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Un Rambo in Afghanistan

Si chiama come Rambo e come lui è un veterano dei Berretti Verdi americani. E’ il comandante di una milizia paramilitare afgana che da anni terrorizza la popolazione di Kandahar. Ora i militari afgani lo vogliono arrestare

Enrico Piovesana

Nella prossima grande offensiva antitalebana delle forze alleate nella provincia di Kandahar, un ruolo chiave lo giocheranno gli uomini della famigerata Kandahar Strike Force: una milizia paramilitare afgana, addestrata e armata dalle forze speciali Usa e finanziata dalla Cia, che insieme a loro ha sede nell’ex palazzo del Mullah Omar alla periferia di Kandahar (Camp Gecko, recentemente ribattezzato Firebase Maholic).

Questi trecento Rambo afgani, reclutati dal potente e discusso ras di Kandahar, Ahmed Wali Karzai, fratello del presidente, e comandati da un veterano dei Berreti Verdi noto agli afgani solo come John, fanno il lavoro sporco che le truppe regolari Usa non possono fare, e forse anche qualcosa di più. I combattenti di questa milizia, terrore della popolazione della provincia e delle stesse autorità di polizia locali, sono stati spesso accusati di omicidi, torture, stupri ed estorsioni.
Finora hanno operato nella più totale impunità. Ma ora, forse, qualcosa sta cambiando.

Secondo quanto riporta il quotidiano britannico Guardian, il generale afgano Ghulam Ranjbar, capo della Procura militare di Kabul, nei giorni scorsi ha spiccato un mandato di arresto nei confronti del comandante John e di quaranta dei suoi uomini in relazione all’omicidio del capo della polizia di Kandahar, Matiullah Qateh, del capo del locale dipartimento investigativo e di altri due ufficiali avvenuto nel giugno del 2009, quando gli uomini della Kandahar Strike Force fecero irruzione in un tribunale del capoluogo per liberare con la forza un loro compagno. ”Abbiamo perso alcuni tra i nostri migliori uomini per il tentativo di liberare un mercenario”, ha dichiarato alla stampa il procuratore.
Come sempre, anche in quell’occasione i miliziani del comandante John erano arrivati su veicoli americani, con divise e armi americane.

L’omicidio del comandante Qateh e dei suoi collaboratori è solo il caso più politicamente clamoroso, ma non è certo il più grave e sanguinoso crimine commesso dalla Kandahar Strike Force. Secondo la polizia locale, la notte dello scorso 10 novembre un commando di uomini appartenenti a questa formazione ha fatto irruzione in casa di un civile, tale Janan Abdullah, di 23 anni, crivellandolo sul letto in cui stava dormendo con sventagliate di mitra che hanno colpito anche la sua giovane moglie, che gli giaceva accanto, rimasta paralizzata in seguito alle ferite. Altri membri della famiglia feriti nel raid erano subito stati trasportati e curati alla base Maholic.

Commentando con i giornalisti la decisione di chiedere l’arresto per il comandante John e per i suoi uomini, il procuratore Ranjbar ha apertamente accusato i vertici militari statunitensi in Afghanistan di essersi sempre rifiutati di collaborare con le autorità di polizia locali in merito ai crimini commessi dagli uomini della Kandahar Strike Force, rifiutandosi di fornire prove e di poter incontrare il loro comandante. Gli ufficiali americani, secondo il procuratore, proteggono e spalleggiano questi mercenari per il semplice fatto che essi operano al loro servizio.

Ahmed Wali Karzai, il noto narcotrafficante e collaboratore della Cia che da anni ricopre la carica di presidente del Consiglio provinciale di Kandahar, appresa la notizia del mandato di cattura per gli uomini della Kandahar Strike Force, ha dichiarato di non avere nessun legame con questa formazione paramilitare, salvo poi commentare che a suo giudizio sarebbe opportuna un’amnistia nei confronti degli indagati.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

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