Home»Articoli»Ultima ora: libertà di stampa è diventato un ossimoro

Censura

Carlo Gubitosa

Il 3 maggio l’Onu ha festeggiato la “Giornata per la Libertà di stampa“. Ma in Italia “festeggiare” è una parola grossa, sarebbe meglio dire che la stampa libera si “commemora”, come si commemorano tutti i giornalisti “buoni”, degni di attenzione solo perchè oltre ad essere bravi sono anche morti.

Di quelli vivi e altrettanto coraggiosi ce ne fottiamo, aspettando che muoiano di fame o di mafia per poi farci attorno una bella fiction o un filmino che risvegli l’indignazione civile ricordandoci che si puo’ alzare la testa, ma e’ sempre meglio che a farlo sia qualcun altro. Nel frattempo vedo la mia generazione bruciata e zittita dal precariato, la vedo morire professionalmente trascinata nel baratro da un’editoria in coma.

Osservo amici da premio Pulitzer costretti per sopravvivere a vendersi per pochi euro al pezzo. Conosco fotografi che ieri giravano il mondo scrivendo pagine di storia col loro obiettivo e oggi rischiano l’estinzione peggio dei panda, resi obsoleti e antieconomici dal digitale, dalle agenzie e dalla tirchieria degli editori ignoranti, che ignorano il valore di una foto d’autore anche e soprattutto nella stampa “progressista”.

Ho visto gente riciclarsi per disperazione, cercando una nicchia di sopravvivenza dentro uffici stampa, agenzie di comunicazione, Onlus e qualunque ente o struttura in grado di garantirgli uno stipendio, a patto di soffocare per sempre il loro istinto selvaggio e incontrollabile di fare domande, cercare risposte, scavare nel letame della nostra società per trovarci i fiori che ci crescono in mezzo.

Ho visto coraggiosi autori di satira finire in miseria perché chi applaude gli sberleffi al re storce il naso quando si tratta di riconoscere il giusto compenso al giullare.

Ho visto nascere e morire riviste, tv di quartiere, radio locali belle e ribelli, case editrici piccole ma preziose, web tv e coraggiosi progetti di comunicazione nonviolenta perché a noi italiani piace fare massa anche nell’antisistema, e la biodiversita’ culturale non ci interessa.piu’ di tanto.

Ho visto le menti migliori della mia generazione stritolate tra il potere dei dinosauri geriatrici legati alle poltrone e l’energia dei ventenni tecnologici disposti a scrivere anche gratis, tanto chi se ne frega se si svaluta la professione, il mutuo da pagare ancora non ce l’ho e devo farmi un nome facendomi leggere.

Ho visto intellettuali e scrittori coraggiosi della mia generazione cadere in disgrazia solo per aver rifiutato di seguire l’onda del momento parlando alla pancia delle folle plaudenti. Ho visto il crepuscolo della piccola editoria e l’ultima, finale mazzata contro le piccole riviste non allineate, a cui sono state negate le tariffe agevolate per gli abbonamenti postali mentre il giornale di confindustria e i fogli di partito vengono copiosamente foraggiati anche con le tasse di chi non li legge.

Ho visto l’abbandono dei giornalisti freelance al loro destino, resi invisibili dalle aziende che li fanno lavorare a casa, ignorati dal sindacato che neppure li menziona nel contratto di lavoro firmato in fretta e furia con gli editori, umiliati dall’ordine dei giornalisti che vorrebbe abolire l’albo dei pubblicisti per cancellare dall’anagrafe professionale chi non e’ stato abbastanza fortunato da farsi assumere in redazione ai tempi delle vacche grasse.

Ho visto compensi arrivarmi anche 18 mesi dopo la scrittura dei miei articoli, in palese violazione di ogni norma di legge, ne ho visti altri non arrivare affatto, e ho visto perfino i giornali più attenti ai temi della giustizia e dei diritti dei lavoratori calpestare questi principi quando si tratta di applicarli ai propri collaboratori.

Ho visto voltagabbana compiacenti che hanno fatto carriera all’ombra dei partiti, mentre coraggosi inchiestisti finivano dimenticati nelle agenzie a sbarcare il lunario pagando con l’oblio il prezzo della libertà.

E dopo aver visto tutto questo, ho capito che l’unica via d’uscita per non arrendermi o morire era quella di fondare Mamma! (www.mamma.am/rivista) una rivista nata grazie al gruppo di coraggiosi sopravvissuti che ha voluto condividere questo sogno. E il bilancio finora e’ positivo. Non pago i collaboratori, ma non sono pagato nemmeno io: i soldi raccolti servono solo per stampare e spedire. Ci leggono in pochi, ma nessuno mi dice cosa scrivere. Non ho fatto soldi, ma non mi sono svenduto. Ci aggrappiamo al sostegno dei lettori come unica flebile speranza, ma non ci siamo arresi alla disperazione. Non prendiamo soldi dalla pubblicità, ma almeno non siamo obbligati a scrivere marchette. Non abbiamo un grande seguito, ma nemmeno folle da compiacere scrivendo ciò che vogliono sentirsi dire. Il resto è ancora tutto da scrivere, e noi restiamo saldamente sul ponte della nave a tagliare il vento contrario con le nostre penne e matite.

Non ci facciamo grandi illusioni: la stampa libera in Italia è morta, e solo un miracolo potrà salvare la nostra rivista dal destino scritto a tavolino nei piani alti per soffocare le voci fuori dal coro. Ma nel bene e nel male, noi siamo quelli che al limite si spezzano senza mai piegarsi. E fino a quando non saremo spezzati dalla morte mediatica del paese, fino a quando avremo un centesimo da spendere, una parola da dire e un segno da lasciare sul foglio, continueremo a pagare il prezzo per inseguire il nostro sogno: festeggiare il prossimo tre di maggio assieme a mille nuovi abbonati, con una rivista senza pubblicità, senza padroni e senza padrini. Solo noi e chi ci legge. Buona lettura e buona vita a tutti.

Carlo Gubitosa

Fonte: www.mamma.am

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