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Obama energy innovation

Giorgio Caccamo

Le politiche ambientali dell’amministrazione Obama hanno nuovi e agguerriti avversari, che lavorano sottotraccia e con meno clamore, rispetto alle compagnie petrolifere e alle industrie estrattive. Tra i più temibili è la Coalition for Responsible Regulation Inc. (Crr), un gruppo sconosciuto ai più, che rifiuta di rivelare l’identità di tutti i suoi membri e che non ha neanche un sito internet. La Crr si è posta alla guida di azioni contro le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra, coordinando diciassette ricorsi di legge contro la Environmental Protection Agency (Epa). La Coalizione si è unita ad una dozzina di Stati Usa e un nutrito gruppo di industrie, presentando già a febbraio petizioni contro l’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente, mettendo in discussione la sua autorità ad intervenire in materia di riduzioni dei gas serra. La campagna di discredito dell’Epa è stata da tempo lanciata da molti “scettici” del cambiamento climatico, dalle grandi aziende petrolifere e minerarie alla Camera di Commercio, passando per i think tank repubblicani.

La Crr sarebbe rimasta sconosciuta se un tribunale del Texas non avesse svelato alcuni aspetti interessanti sulla sua identità “segreta”. La Coalizione è stata fondata il 10 novembre 2009, all’indomani dell’annuncio degli scienziati Epa che i gas serra costituiscono un pericolo pubblico. Già il 23 dicembre, la Crr aveva presentato una mozione di sfiducia all’Epa. I documenti in mano alle autorità texane rivelano che uno dei tre direttori della lobby è Richard Hogan, amministratore delegato della succursale statunitense della Solvay, multinazionale chimica e farmaceutica belga. Il coinvolgimento del colosso chimico europeo dimostra che l‘opposizione alle politiche sul riscaldamento globale non riguarda più soltanto il settore petrolifero ed energetico, ma ha preso piede anche in altri ambiti industriali. Eric Groten, uno degli avvocati della coalizione, ha già anticipato che è intenzione della Crr presentare almeno altre tre petizioni contro l’agenzia per l’ambiente. Il dossier texano identifica il gruppo come una corporazione no-profit per la “promozione del benessere sociale”, i cui membri includono comitati d’affari e associazioni di commercio che svolgono attività sottoposte alla legislazione sull’ambiente. Il documento in realtà individua solo sei compagnie che rappresentano gli interessi del settore minerario e dell’industria della carne.

Groten ha tuttavia ammesso che i membri della Crr sono molti di più, sia singole persone che corporazioni e aziende, ma ha rifiutato di rivelarne i nomi. Il paradosso è che l’avvocato Groten ha paragonato la Coalition alla più antica e prestigiosa organizzazione ambientale statunitense, il Sierra Club. Si diventa membri della Crr semplicemente effettuando una donazione, proprio come il Sierra. Il presunto coinvolgimento della Solvay contraddice i proclami e le dichiarazioni che la multinazionale pubblica sul suo sito, sull’impegno a garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale nelle sue attività industriali. Da parte sua, il responsabile della comunicazione di Sovay in Usa, Mark Wheeler, ha risolutamente smentito che l’azienda belga sia tra i finanziatori-membri della Coalition for Responsible Regulation. Le maggiori associazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, ricordano però che Solvay produce esafluoruro di zolfo (SF6), un gas considerato tra i più inquinanti. È stato calcolato che un chilogrammo di SF6 produce un riscaldamento atmosferico equivalente a 24mila chilogrammi di anidride carbonica. L’Epa ha proposto l’anno scorso di iniziare a regolamentare anche le emissioni di SF6, un gas che tra l’altro non viene prodotto nelle industrie petrolifere e minerarie.

La “green agenda” dell’amministrazione Obama deve dunque fronteggiare nuove opposizioni politiche ed economiche. Il coinvolgimento di Solvay suggerisce che gli scettici del clima non si trovano più soltanto nelle compagnie petrolifere o nelle corporation dell’energia e del carbone, ma anche negli altri settori industriali, compreso quello dell’allevamento intensivo.

Giorgio Caccamo

Fonte. www.peacereporter.net

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