Home»Foto»Con la crisi scende l’immigrazione irregolare

Clandestini naufraghi

L’agenzia europea Frontex commenta i dati del proprio rapporto annuale. Il flusso di chi arriva nel Vecchio Continente è sceso del 33 percento ma la Turchia è ancora la porta d’ingresso principale.

Antonio Marafioti

Più crisi meno immigrazione illegale in Europa. Dopo il rilascio del suo annuale rapporto l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex), ha commentato per bocca del suo direttore esecutivo Gil Arias Fernandez, la corrispondenza più interessante contenuta all’interno del dossier. Secondo quanto riportato dal documento, pubblicato 10 giorni fa, il tasso di coloro che entrano in Europa senza un regolare permesso sarebbe diminuito tra il 2008 e il 2009 del 33 percento.

Cosa è cambiato

Per Fernandez, già capo della delegazione spagnola sul gruppo di valutazione degli effetti degli accordi di Schengen, non ci sarebbero dubbi “La mancanza di impiego – ha sostenuto davanti ai giornalisti – sarebbe il fattore chiave per spiegare la diminuzione del flusso migratorio all’interno dell’area comune“. In termini reali il rapporto della Frontex rivela di 106.200 cittadini extracomunitari respinti alle frontiere marittime e terrestri dalla polizia di frontiera durante il 2009. “Le misure prese da Libia, Mauritania e Senegal per impedire che gli immigrati illegali escano dai loro paesi di origine hanno anche aiutato a bloccare il flusso” ha aggiunto Fernandez che ha tenuto a ribadire, invece, le carenze della Grecia in materia di attraversamento delle linee frontaliere. Il governo di Atene sarebbe responsabile, in base agli studi di settore, di permettere che il 90 percento dei clandestini usino il territorio nazionale come una sorta di cuscinetto per introdursi all’interno dell’Europa. Tuttavia il i primi quattro mesi del 2010 avrebbero visto diminuire del 7 percento il flusso dei passaggi illegali con poco più di 6.600 soggetti arrivati in Europa senza un visto regolare.

Falle nel sistema

Nonostante l’inasprimento dei controlli di sicurezza e le nuove direttive in materia di immigrazione irregolare c’è ancora chi riesce a penetrare all’interno del Vecchio Continente. E, spesso, questo traguardo non equivale a una fortuna visto che, quando non muoiono direttamente a causa delle pessime condizioni di viaggio, i tristemente famosi “irregolari” diventano preda delle violenze della polizia di frontiera o di datori di lavoro senza scrupoli che altro non fanno che sfruttare la loro mano d’opera a basso costo. C’è un punto preciso in Europa dove ancora due governi, uno membro dell’Ue e l’altro candidato, arrancano nella fase di controllo sul passaggio migratorio: Grecia e Turchia. Il meccanismo, ormai noto già da qualche anno, è quello in virtù del quale chi vuole raggiungere il territorio greco, ovvero l’Europa, passa attraverso quello turco. Qui, tanto per la mancanza di controlli quanto per la “cecità” dei controllori corrotti, quella linea di confine si riesce a superare. Un accordo fra i due Paesi entrato in vigore nel 2002 prevede che chiunque venga trovato sfornito di un regolare visto in Grecia sia obbligatoriamente rimandato in Turchia e, da qui, al suo paese d’origine. Lettera morta: dall’entrata in vigore del trattato fra Ankara e Atene fino al 2008 su 47.065 domande di espulsione presentate dalla Grecia solo 2.133 sarebbero state accolte.

Nessuna vessazione

Fernandez ha assicurato che l’agenzia ha un piano di ampliamento delle forze di vigilanza al confine fra Grecia e Turchia ma che non intende utilizzare aerei da trasporto per le espulsioni forzate di coloro che non hanno permesso. La soluzione consigliata per il momento è quella di mantenere alto il livello di pressione diplomatica sulla Turchia affinché non molli la presa sui flussi in uscita dalla propria costa occidentale fino alla Grecia.
E, nonostante le plurime denunce delle organizzazioni di difesa dei Diritti Umani sulle pessime pratiche di un paese, la Turchia, che arresta ed espelle arbitrariamente centinaia di immigrati al mese, la situazione in quella zona almeno per ora non sembra cambiare.

Antonio Marafioti

Fonte: www.peacereporter.net

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