Home»Foto»Che fine han fatto gli e-book?

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Fabio Parri

Alzi la mano chi, negli ultimi mesi, non ha mai sentito parlare di ebook reader. È difficile, nel panorama informativo attuale, non essersi imbattuti in qualche notizia riguardante questi utilissimi dispositivi portatili dedicati alla lettura.

Eppure, il successo di cui gli e-reader paiono godere sembra destinato, almeno per ora, a rimanere, ironicamente, solo sulla carta. Ad esso non corrisponde ancora, infatti, un’effettiva diffusione su vasta scala. Anzi, al di là del Kindle di Amazon, indiscusso campione di vendite nel principale mercato mondiale, quello statunitense, non sembra ci siano grosse novità ad attendere gli amanti della lettura su inchiostro elettronico. Il processo innovativo, che avrebbe già dovuto rendere disponibili sul mercato device sempre più maneggevoli e pratici, dotati di una maggiore autonomia e, finalmente, di display pieghevoli e più reattivi, ha subito infatti, negli ultimi mesi, una forte battuta d’arresto.

Le cause? Sono in molti a pensare che la più importante abbia qualcosa a che vedere con il tablet prodotto da un certo signor Steve Jobs. Sarà anche una mela morsicata, ma di certo è innegabile che iPad stia dimostrando di gradire una dieta particolarmente onnivora e variegata, vista la voracità con cui continua ad attaccare e conquistare fette di mercato in settori anche molto differenti tra loro.

Secondo Antonio Tombolini fondatore e CEO di Simplicissimus Book Farm, il tablet della Apple non andrà a cannibalizzare le vendite degli e-reader a inchiostro elettronico:Semplicemente, con iPad non è di fatto possibile leggere a lungo, alla luce del sole, o reggendo il dispositivo – troppo pesante – con una mano“.

Eppure, a pochi giorni di distanza dalla notizia che il produttore olandese iRex, celebre per il proprio Iliad, ha presentato istanza di fallimento, aumentano preoccupazioni e incertezze anche tra gli altri costruttori, che si trovano costretti a fare i conti con un concorrente dotato di un appeal sui consumatori tale da fare probabilmente sorgere ben più di qualche ragionevole dubbio sulle reali possibilità di poterlo sfidare.

Non è perciò un caso che sia Plastic Logic, che Sprint/Hearts, le aziende da cui si aspettavano due dei device più innovativi, il QUE e lo Skiff (la scelta del cui nome, ammettiamolo, non è certo stata tra le più felici), abbiano deciso di posticipare, quando non addirittura di sospendere del tutto, lo sviluppo di tali prodotti. Nonostante gli enormi miglioramenti in termini di usabilità, leggerezza e fruibilità promessi rispetto ai reader precedenti, nessuna delle due compagnie statunitensi ha certo mancato di scorgere nel successo ottenuto da Apple un possibile segno del fatto che il favore del mercato forse si sta indirizzando verso una tipologia differente di prodotto.

In particolar modo sono in molti gli utenti di e-reader tradizionali ad essere rimasti piacevolmente sorpresi dalla semplicità e dalla velocità con cui il tablet di Apple permette di accedere ai contenuti, anche in formati, quali quello PDF, la cui gestione è invece notoriamente carente su e-reader, sia  per la scarsa velocità di questa tipologia di macchine, sia per la bassa frequenza di refresh delle immagini quasi sempre offerta dagli schermi ad inchiostro elettronico.

Uno di questi utenti è Giulio Blasi di MediaLibraryOnline, progetto concepito e sviluppato tra Bologna e Milano, e rivolto in particolar modo alle biblioteche pubbliche, ai cui utenti consente di accedere a qualunque genere di contenuto digitale disponibile, siano questi musiche, immagini, video, testi, archivi iconografici, audiolibri, libri digitalizzati, ecc. Contenuti difficilmente accessibili su di un ebook reader, ma non sul prodotto di Apple che, nonostante alcuni limiti, peraltro insiti in ogni tecnologia (“lo schermo di iPad alla luce del sole è di difficile lettura, è vero, ma lo stesso vale per quello di un e-reader, al buio”), si dimostra, secondo Blasi, un ottimo compromesso tra tecnologia e capacità di attirare il pubblico, costruito come è ad immagine e somiglianza di un oggetto, l’iPhone, che al mercato è innegabilmente piaciuto parecchio.

Ovviamente, dell’iPad fa gola anche lo schermo a colori che, pur non essendo basato su inchiostro elettronico, sembrerebbe promettere di poter finalmente realizzare quella rivoluzione multimediale da molti anni sognata da tutti i principali produttori di contenuti di entertainment, e di fronte al quale il display monocromatico basato su tecnologie passive di un comune e-reader improvvisamente appare decisamente limitato.

Si aggiunga a questo il fatto che la maggior parte delle persone legge ben pochi libri, cartacei o elettronici che siano, mentre è assai più propensa a dedicare il proprio tempo a riviste, magazine, quotidiani, che al momento paiono tutti essere più adatti e pronti del libro a fronteggiare la sfida dell’integrazione tra contenuti tradizionali e contenuti multimediali.

“Ma l’avvento dell’iPad provocherà una complessiva accelerazione della transizione digitale dell’editoria“, continua Tombolini. Sia perché spinge anche gli ultimi e più recalcitranti editori a comprendere che si tratta di un fenomeno irreversibile, e che la pubblicazione dei propri titoli anche in formato ebook non è più un optional da avanguardisti, ma un must per il quale bisogna attrezzarsi. Sia perché spingerà anche molti lettori a provare la modalità di lettura digitale“.

Non è un caso che proprio Simplicissimus abbia lanciato Ebook Lab Italia: seminari e laboratori dedicati a tutti i professionisti dell’editoria digitale sul mercato italiano. Prima edizione, il prossimo marzo 2011.

Certo, non è sicuro che sia iPad la causa dell’improvvisa stasi nell’evoluzione tecnologica degli e-reader. Probabilmente esistono molti altri fattori, o magari si tratta solamente di una pausa dovuta a ragioni contingenti, e presto destinata, dunque, ad estinguersi. Resta comunque il fatto che la rapida crescita dei dispositivi basati su interfacce touch-enabled, quali smartphone e tablet, sta letteralmente cambiando faccia al mercato. Secondo un recente rapporto di Forrester, già dal 2012 le vendite di questi ultimi potrebbero superare infatti quelle dei netbook, il cui successo di pubblico appare già in fase calante.

Certo, è pur sempre vero che quello che davvero conta, alla fine, al di là dell’infatuazione più o meno giustificata per le singole tecnologie, sono i contenuti, e le piattaforme su cui essi sono fruibili. E se, alla fine, ironia della sorte, dice Blasi, fosse proprio iPad a divenire la principale vetrina per gli ebook di Amazon? L’applicazione Kindle c’è già…

Fonte: www.wired.it

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