Home»Foto»Sudafrica: Mondiali di calcio, Altrimondiali e Mondiali al contrario

Lo stadio di Cape Town

Emanuela Citterio

«Quando noi sudafricani abbiamo visto come il mondo guardava a Nelson Mandela la nostra statura ha guadagnato un paio di centimetri. Ora che vedremo i mondiali di calcio modellarci di nuovo come nazione, ne guadagneremo almeno quattro!». Desmond Tutu, l’arcivescovo anglicano simbolo insieme a Mandela della vittoria contro la segregazione razziale, ha sintetizzato così il significato che la Coppa del mondo ha per il Sudafrica. Molte organizzazioni della società civile sudafricana sono d’accordo con lui e vedono i mondiali di calcio come una sfida e un’opportunità.

Dall’11 giugno all’11 luglio, per la prima volta il continente africano ospita i campionati mondiali dello sport più popolare del mondo. Le partite si giocheranno in dieci stadi ubicati in nove città del Sudafrica dove sono attesi tre milioni e mezzo di visitatori.

Sono in molti nella società civile sudafricana a chiedersi se le nuove strutture, infrastrutture e servizi creati in occasione della Coppa del mondo di calcio beneficeranno anche la popolazione che vive nelle townships, i quartieri più poveri delle città sudafricane, e se era necessario costruire sei nuovi enormi stadi in un Paese dove la sanità, l’energia elettrica e un’abitazione decente sono ancora un problema per la maggior parte della popolazione.

Nei mesi che hanno preceduto l’appuntamento sportivo si sono moltiplicati i progetti sociali e non profit che puntano sul calcio come occasione di riscatto per i giovani. L’idea è stata fatta propria dal governo sudafricano e dalla Fifa, che insieme hanno lanciato l’iniziativa “Football for hope”, che prevede la realizzazione di dieci centri di aggregazione comunitari nelle townships sudafricane, con l’obiettivo di offrire a ragazzi e ragazze uno spazio educativo attraverso il calcio e lo sport. Entro l’anno la Federazione prevede di lanciare venti di questi centri in tutta l’Africa. «È la prima volta che la Fifa si prefigge come obiettivo che ci sia un impatto positivo in termini di ricaduta sociale ed economica sul Paese organizzatore dei Mondiali e anche su altri Paesi del continente africano, a beneficio soprattutto delle comunità locali» spiega Federico Adiecchi, responsabile dell’ufficio per la responsabilità sociale di impresa creato nel 2005 dalla Fifa nella sede di Zurigo.

Il programma “Football for hope” è stato avviato cinque anni fa in collaborazione con 82 organizzazioni di 50 Paesi che usano il calcio come strumento educativo con diversi obiettivi: dalla prevenzione dell’Hiv/Aids alla risoluzione dei conflitti, dalla tutela dei diritti dei bambini alla lotta al razzismo alla sensibilizzazione per il rispetto dell’ambiente. «La Fifa ha stanziato un budget straordinario destinato alla cooperazione nei Paesi africani, con l’obiettivo di sostenere tutte quelle attività che usano il calcio come mezzo per ottenere un cambiamento positivo a livello sociale» spiega Adecchi. «Uno sforzo che si aggiunge al budget ordinario per lo sviluppo del calcio, che consiste nell’appoggio alle federazioni nazionali e negli investimenti per l’infrastruttura sportiva, cioè le attività normali di cui si occupa la Fifa».

Ma in Sudafrica il calcio non porterà solo novità positive. Durante i mondiali del 2006 in Germania ha avuto un boom il traffico di esseri umani finalizzato alla prostituzione forzata gestito dalle multinazionali del crimine organizzato. Varie organizzazioni criminali hanno trafficato 40 mila ragazze soprattutto dai paesi dell’est europeo, tra le quali molte minorenni, che in gran parte sono state costrette a prostituirsi. Anche per i mondiali di calcio 2010 le previsioni non sono delle più rosee, come ha dimostrato l’ultima Confederation Cup, durante la quale sono stati trafficati donne e bambini da diversi Paesi dell’Africa.

Tra chi si è mosso per contrastare il fenomeno c’è “Talitha Kum”, una rete internazionale di religiose contro la tratta di persona. «A febbraio ci siamo incontrate a Johannesburg» spiega suor Bernardette Sangma, coordinatrice per l’Italia della campagna. «Eravamo religiose provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa e abbiamo concordato il lancio di una campagna di sensibilizzazione che si basa sulla divulgazione di quattro lettere aperte. Sono indirizzate rispettivamente ai tifosi, alle potenziali vittime, agli aiutanti inconsapevoli di questo traffico e ai leader religiosi». Le lettere saranno diffuse prima e durante i mondiali, e nei Paesi confinanti con il Sudafrica sono già in corso delle campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità per mettere in guardia le famiglie. «In molti casi le persone sono rapite o convinte con l’inganno» spiega suor Bernadette. «I criminali adescano le vittime ventilando la prospettiva di un lavoro ben pagato in Sudafrica in occasione dei Mondiali, ma la realtà è che donne e minori finiscono nella rete della prostituzione».

