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Cyber guerra

Il Pentagono attiva il Cyber Command per la guerra informatica. Lo guiderà il direttore della famigerata Nsa e potrà contare su 90mila ‘soldati digitali’. Timori per la crescente militarizzazione della rete.

Enrico Piovesana

Le associazioni americane per i diritti civili e la difesa delle libertà dei cittadini sono seriamente preoccupate per il rischio di militarizzazione delle reti informatiche nazionali.
A far scattare l’allarme è stata la decisione dell’amministrazione Obama di trasformare la famigerata Agenzia per la sicurezza nazionale (Nsa) – il Grande Fratello che spia tutte le attività e comunicazioni elettroniche della popolazione Usa – in un comando militare interforze interamente dedicato alla guerra cibernetica.

Venerdì scorso, il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha nominato il direttore della Nsa, generale Keith Alexander, a capo del nascente Cyber Command, che sarà operativo da ottobre a Fort Meade, Maryland (dove ha sede la stessa Nsa) e coordinerà circa 90 mila ‘soldati digitali’ appartenenti a quattro nuovi comandi cibernetici appena creati in seno alle delle diverse armi (esercito, marina, aeronautica e marines).

Obiettivo del Cyber Command, spiega il Pentagono, sarà quello di dare agli Stati Uniti una capacità di combattimento, difensiva e offensiva, non solo sul piano terrestre, aereo e marittimo, ma anche sul nuovo e ancor più strategico terreno delle reti informatiche, del ‘cyberspazio’.
In concreto, gli uomini del generale Alexander dovranno difendere i sistemi informatici nazionali dagli attacchi degli hacker e, quando necessario, condurre ”operazioni militari ad ampio spettroper interdire la ”libertà di azione nel cyberspazio” degli avversari.

Per i difensori delle libertà civili, gli ‘avversari’ contro cui un simile apparato militare potrà agire non saranno solo i pirati informatici cinesi o di altre nazioni, ma gli stessi cittadini americani, già vittime dello spionaggio informatico della Nsa e di altri inquietanti programmi di sorveglianza attivati dopo l’11 settembre 2001 come l’Information Awareness Office (un progetto antiterrorismo del Pentagono, ufficialmente chiuso nel 2003 ma poi portato avanti dalla stessa Nsa).
A suffragare questi timori, tra l’altro, c’è l’annunciata collaborazione tra il Cyber Command e il Dipartimento per Sicurezza Interna, confermata dallo stesso vicesegretario alla Difesa, William Lynn III.

I timori di possibili violazioni della privacy dei cittadini da parte del nuovo comando sono condivisi anche negli ambienti politici e istituzionali di Washington, tanto che lo scorso 15 aprile la Commissione sulle forze armate del Senato americano ha chiamato il generale Keith Alexander a testimoniare proprio su questi rischi. Lui ha garantito che le leggi e i diritti dei cittadini verranno rispettati, ma questo non ha convinto il presidente della Commissione, il senatore Carl Levin, che ha espresso forti dubbi sulla cornice legale, sia nazionale che internazionale, in cui opererà il Cyber Command.

Secondo diversi commentatori ed esperti informatici, come ad esempio Evgeny Morozov, l’enfasi e l’allarmismo dell’amministrazione Obama sulla minaccia informatica alla sicurezza nazionale Usa proveniente da reti terroristiche o da paesi non amici viene volutamente esagerata per giustificare la creazione di nuove strutture di sicurezza che in realtà hanno lo scopo di aumentare il controllo e la sorveglianza sulla popolazione, soprattutto negli ambiti più ‘liberi’ come la rete internet – rete che, d’altronde, negli stessi documenti strategici del Pentagono viene indicata come qualcosa ”da combattere come fosse un sistema d’arma nemico’‘.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peaereporter.net

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