Home»Foto»RATZINGER SBANDA IN “CURIA”. A DESTRA: AL DICASTERO PER I VESCOVI, IN ARRIVO IL CARD. PELL

George Pell con Papa Benedetto XVI

CITTÀ DEL VATICANO. Il card. George Pell prefetto della Congregazione per i Vescovi? “Questa è la notizia che in trepida attesa aspettiamo da cinque anni: la sostituzione del cardinale Re da quella che ci appare, senza confronti, la Congregazione in assoluto più importante della Curia romana“. Basterebbe l’incipit di questo articolo, pubblicato su messainlatino.it, uno dei portali che fanno capo ai gruppi tradizionalisti cattolici, per capire il significato dell’ormai probabile avvicendamento (che dovrebbe avvenire fra la fine di maggio e la metà di giugno) alla guida dello strategico dicastero vaticano tra il card. Giovan Battista Re (ormai prossimo al pensionamento, avendo superato i canonici 75 anni di età già a gennaio 2009) e il card. Pell. Arcivescovo di Sidney, considerato uno degli esponenti più conservatori dell’episcopato cattolico. Pell è, tra l’altro, uno dei cardinali che ha celebrato la Messa tridentina dopo la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum: ovvio quindi che il suo nome abbia mandato in fibrillazione gli ambienti tradizionalisti e lefebvriani.

A breve distanza dalla nomina di mons. André-Mutien Léonard alla prestigiosa cattedra di Bruxelles (con annesso il titolo di primate belga, v. Adista n. 8/10), la probabile designazione di Pell (che è stato ricevuto dal papa in udienza privata il 30 aprile scorso) alla Congregazione per i Vescovi connota il pontificato di Ratzinger nel senso di un rafforzamento sempre più esplicito dell’ala apertamente anticonciliare della gerarchia ecclesiastica. Lo dice anche la nomina, già ufficializzata, a membri della stessa Congregazione di due campioni della conservazione: il card. Antonio Cañizares (chiamato il “piccolo Ratzinger”), prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e mons. Raymond Burke, prefetto della Segnatura Apostolica (colui che, durante la campagna elettorale del 2004, disse che si sarebbe rifiutato di dare la comunione al candidato democratico, e cattolico, John Kerry, solo perché sostenitore della legge che legalizza l’aborto negli Usa).

Il potere che passerà nelle mani dell’arcivescovo di Sidney, la cui candidatura è sostenuta anche dal segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone (convinto che un prelato non italiano alla guida della Congregazione sia meno influenzabile da parte degli ambienti Cei ancora vicini al card. Camillo Ruini), sarà enorme. Al dicastero, infatti, compete la nomina de vescovi, dei coaudiutori e degli ausiliari di tutta la Chiesa di rito latino (ad eccezione dei territori di missione, le cui nomine spettano ad un altra potentissima Congregazione, quella di Propaganda Fide); il dicastero per i Vescovi provvede inoltre ad erigere le nuove diocesi, le province e le regioni ecclesiastiche e a costituire gli ordinariati militari; vigila infine sul governo delle diocesi e organizza le visite ad limina. “Non è un segreto per nessuno che negli ultimi anni di vita di Giovanni Paolo II il titolare dei vescovi andava dal Papa, faceva firmare le nomine e riportava via le cartelle nel corso della stessa giornata“, ha recentemente scritto (5/5) Marco Tosatti sul suo blog per sottolineare il ruolo esercitato dal card. Re all’interno della Curia Vaticana. Non è però allo stesso modo un mistero che in quegli stessi anni le candidature avanzate da Re erano il frutto di lunghe e complesse trattative con altri eminenti prelati della Curia romana: il card. Camillo Ruini, il card. Angelo Sodano, il card. Joseph Ratzinger.

Nemo profeta in patria

Nato nel 1941 a Ballarat, in Australia, George Pell, dopo aver compiuto parte della sua formazione presso il Collegio di Propaganda Fide a Roma, è stato ordinato prete nel 1966. Ha lavorato come vice parroco e parroco di Mentone, fino alla nomina a vescovo ausiliare di Melbourne (1987) e poi (1996) ad arcivescovo metropolita della stessa diocesi. Nel 2001 il passaggio alla più prestigiosa sede di Sydney. Relatore generale alla VII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi che si è tenuta a Roma, nel 1990, sul tema della formazione dei preti, ha fatto parte del comitato che ha preparato il messaggio finale di quell’assise. Ha inoltre partecipato al Sinodo per l’Oceania (1998); alla Seconda Assemblea per l’Europa (1991) ed alla X Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2001) ed è stato Presidente Delegato alla XII Assemblea generale (ottobre 2008), in sostituzione del card. Oswald Gracias. Dal 1990 al 2000 è stato membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, dove ha avuto modo di lavorare con Ratzinger, e di farsi apprezzare dal futuro papa. Nell’aprile 2002, Giovanni Paolo II lo ha nominato presidente del Comitato Vox Clara per la traduzione in inglese dei testi liturgici. Poi, il 21 ottobre 2003 lo ha creato cardinale.

Pur essendo arcivescovo di Sidney, cardinale e Primate d’Australia, il card. Pell non è mai riuscito a diventare presidente della Conferenza episcopale del suo Paese. Ci provò nel 2006, ma al suo posto fu eletto l’arcivescovo di Adelaide, mons. Phillip Wilson, che raccolse i consensi di una vasta maggioranza di prelati insofferenti alla linea conservatrice e intransigente di Pell. Che partiva, peraltro ‘favorito’, sia per la sua anzianità, sia perché alla guida della diocesi più importante dello Stato. Ma alla fine pare ricevette solo sei voti sui circa cinquanta disponibili. All’inizio di maggio, mons. Wilson è stato riconfermato nel suo incarico per altri quattro anni. I suoi colleghi vescovi hanno designato Pell solo come uno dei membri del comitato permanente che controlla l’operato della Conferenza Episcopale Australiana.

