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Falcon hypersonic

Sperimentati due nuovi velivoli destinati alle Star Wars del futuro: le nuove guerre si combatteranno in orbita?

La nostra priorità è il controllo dello spazio“: così parlava nel 2005 il generale Lance W. Lord dell’Air Force Space Command. Tre anni dopo, tale ‘missione’ è ancora in cima alla lista dell’amministrazione Obama. Coi test antimissilistici cinesi e i programmi spaziali indiani (che utilizzeranno laser e navicelle definiti ‘killer’), l’imperativo del Pentagono, e del suo ‘black budget‘, il famigerato bilancio segreto, è diventato realizzare programmi anti-satellitari (Asat) che garantiscano a Washington il predominio spaziale.

X-37B

Il 23 aprile scorso è stato lanciato nello spazio il prototipo di velivolo orbitale X-37B, un apparecchio molto simile allo Space Shuttle, ma concepito per rimanere in orbita senza equipaggio per 270 giorni e rientrare autonomamente sulla terra. Allo studio da dieci anni, l’X-37B è avvolto dal mistero. Non si conosce lo scopo della missione, la strumentazione, le informazioni sul carico. Non si sa neppure quando tornerà sulla terra. In molti hanno speculato sul perchè inviare un velivolo senza pilota in orbita per attività di monitoraggio o ricerca quando è possibile realizzare un sistema di satelliti. Nonostante le generiche dichiarazioni dell’Air Force Space Command (“l’ X-37B consentirà a “satelliti, sottosistemi, componenti e tecnologia associata” di essere trasportati nello spazio), l’intento non sembrerebbe essere lo studio dello spazio; è molto più probabile invece che l’X-37B abbia finalità militari.

Analogo progetto, l’HTV-2 (Falcon Hypersonic Technology Vehicle 2) è partito dalla Vandenberg Air Force Base, in California, negli stessi giorni del lancio dell’X37B. Si tratta di un aliante militare, anche questo senza pilota, progettato per il volo nell’esosfera terrestre e – nelle intenzioni degli ingegneri aerospaziali che l’hanno costruito – in grado di raggiungere una velocità venti volte superiore a quella del suono. Il volo di prova prevedeva l’atterraggio nell’Atollo di Kwajalein, a mezz’ora e 7.500 chilometri di distanza è avvenuto la scorsa settimana. Secondo quanto riportato da un portavoce, subito dopo il distacco dal razzo che lo ha portato in quota il segnale proveniente dall’aliante è scomparso. Ma la missione è davvero fallita?

Secondo John Pike, fondatore del sito di studi militari ‘GlobalSecurity.org’, se anche l’esperimento non fosse andato a buon termine, la controinformazione e la propaganda che circonda questi progetti serve comunque a confondere e ingannare le potenze militari straniere, inducendole eventualmente a investire enormi somme per finanziare adeguate contromisure. Al di là delle valutazioni di Pike, finora gli Stati Uniti non sembrano voler arrestare la corsa all’aumento delle spese militari: è salito del 3.5 percento, rispetto allo scorso anno, lo stanziamento del ‘black budget’ del Pentagono. Sono 56 miliardi, da spendere in progetti totalmente ‘classified’, sui 708 miliardi dei fondi totali a disposizione del ministero della Difesa Usa.

Fonte: www,peacereporter.net

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