Home»Articoli»Usa, chiuso il buco nero
Operazione "top kill"

Un intervento speciale chiamato ”top kill” ha permesso di ostruire la falla provocata dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deep Water Horizon nel Golfo del Messico.

Antonio Marafioti

L’incubo pare essere finito. L’operazione “top kill” ideata dalla British Petroleum per arginare la falla petrolifera nel Golfo del Messico sta dando i suoi primi risultati. Ad un giorno dal suo avvio quella che potrebbe essere l’ultimo intervento d’emergenza sembrerebbe avere bloccato definitivamente il potente getto nero sottomarino provocato dall’esplosione, avvenuta lo scorso 20 aprile, della piattaforma Deep Water Horizon. Da ormai più di un mese diverse imbarcazioni e oltre 250 uomini stavano cercando di limitare i danni di un incidente che, oltre ad aver provocato la morte di undici operai della piattaforma, continua a devastare i fondali marini e le coste della Louisiana.

Top Kill

La procedura usata per otturare il buco non è nuova e in più di un’occasione ha dato buona prova d’efficacia. Così tanto che alla vigilia delle operazioni, i tecnici di Bp, avevano pronosticato ottime probabilità di riuscita, 60/70 percento, nonostante si trattasse della prima volta in assoluto che la manovra veniva attuata a 1500 metri sotto il livello del mare. In un primo momento si è pompato, con una frequenza di circa 63 barili al minuto, un liquido ad elevata viscosità, simile al fango, per bloccare la fuoriuscita del greggio con la forza della pressione. A questo procedimento, che finora sembra funzionare, seguirà una gittata di cemento necessaria a sigillare definitivamente il foro d’uscita del combustibile. “Il getto è stato fermato ma è ancora presto per cantare vittoria” questo il commento di Thad Allen, ammiraglio della Guardia Costiera e responsabile di tutti i lavori di contenimento. Ora l’interrogativo più grande è legato alle condizioni del blowout preventer, il congegno ideato per bloccare possibili perdite di petrolio in situazioni come quelle alla base dell’incidente di Deep Water Horizon. Sulla mancata efficienza del sistema indagherà la commissione indipendente presidenziale, attualmente i tecnici stanno cercando di capire se l’usura del blowout possa cedere a causa della pressione del top kill.

La Casa Bianca

Prima di quest’ultimo intervento la tensione a Washington era alle stelle. Ormai non è più un semplice rumor il fatto che il presidente Barack Obama abbia tuonato contro i vertici del colosso energetico inglese e ordinato di “chiudere quel maledetto buco”. Oggi il leader democratico ha annunciato una dilazione, sei mesi, della moratoria sui lavori di trivellazione nel Golfo del Messico e a largo delle coste della Virginia e un blocco delle concessioni alle compagnie petrolifere nell’Artico fino al 2011. Le preoccupazioni di Obama, dettate dall’enorme impatto ambientale causato dalla più grande disastro nella storia degli Stati Uniti, sono inasprite anche dai sondaggi d’opinione operati dall’istituto di ricerca Gallup, uno dei più potenti degli States, secondo il quale il 53 percento dei cittadini sarebbe convinto che l’amministrazione abbia affrontato male l’emergenza. A favore del presidente ci sarebbe invece il 43 percento della popolazione statunitense che, invece, continua ad essere scandalizzata dall’impreparazione nella gestione dei controlli su BP della Mineral Management Service (Mms), l’agenzia governativa incaricata di vigilare sulle trivellazioni,.

Disastro annunciato

Intanto continua l’inchiesta del New York Times sulle presunte carenze strutturali della Deep Water Horizon. Un incartamento ricevuto da fonti interne al Congresso rivelerebbe che quel maledetto 20 marzo, undici minuti prima dell’esplosione della piattaforma, diversi testimoni avrebbero lamentato delle pericolose fughe di gas da più punti dell’isola artificiale. Non è da escludere, secondo il quotidiano della Grande Mela, che tale fuoriuscita potesse aver provocato l’esplosione della piattaforma. Inoltre, sempre secondo il dossier, prima della tragedia sarebbero stati lanciati tre distinti allarmi ai quali, purtroppo, non sono seguite le procedure di emergenza.

Antonio Marafioti

Fonte: www.peacereporter.net

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