Anche all’interno della sua diocesi Pell non è stato mai molto amato: nel 2007 la sua bozza di un nuovo piano pastorale creò un vespaio di polemiche, perché in essa si chiedeva, tra l’altro, che tutti i dirigenti delle 167 scuole cattoliche di Sidney facessero “professione di fede e giuramento di fedeltàalla totalità del magistero cattolico, soprattutto su temi come omosessualità, contraccezione, morale sessuale e sacerdozio femminile (v. Adista n. 43/07). Alla fine Pell fu costretto a ritirare la sua proposta. Sempre quell’anno, il cardinale fu duramente contestato dai fedeli di una delle parrocchie più antiche della diocesi, quella di Redfern, nel centro di Sidney, che non accettavano p. Gerry Prindiville come loro nuovo parroco. Prindiville era infatti un fervente neocatecumenale, oltre che un prete apertamente conservatore. Secondo gli abitanti di Redfern il prete cercava di “imporre una forma di religiosità e di liturgia estranea e ostile”, cioè quella del “Cammino” di Kiko Argüello; aveva, tra le altre cose, chiamato “pagani” gli aborigeni; rifiutava arbitrariamente di dare la comunione ad alcuni fedeli ed aveva tenuto un atteggiamento offensivo nei confronti di alcuni dei parrocchiani, soprattutto donne. Il card. Pell ignorò per mesi le proteste. Alla fine, però, Prindiville fu costretto a dare le dimissioni. E Pell fu costretto ad accettarle, sostituendo però il parroco con un altro prete neocatecumenale, p. Clesio do Nascimento Mendes. Perché Pell, tra l’altro, è anche divenuto negli anni un sostenitore del Cammino. Il 29 giugno 2008 pose la prima pietra di un Seminario “Redemptoris Mater” (il secondo in Australia) sulle colline di Chester Hill, nei pressi di Sydney. I neocatecumenali ricambiarono con una presenza massiccia alla Giornata Mondiale della Gioventù dell’agosto di quello stesso anno.

“Supporto morale”

C’è poi la vicenda di un prete della diocesi di Ballarat, 120 chilometri ad ovest di Melbourne, Gerald Francis Ridsdale, che sta scontando 19 anni di carcere per aver abusato decine di bambini. Ridsdale, che oggi ha 76 anni, fu ordinato prete nel 1961. E, praticamente da subito, cominciarono gli abusi. Fino al 1993, anno in cui fu arrestato, Ridsdale fu spostato di parrocchia in parrocchia, per oltre trent’anni. In alcune parrocchie, Ridsdale restò solo pochi mesi o addirittura qualche settimana. Pell e Ridsdale si conoscevano, come si conoscevano le rispettive famiglie. Erano stati incardinati nella stessa diocesi (piuttosto piccola, con solo una cinquantina di parrocchie) e avevano condiviso lo stesso tetto, il presbiterio della parrocchia di S. Alipius, dove entrambi si trovarono a svolgere il proprio ministero nel 1973. Quando, il 27 maggio 1993, il tribunale di Melbourne aprì un processo a carico di Ridsdale, per aggressione sessuale ai danni di nove ragazzi, il prete venne accompagnato in tribunale e sostenuto proprio da George Pell, che nel frattempo era divenuto vescovo ausiliare di Melbourne. Ridsdale fu condannato, ma uscì di prigione dopo appena tre mesi, “sulla parola”. Ridotto allo stato laicale, rientrò definitivamente in carcere nel 1994 dopo essersi dichiarato colpevole. Nel 1996, alla vigilia del suo insediamento come arcivescovo della diocesi di Melbourne, Pell dichiarò di aver accompagnato Ridsdale al processo unicamente per dargli “supporto morale” (ma in quell’occasione, nessun ecclesiastico accompagnò e diede assistenza spirituale e materiale alle vittime) e di non aver avuto “alcuna idea” dei misfatti compiuti da Ridsdale all’epoca in cui vivevano insieme. “Ho vissuto con lui, ma sulla sua condotta non circolava nemmeno un sospetto”, dichiarò Pell. Tuttavia, il processo del 1994 provò che Ridsdale era stato inviato dai suoi superiori da uno psicologo già nel 1971, e che era stato spostato da una parrocchia all’altra a causa delle denunce arrivate in Curia. Inoltre, il vescovo di Ballarat, mons. Ronald Mulkearns (dimessosi nel 1997), era certamente consapevole dei problemi di Ridsdale, poiché ne era stato messo direttamente a conoscenza da una delle vittime.

Vox clara. Verba obscura

Come presidente di Vox Clara (un comitato di cardinali e vescovi istituito nel 2001 dall’allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, l’ultraconservatore card. Jorge Arturo Medina Estévez con il compito di sorvegliare tutte le traduzioni di testi liturgici in lingua inglese) il card. Pell ha avuto un ruolo chiave nella stesura del nuovo messale per i Paesi anglofoni. Una stesura che ha avuto una gestazione lunghissima, ed il cui testo, che entrerà in vigore nel 2011, è stato sinora accolto da un coro di critiche (v. Adista n. 5/10), perché si discosta moltissimo da quello abitualmente usato, segue in modo pedissequamente letterale il testo latino e tende ad usare una sintassi involuta ed espressioni elitarie, difficilmente comprensibili da parte della maggioranza dei fedeli.

Valerio Gigante

Fonte: www.adistaonline.it

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