In Sudafrica i vescovi cattolici hanno aderito alla campagna di “Talita Kum” e hanno lanciato un sito “Churchontheball” che evidenzia i valori positivi trasmessi dallo sport: «Vogliamo cogliere l’occasione della Coppa del Mondo per evidenziare il ruolo importante che lo sport svolge nelle nostre culture africane» afferma il cardinale di Durban Wilfrid Napier, in prima linea nella promozione di questa iniziativa. «Lo sport richiede pratica, pazienza, perseveranza, rispetto, tutti valori di cui le nostre società hanno bisogno, soprattutto in Africa. Tutti valori che la Chiesa non smette di difendere: carità, dialogo con le altre religioni e culture, amore nei confronti del prossimo». Nel sito è a disposizione perfino una “cappella virtuale” in cui i tifosi possono lasciare intenzioni di preghiera per le squadre del cuore. Si possono accendere a pagamento delle candele virtuali, il cui ricavato sarà destinato a progetti di solidarietà promossi dalla Chiesa sudafricana. On line si trovano informazioni e riflessioni sulle iniziative contro la tratta di esseri umani, sull’Aids, i giovani e l’educazione attraverso il calcio.

Anche associazioni e ong africane si sono mobilitate contro la tratta di esseri umani. È il caso WLSA – Women and Law in Southern Africa, un’associazione regionale attiva sia in Mozambico che negli altri paesi dell’Africa australe. La WLSA ha puntato sulla formazione indirizzata a operatori sociali e polizia, ai mass media e alla cittadinanza, fornendo strumenti da una parte per lavorare con le vittime di tratta e per contrastare il fenomeno, dall’altra le informazioni necessarie per sensibilizzare e allertare la cittadinanza sull’ “odioso traffico”. WLSA è sostenuta dalla Commissione europea, che in occasione dei Mondiali ha lanciato il programma “Football for developement” con tre organizzazioni non governative europee, fra cui l’italiana UISP (Unione italiana sport per tutti) e sei africane.

«L’obiettivo è sensibilizzare anche in Europa, non solo in Africa» afferma Layla Mousa dell’Uisp. «Nei mesi scorsi è partita la campagna “Verso Sudafrica 2010”. Le ong hanno organizzato incontri nelle scuole per spiegare cos’era l’apartheid e far conoscere il problema del razzismo. A partire da quanto successo in Sudafrica, ma riflettendo anche sui comportamenti che si stanno diffondendo in Europa. Un altro problema sul quale stiamo facendo sensibilizzazione è quello dei ragazzi africani reclutati in Europa come giovanissime promesse del calcio. Per pochi il sogno si realizza, gli altri sono lasciati a loro stessi e finiscono col vivere in Europa da immigrati clandestini».

In Italia le campagne di sensibilizzazione hanno preceduto il fischio del calcio di inizio in Sudafrica. Dal 18 e fino al 30 maggio la campagna “Mondiali al Contrario” lanciata dai missionari Comboniani di Castel Volturno, dalla testata “Carta” e dal documentarista Michele Citoni sta facendo conoscere alcuni attivisti del più grande movimento sociale sudafricano, Abahlali baseMjondolo. Il nome significa «quelli che vivono nelle baracche» in lingua zulu e ha sede in più di 40 città del Sudafrica. Philani Zungu, Thembani Ngongonna e una donna, Busisiwe Mdlalose, sono tre leader del movimento dei baraccati che grazie all’iniziativa di solidarietà faranno tappa in molte città italiane, ospiti di associazioni e realtà sensibili ai temi dei movimenti politici organizzati dal basso.

Nel mese dei mondiali un gruppo di volontari e giornalisti, sia italiani che africani, attraverserà l’Africa da Nairobi a Cape Town a bordo di un matatu, il mezzo più usato in Africa, un pulmino spesso carico fino all’inverosimile di persone e merci che raggiunge anche i villaggi più remoti.

L’iniziativa si chiama “To South Africa by Matatu” ed è promossa dalle ong italiane del network CoLomba nell’ambito della campagna “Altrimondiali”. I passeggeri del matatu si fermeranno nei villaggi a giocare a calcio con i ragazzi e incontreranno cooperanti e volontari impegnati in progetti di sviluppo. I Mondiali in Africa si giocheranno anche così, sui campetti di terra battuta con i ragazzi africani che sognano il proprio futuro.

Emanuela Citterio

Fonte: www.unimondo.org

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