Home»Ecologia»SNIFFARE FA MALE AL POLMONE DEL “MONDO”

Amazzonia deforestazione

Geraldine Garcon Juncas

Per riuscire ad impiantare un ettaro di coca vengono in media distrutti 2/3 di ettari di foresta amazzonica. Nel campo delle droghe illecite si potrebbe agire attraverso il commercio equo e solidale promuovendo i prodotti che sostituiscono le coltivazioni nelle aree dove prima c’era la piantagione di coca.

Tutti sanno che nel mondo i posti con maggiore consumo di droghe illecite sono i paesi industrializzati. Questo forse perché il livello di vita più alto e l’avere i bisogni di base coperti permette ai cittadini di lasciarsi andare a qualche vizio, a differenza di chi vive in situazioni in cui è già difficile riuscire ad assicurarsi la propria sussistenza e quella dei propri cari e, quindi, la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri è maggiore.
Anche se illegale, il consumo di sostanze psicotossiche è cosa comune nel nord del mondo, ma quando si entra nel dibattito sul tema generalmente gli argomenti usati dagli esperti, formatori, giornalisti, politici, associazioni ecc, si concentrano sulla persona: gli effetti negativi sulla salute, la dipendenza e gli effetti sociali o la legalizzazione, o almeno questi sono gli argomenti più pubblicizzati. Invece il fatto che sia un prodotto illecito, cioè la cui produzione e commercializzazione è vietata dalla legge, non é sufficientemente tenuto in conto né nei dibattiti né nelle campagne contro le droghe.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per le Droghe e il Crimine (UNDC) i principali paesi produttori di sostanze sono: Colombia, Perù e Bolivia per la cocaina; Afghanistan, Myanmar e Laos per l’oppio e Marocco per la cannabis. Nel caso dei paesi latino-americani, generalmente queste sostanze sono trasportate fino all’Africa e poi da qui all’Italia da dove partono per essere distribuite in Europa attraverso le reti della mafia e dei gruppi criminali che cercano di soddisfare la domanda europea.

La Colombia è tristemente il maggiore produttore di cocaina al mondo. I gruppi armati illegali formati da guerriglieri e paramilitari, responsabili di tantissimi crimini e violazioni ai diritti umani e che per anni hanno destabilizzato il paese sia politicamente sia socialmente, hanno come prima fonte di finanziamento il narcotraffico. In Colombia, terra ricca di cultura, arte e natura, la coltivazione di coca e il suo commercio causano devastazioni ambientali, deforestazione, diminuzione della produttività del suolo e inquinamento. La coltivazione di questa droga in Colombia è diventata un grosso problema ambientale, in quanto un terzo del territorio colombiano é coperto dalla foresta amazzonica che viene distrutta per creare più piantagioni di cocaina. Per riuscire ad impiantare un ettaro di cocaina vengono in media distrutti 2/3 ettari di foresta amazzonica, che costituisce il polmone del mondo; questo dovrebbe diventare un argomento forte contro il consumo di queste sostanze.

L’ambasciata della Colombia in Italia ha da poco lanciato una campagna contro il consumo di droghe in collaborazione con i canali tv Fox e National Geographic. La campagna è chiamata: “Vita senza droga, un impegno globale(www.vitasenzadroga.com) e negli spot della campagna si sente dire “Quando consumi cocaina, non consumi solo te stesso, consumi il mondo dove tutti viviamo” e si vedono scorrere le foto della foresta devastata e la foto di qualche ragazzo che sniffa cocaina. Così la relazione che al primo sguardo non si troverebbe è manifesta.

Lasciando da parte la responsabilità verso noi stessi, le cose che utilizziamo hanno effetti che attraversano il globo. Pensiamo per esempio al commercio dei diamanti che, grazie al film chiamato Blood Diamond (interpretato da Leonardo di Caprio), abbiamo conosciuto. Il film racconta come, attraverso il commercio di diamanti, vengono finanziati gruppi ribelli in Sierra Leone. Chissà se quelle persone ricche che comprano questi gioielli splendidi sono coscienti della situazione che vivono i paesi produttori. O pensiamo ancora a quei vestiti che troviamo a prezzi bassissimi nelle bancarelle o nei negozi. Quando la gente li compra poche volte si chiede quali sono le condizioni in cui è costretto a lavorare chi produce quel prodotto per poter arrivare ad un prodotto finito a prezzo così economico.

L’argomento di fondo è quello di essere coscienti di essere cittadini del mondo, avere coscienza di vivere in un mondo dove siamo tutti collegati e abbiamo una responsabilità condivisa. Cioè dobbiamo essere persone coscienti che le nostre azioni, nel mondo globalizzato in cui viviamo oggi, hanno conseguenze che non vediamo ma che dobbiamo conoscere per non far del male ad altri senza accorgercene.

Uno strumento che ognuno di noi può utilizzare per trasformarsi da consumatore passivo a “consuma-attore” è il commercio equo e solidale. Attraverso questo canale il consumatore è certo di acquistare un bene che è stato prodotto in condizioni sociali eque e rispettose dell’ambiente ed inoltre contribuisce al rispetto della dignità dei lavoratori di quel paese. Quando un consumatore sa che il cioccolato che mangia è stato prodotto in una determinata regione di un certo paese, la conoscenza e il rispetto per questo posto aumentano, non sarà più un luogo sconosciuto e povero del sud del mondo, ma un posto economicamente attivo con prodotti di qualità. Tutti i paesi hanno un valore che deve essere riconosciuto ed il commercio equo riesce a farlo conoscere attraverso i suoi prodotti. Anche nel campo delle droghe illecite si potrebbe agire attraverso il commercio equo e solidale promuovendo i prodotti che sostituiscono le coltivazioni nelle aree dove prima c’era la piantagione di cocaina.

Il problema del consumo di droghe è più profondo di quanto si pensi e, anche se generalmente viene ridotto e non trattato nella sua complessità, si deve sottolineare come anche in questo settore c’è spazio per l’azione personale pro o contro questo commercio, anche su questo problema c’è spazio per agire e pensare globalmente, sempre che le persone siano informate e consapevoli.

Geraldine Garcon Juncas

Fonte: Amici dei lebbrosi

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