Home»Foto»Garattini e Boiron a confronto: la scienza è davvero unica?

Omeopatia e allopatia

Attilio Speciani

Sotto la guida e la moderazione di Luigi Ripamonti, nella affollatissima sala della Fondazione Corriere della Sera si è tenuto martedì 25 maggio un dibatttito della serie “La Salute tra responsabilità e ideologia”.

All’inizio qualche gentilezza di troppo e poi nel corso del dibattito alcune affermazioni forti da una parte e dall’altra (Boiron dice ad esempio che tutte le ricerche sull’Omeopatia vengono pubblicate, mentre i lavori sui farmaci allopatici che non vanno bene vengono taciuti per anni, e dall’altra Garattini dice che i medici che usano l’omeopatia sono probabilmente degli ignoranti e sembrerebbe non escludere, interpretando le sue parole pur “politicamente corrette”, che alla fine possano anche essere, proponendo il nulla, dei truffatori) ma al di là della polemica che si è sempre ben bilanciata con la civiltà dei due interlocutori, dal dibattito è emersa la vera realtà del problema.

Ci sono due paradigmi diversi di interpretazione della realtà e di proiezione sul futuro della Scienza Medica. Da un lato Boiron, che crede nell’Uomo e in una scienza umanistica che superi i limiti della esclusiva analisi molecolare ed entri in contatto con le energie risanatrici dell’organismo, sulla base di solide evidenze cliniche di risposta, e dall’altra Garattini che sostiene di dovere usare solo molecole farmacologiche per la cura delle persone, impedendo qualsiasi accesso alla terapia da parte di forme terapeutiche che utilizzino vie diverse da quelle della chimica.

Con una grande differenza: che se da un lato Boiron stima profondamente l’allopatia e la sua efficacia in numerose condizioni cliniche, auspicando una integrazione tra le due forme terapeutiche, dall’altro Garattini esclude qualsiasi utilizzazione terapeutica che non si basi sulla sola ed esclusiva lettura chimica ponderale delle azioni dei farmaci.

Per fare un esempio: un aereo in difficoltà, e nell’impossibilità di atterrare in un certo aeroporto,  può essere aiutato da un altro aereo che si alzi in volo e consenta un rifornimento aggiuntivo per il volo (ipotesi di Garattini, materiale) oppure semplicemente con una guida via radio (ipotesi di Boiron, immateriale) dando al pilota indicazioni per un atterraggio corretto lontano dal pericolo. In entrambi i casi i passeggeri sono salvi, ma Garattini con le sue affermazioni escluderebbe la possibilità di aiutare l’aereo via radio, non esistendo materia nel messaggio che salva i passeggeri. Boiron invece dice che entrambi gli strumenti potrebbero essere utili (e soprattutto che nella pratica è più utilizzato il messaggio immateriale) e che deve essere scelta una terapia e un medicinale specifico per determinate situazioni indipendentemente dalla sua materialità o immaterialità. Se la radio funziona ed è la cosa più economica e efficace, si scelga la radio. Garattini però sembrerebbe negare la possibilità di salvare qualcuno attraverso onde radio, perché non pesabili e non misurabili in termini di  quantità di farmaco.

Come si è potuto cogliere anche dalle poche ma stimolanti domande del pubblico, la contrapposizione di pensiero resterà così per lungo tempo. Ad una mia specifica domanda, posta in qualità di immunologo e giornalista sull’intervento di Luc Montagnier del settembre scorso a Milano, in cui il premio Nobel 2008 per la medicina ha portato prove inconfutabili della esistenza di un meccanismo energetico nell’acqua diluita a partire da preparazioni organiche, Garattini ha risposto che a lui personalmente Montagnier disse che ancora un po’ di sostanza c’era dentro alle soluzioni e che quindi non si trattava di una risposta seria al problema dell’Omeopatia. Questo significa che un premio Nobel evidenzia una realtà fisica, biologica e magnetica connessa all’Omeopatia in modo inequivocabile, ma che il professor Garattini, come espressione di un ben definito mondo medico, non ritiene neanche utile guardarci dentro e valutarne l’utilità per la salute.

Sul fatto che il professor Remuzzi (suo collega, collaboratore ed amico) abbia attaccato sulle stesse pagine del Corriere della Sera i lavori del Comitato Tecnico Scientifico della Regione Lombardia, grazie ai quali si affrontavano ricerche sulla validazione dell’Omeopatia e di altre tecniche terapeutiche complementari, ha risposto che per lui non è il caso di perdere risorse con gli omeopati e con l’omeopatia, condividendo quindi le indicazioni di Remuzzi. Tradotte in termini concreti, uno scienziato (Remuzzi) dice pubblicamente che bisognerebbe impedire ad altri scienziati e ricercatori accreditati di studiare un fenomeno biologico ancora da capire… Un vero atteggiamento da ricercatore indipendente.

Evidentemente sia Remuzzi, difeso da Garattini, sia Garattini stesso, credono probabilmente in una Scienza che si ponga dei limiti nella ricerca e nella definizione degli studi da affrontare. In modo probabilmente peggiore di quanto fatto dalla Chiesa ai tempi di Galileo. Diventa necessario capire che nessuno dei due ricercatori è depositario della Verità e che fortunatamente questa emerge dal confronto tra ricercatori diversi nel corso del tempo, al di là dei preconcetti che chiunque, purtroppo, può imporre.

Un altro importante intervento è arrivato dal professor Vittorio Elia, del dipartimento di Chimica dell’Università Francesco II di Napoli, che da anni ha pubblicato lavori importanti scientifici su riviste internazionali sulla misurabile diversità delle soluzioni omeopatiche. Al suo intervento, che sancisce, come quello di Montagnier, la leggibilità dell’immateriale attraverso strumenti scientifici, Garattini ha risposto che in definitiva a lui non interessa perdere risorse in studi inutili.  Concordiamo con la dottoressa Antonella Ronchi, che in una sua relazione sull’incontro chiede a Garattini di non occuparsene davvero più, che lasci procedere la ricerca per la sua strada, evitando di spendere le sue preziose risorse per contrastare realtà in cui non vuole guardare.

Preferiamo Boiron, che dice che il cortisone e la morfina sono e saranno sempre utili, e che l’Omeopatia può affiancarsi, in modo specifico per alcune condizioni nella terapia di una serie di malattie e disturbi cui la medicina allopatica e la farmacologia oggi non stanno riuscendo a dare risposta.

Le persone malate, i pazienti, come dice Boiron, aspettano dagli scienziati e dai medici una sorta di “Unione Sacra” che consenta di lavorare per la salute e non per i pregiudizi. La strada è ancora lunga, ma importante è fare il primo passo…

L’intero video dell’incontro è disponibile all’indirizzo http://video.corriere.it (selezionare dal menu Appuntamenti e poi Salute).

Fonte: www.eurosalus.com

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