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Coop Italia

Il gruppo toglie dai suoi scaffali i prodotti delle colonie israeliane. La notizia è stata accolta sui siti d’informazione palestinesi come un grande successo. “Solo una sospensione temporanea per motivi di trasparenza” per Coop. Ma il segnale è forte.

Laura Aletti

La catena di supermercati italiana Coop e la Nordiconad, gruppo cooperativo della Conad che lavora in nord Italia come centro di acquisto e distribuzione, hanno deciso di interrompere la vendita di prodotti provenienti dalle colonie israeliane costruite nei territori occupati.

Circa il 60, 70 per cento della produzione agricola degli insediamenti ebraici – soprattutto frutta, verdura, fiori ed erbe aromatiche – è commercializzato dalla compagnia israeliana Agrexco, come testimoniato da Amos Or, direttore generale di Agrexco Uk durante un processo tenutosi nel 2004 in Gran Bretagna. I prodotti delle colonie sono distribuiti insieme a quelli provenienti da Israele sotto il marchio “Carmel“, senza una distinzione esplicita.

La notizia della decisione di Coop Italia è stata resa nota nei giorni scorsi dal gruppo italiano Stop Agrexco Italia, parte della campagna internazionale Global Boycott, Divestment and Sanctions (Bds) for Palestine. Attraverso un tam tam sulla rete, la notizia è stata ripresa da moltissime Ong e organizzazioni della società civile palestinese, e non solo. Gush Shalom, storico gruppo pacifista israeliano, ha reso pubblica una lettera inviata alla Agrexco nella quale si legge che gli “sviluppi in Italia dovrebbero essere considerati come un campanello d’allarme” dall’azienda esportatrice. Nella lettera è stato inoltre sottolineato come la politica di mischiare i prodotti israeliani con i prodotti delle colonie metta profondamente “a rischio tutte le esportazioni agricole di Israele“.

Coop Italia, come si apprende leggendo un comunicato indirizzato al gruppo Stop Agrexco Italia, dimostra di essere sensibile a questa tematica. La decisione arriva dopo innumerevoli sollecitazioni da parte di soci che chiedevano che fossero svolte delle indagini e che venisse chiarito per quale motivo non fosse indicata con precisione la provenienza di determinati prodotti. La catena di supermercati, anche in seguito ad alcuni incontri con il gruppo Stop Agrexco Italia, ha quindi deciso di contattare direttamente la compagnia esportatrice israeliana. Agrexco, rispondendo alla richiesta italiana circa un chiarimento, ha detto che: “Tali prodotti [quelli provenienti dalle colonie] sono contrassegnati nei documenti che accompagnano la merce, in modo da indicarne l’origine del luogo di provenienza così come richiesto dai regolamenti in vigore presso la Comunità Europea”.

Coop Italia, dopo aver precisato che Agrexco non è un suo fornitore diretto, ha ritenuto che l’assenza di un’indicazione di provenienza specifica, indicata direttamente sul prodotto esposto, fosse in contraddizione con la sua politica di trasparenza nei confronti del consumatore. “Questa modalità di tracciabilità commerciale non risolve l’esigenza di un consumatore che voglia esercitare un legittimo diritto di non acquistare prodotti di determinate provenienze, in quanto l’informazione non è presente in etichetta”. Sarebbe quindi questa la ragione ad aver spinto Coop Italia a “sospendere gli approvvigionamenti di merci prodotte nei territori occupati e quindi valutare se esistano possibilità di specificare maggiormente l’origine del prodotto”. La decisione mira dunque a garantire una reale distinzione tra prodotti made in Israel e prodotti provenienti invece dai territori occupati. Coop Italia precisa però che si tratta di una sospensione temporanea di carattere commerciale e che non avrebbe niente a che fare con “una forma di boicottaggio generalizzato”. Nel caso in cui Agrexco decidesse di rivedere la sua politica, la Coop sarebbe quindi pronta a ritornare sulla questione: “Si tratta di salvaguardare un diritto all’informazione corretta sull’origine dei prodotti, importante per garantire la libertà di scelta dei consumatori”, si legge in una nota di precisazione della cooperativa.

La notizia è stata accolta, sui canali di informazione palestinese, come una vittoria della battaglia condotta dalla campagna internazionale Bds, dando largo spazio a quanto accaduto. Anche i media israeliani se ne sono occupati. Pur mantenendo toni molto pacati, sia il quotidiano Yediohot Ahronot sia Haaretz, senza utilizzare mezzi termini, hanno parlato di boicottaggio dei prodotti israeliani.

L’idea di boicottare Israele, una risposta nonviolenta all’occupazione militare, è stata lanciata nel 2005 da numerose organizzazioni della società civile palestinese e culminata nella creazione della campagna globale Bds, che gode di un sostengo sempre più diffuso anche a livello internazionale in diversi Paesi, tra cui l’Italia. Oltre al boicottaggio dei prodotti israeliani, la campagna internazionale coinvolge anche il mondo accademico-culturale.

Laura Aletti

Fonte: www.peacereporter.net

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3 Responses to "La Coop sospende i prodotti dei coloni israeliani"

  1. Mariella   31 maggio 2010 at 12:52

    Il boicottaggio è un mezzo nonviolento per ottenere i cambiamenti desiderati. E’ una tecnica antichissima. In numerose occasioni i poveri l’hanno adoperata quale strumento di non collaborazione con i loro oppressori. L’ha utilizzata M.L. King nella sua lotta al segregazionismo. L’ha utilizzata Gandhi per liberare l’India dal dominio inglese. La nonviolenza è una scienza, con le sue leggi, con i suoi mezzi e strumenti che se utilizzati con rigore possono portare i loro frutti.

  2. Gianni Carrassi   31 maggio 2010 at 11:29

    Invece è proprio questa la direzione più corretta. I produttori ed i lavoratori israeliani devono sapere quanto costa alle loro tasche l’aberrante politica messa in atto dai loro governi! In tutti questi anni di dialogo, comprensione e sostegno alle politiche assolutiste, dicotomiche ed isolazioniste di Israele non si è fatto alcun passo avanti per la pacificazione dell’area. Speriamo che tutti i paesi occidentali ed in particolare gli U.S.A. seguano l’esempio della Coop!

  3. DOMENICO PILEGGI   27 maggio 2010 at 13:56

    E’ COMUNQUE UNA COSA STUPIDA,COSI’ NON SI VA’ DA NESSUNA PARTE,O MEGLIO FORSE SI VA’ DALLA PARTE SBAGLIATA

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