattività”, all’ormai mitico fruscio delle pagine? E’ possibile, tecnicamente, e possiamo azzardare che sarà, ancora per qualche tempo, la prima scelta nel caso di un’opera letteraria. Ma se la dinamica che conta resta quella della memoria e dell’immaginazione, al di là del supporto delle parole, siamo convinti che, alla fine, non si preferirà la fluidità del testo digitale? Non resta che provare.

Alessandro De Caro

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