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Peter Gomez

Claudio Messora

Lo Stato non esiste, non è una cosa fisica. Voi invece sì. Lo Stato è solo l’insieme delle regole e delle funzioni che avete costruito per ottenere il risultato di vivere meglio. Altrimenti, lo stato di natura andrebbe benissimo. Di conseguenza mente chi antepone la ragion di stato, quasi che fosse una divinità trascendente, al vostro benessere. Lo Stato non è un papà buono, non è l’incarnazione della moralità, non rappresenta una emanazione spirituale superiore cui l’uomo deve piegarsi tributando onori e sacrifici. Lo Stato esiste solo in quanto servizio reso agli individui, sulla base delle loro necessità, da loro medesimi esplicitate e organizzate. Se non è questo, è solo una diversa rappresentazione del predominio di una casta sulle altre. Se non è questo, tra uno Stato moderno e una società di faraoni non corre nessuna differenza di principio.

Per questo motivo, e per ovvie ragioni di soverchiante numerosità, la classe dirigente di una democrazia rappresentativa si regge esclusivamente sulla disponibilità dei singoli a rispettare le regole. Non sono le leggi ad obbligare le genti, ma sono le genti a rendersi disponibili ad osservarle, sul presupposto che il patto sociale tra il cittadino e il suo rappresentante si mantenga integro e corrispondente a quanto concordato con l’attribuzione del consenso.

In questo paese non è più così. L’establishment si regge in massima parte sull’acquisto del consenso, comperato in cambio di enormi concessioni sul terreno della legalità, dagli appalti truccati alla creazione di monopoli e di posti di lavoro assegnati in virtù del voto di scambio e delle affiliazioni. Il cittadino viene reso dipendente e schiavo dal meccanismo della redistribuzione dei redditi, sulla base del quale si incamerano prelievi fiscali sempre più ingenti dai quali, drenate le enormi risorse che sono funzionali alla sopravvivenza parassitaria (l’equivalente dei sacrifici umani imposti dalle antiche ed opprimenti divinità primitive), viene elemosinata una piccola quota destinata ai servizi di base. Il timore di perdere l’obolo, corrisposto sotto forma di un wellfare inesistente e sempre più taglieggiato, realizza un’atteggiamento prono e pavido in colui che, viceversa, detiene il potere di imporre la sua scala delle priorità, ma vi abdica in nome dell’inversione dei ruoli e della verità.

La stampa è funzionale ai governati, e non viceversa. L’informazione è una garanzia di cui il popolo, che usa lo Stato come il maniscalco si serve della fucina, dell’incudine e della mazza, si fa scudo per assicurarsi che il mandato ad esercitare il governo delle funzioni di pubblica utilità venga rispettato, così come costituzionalmente concordato.

Se questo non avviene, l’individuo ha il diritto di non riconoscere le conseguenze di un contratto disonorato, e tra queste conseguenze ci sono le leggi contrarie all’interesse dei cittadini.

Una legge che ponga ostacoli al diritto dei cittadini di conoscere ciò che è di per sè già pubblico, come gli atti processuali, è una legge contraria allo Stato, poiché lo Stato è solo la declinazione dell’interesse di ogni singolo individuo e nulla più. Una legge promulgata contro l’interesse di chi deve al contrario da quella stessa legge essere tutelato, è evidentemente una legge che si da per non scritta e non pubblicata. E’ una legge fantasma, uno zombie legislativo vergato con l’inchiostro simpatico. Si può disconoscere come un figlio illegittimo, come un pagamento corrisposto con i proventi di un furto, come il bacio di un traditore. Si può e si deve fare disobbedienza civile.

« Noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste». [Mahatma Gandhi]

Fonte: www.byoblu.com

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