Home»Foto»Stati Uniti e Russia firmano il nuovo accordo sulle armi nucleari a Praga

Accordo disarmo nucleare Start II

Il presidente statunitense Barack Obama e quello russo Dmitrij Medvedev firmeranno oggi a Praga il nuovo trattato sul disarmo nucleare Start II. L’accordo prevede la riduzione del 30 per cento degli armamenti nucleari in sette anni. Il presidente Obama spera che questo accordo “possa aprire la strada a un mondo senza armi atomiche”.

Fonte: The Wall Street Journal

Obama preannuncia la «nuova» strategia nucleare statunitense

Tommaso Di Francesco   Manlio Dinucci

Alla vigilia della pubblicazione del Nuclear Posture Review, il documento sulla strategia nucleare Usa, e a tre giorni dalla firma del nuovo trattato Start con la Russia che avrà luogo domani a Praga, il presidente Barack Obama ha preannunciato, in un’intervista al New York Times (5 aprile), le linee portanti della nuova strategia. In che consiste la novità? «Se sei uno stato senza armi nucleari e ti attieni al Trattato di non-proliferazione, hai la nostra assicurazione che non useremo contro di te armi nucleari». Ma se lo stato (cui Obama si rivolge dandogli del tu) viola, a insindacabile giudizio di Washington, il Trattato di non-proliferazione (Tnp), gli Stati uniti non assicurano più che non useranno contro di lui armi nucleari. E qui Obama punta il dito sull’Iran e la Corea del nord, soprattutto sul primo, accusato di sfidare la comunità internazionale con un programma nucleare che «seguendo l’attuale corso, gli fornirà una capacità nucleare militare». Il presidente Obama, ricorda l’intervistatore, ha già dichiarato che «non potrebbe convivere con uno stato iraniano dotato di armi nucleari». In sostanza, quindi, gli Stati uniti si riservano il diritto del first strike, ossia dell’attacco nucleare «preventivo» per impedire che un paese come l’Iran possa un giorno costruire armi nucleari.

Accordo disarmo nucleare Start II

Mentre la strategia del presidente Bush prevedeva l’uso delle armi nucleari contro una vasta gamma di pericoli, la strategia del presidente Obama  – scrive The New York Times – ne «limita» l’uso. Una limitazione molto relativa, poiché ne ammette l’impiego non solo contro uno stato dotato di armi nucleari, ma anche contro «uno che non abbia firmato o abbia violato il Trattato di non-proliferazione». Paradossalmente, nell’intervista, Obama afferma che «gli Stati uniti e Israele sono molto preoccupati delle azioni dell’Iran», ignorando  che mentre l’Iran ha aderito al Tnp ed è soggetto alle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Israele non ha mai aderito al Tnp e possiede un potente arsenale nucleare, non soggetto ad alcuna ispezione internazionale. E, mentre l’Iran non ha armi nucleari, Israele ne tiene centinaia puntate sull’Iran e altri paesi della regione. Lo stesso vale per l’altro alleato degli Stati uniti, il Pakistan, che possiede armi nucleari ma non ha mai aderito al Tnp. Alla domanda sull’arsenale nucleare pachistano, sulla cui «messa in sicurezza» gli Usa hanno speso finora almeno 100 milioni di dollari, Obama risponde: «Non intendo parlare in dettaglio del nucleare pachistano».  Ciò conferma che la nuova strategia nucleare degli Stati uniti continua a essere caratterizzata dalla vecchia politica dei due pesi e delle due misure.

Non sono queste le sole ambiguità. Mentre da un lato annuncia la riduzione delle armi nucleari, dall’altro il presidente Obama dichiara che «manteniamo un robusto deterrente» e «investiamo in una migliorata infrastruttura per mantenere la sicurezza e affidabilità delle nostre armi nucleari». E mentre il presidente annuncia la «limitazione» dell’uso delle armi nucleari, portavoce della Casa Bianca precisano che la nuova strategia prevede «l’uso di una rappresaglia nucleare contro un attacco biologico»: in altre parole contro un paese non-nucleare accusato, magari in base alle «prove» portate dalla Cia, di aver compiuto o tentato un attacco biologico contro gli Stati uniti.

E alla domanda sulla nuova generazione di armi «convenzionali» che gli Usa stanno sviluppando, cancellando il confine tra armi convenzionali e nucleari, Obama risponde che non intende andare in dettagli. Lo stesso fa rispetto alla domanda sulle armi nucleari Usa in Europa. Sullo «scudo» antimissile che gli Usa vogliono schierare in Europa, rischiando di far fallire il nuovo Start, Obama tace. A parlare invece – ed è una doccia fredda –  è il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov che, a 48 ore dal vertice di Praga sul nuovo trattato, minaccia che «Mosca si riserva il diritto di ritirarsi dal nuovo Start se lo scudo antimissile che gli Usa vogliono costruire avrà un impatto eccessivo sull’efficacia delle forze nucleari strategiche russe».

Tommaso Di Francesco   Manlio Dinucci

Fonte: Il manifesto

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