Home»Ecologia»Agricoltura biologica»Parte la guerra dell’Ogm

Mais Ogm

Tommaso Cerno

Un gruppo di agricoltori friulani annuncia per il 30 aprile la prima semina in Italia di mais biotech. In un luogo che sarà tenuto segreto fino all’ultimo. «Dopo tre anni di richieste senza risposta, applichiamo il silenzio-assenso», dicono. Sul piede di guerra la Coldiretti e gli ambientalisti: «Intervenga Maroni»

Il primo mais Ogm made in Italy sta per spuntare. Da qualche parte in Friuli. La sfida lanciata da Giorgio Fidenato, presidente di Agricoltori federati (500 soci in provincia di Pordenone) della regione autonoma e segretario di Futuragra, sarà ufficializzata venerdì. Ma se la promessa di «seminare la variante geneticamente modificata di mais Mon810, l’unica autorizzata dall’Unione europea, già venerdì in un campo della provincia di Pordenone» è stata confermata anche dopo l’appello del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan al dialogo, secondo alcuni agricoltori della zona i primi semi potrebbero essere già stati piantati.

Fidenato non conferma e non smentisce («ho già raccontato troppo»), si dice pronto a discutere con il governo per restare nei confini della legalità, ma conferma la decisione di andare avanti per la sua strada: «Stiamo ricevendo pressioni da molte parti, non intendiamo rivelare per ora maggiori dettagli sulla semina, per evitare problemi di ordine pubblico e per proteggere il nostro raccolto. Lo scopo che abbiamo è far nascere quel mais per mostrarlo e metterlo a disposizione di chi volesse studiarlo», spiega a L’espresso.

L’associazione ha risposto all’appello di Galan, che intende discutere con gli agricoltori che sostengono la necessità che anche l’Italia, già importatrice di Ogm, sia parificata agli altri paesi europei autorizzati anche alla coltivazione. Un dialogo che non significa, però, una retromarcia. Anzi: «Quello che ci aspettiamo dal governo sono fatti concreti, non intendiamo accettare proposte di tregua a scatola chiusa e questo perché non ci fidiamo molto della nostra classe politica», aggiunge Fidenato. «L’apertura del ministro Galan al dialogo ci trova pronti e aperti, anche se arriva in un momento in cui i tempi utili per la semina del mais sono strettissimi. Ma non vogliamo rinunciare ad un’azione che è un nostro diritto naturale, a meno che il ministro non abbia proposte serie, che attenderemo, da sottoporci entro le prossime 48 ore. Seminare ogm non è un reato. Su questo ce la vedremo di fronte al giudice. Se mai è lo Stato italiano fuorilegge».

Campo di mais Ogm

I favorevoli al biotech in agricoltura contestano (e annunciano ricorso) il decreto interministeriale Zaia, Fazio, Prestigiacomo (Agricoltura, Salute, Ambiente) che di fatto ha bloccato gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato in base alla quale, su autorizzazione dell’Amministrazione, sarebbe stato possibile seminare il mais ogm Mon 810. «In Italia il 30 per cento dei consumatori è favorevole alla coltivazione», continua Fidenato. «Queste persone hanno il diritto di poter acquistare i prodotti che vogliono, così come Zaia può nutrire i suoi figli con i prodotti che ritiene, io ho il diritto di garantire ai miei l’alimentazione Ogm, che è migliore e che garantisce maggiore tutela per la salute».

Non tutti gli agricoltori favorevoli al biotech parteciperanno all’azione dimostrativa: alcuni si limiteranno a fare ricorso contro il decreto. Sul piede di guerra contro l’iniziativa pro-Ogm, ambientalisti, Pd, Sinistra Ecologia e Libertà e Coldiretti. Quest’ultima si è detta pronta a organizzare presidi sul territorio per evitare la semina. «Abbiamo allertato le istituzioni regionali – ha spiegato la direttrice regionale di Coldiretti Elsa Bigai – e, qualora servisse, siamo pronti a organizzare dei presidi sul territorio per tutelare la libertà di impresa dei nostri associati, che rischiano seriamente la contaminazione dei loro prodotti». La Bigai ha ricordato anche che «in Italia vale ancora il decreto 212/2001, erede della legge sementiera, che non è mai stato dichiarato incostituzionale. La norma prevede che chi semina Ogm senza l’autorizzazione interministeriale è punito con la pena dell’arresto da sei mesi a tre anni o l’ammenda fino a 100 milioni di lire, più la sanzione amministrativa da 15 a 90 milioni».

Fonte: L’Espresso



eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • ECOLOGIA
  • ABOUT
  • CONTACT