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Armi e povertà

Fabio Pipinato

Svuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai” ebbe a dire Sandro Pertini. Ma l’involuzione della politica sembra andare in tutt’altra direzione. Il 2010, infatti, segna due record.

Il primo: ammontano a quasi 5 miliardi di euro le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate dal Governo nel 2009.

Il secondo: L’Italia è il Paese che destina meno fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo fra tutti gli Stati occidentali. La notizia viene dall’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: il nostro Paese nel 2009 ha stanziato soltanto lo 0,16 per cento della ricchezza nazionale, contro lo 0,56 promesso. Abbiamo così toccato il fondo. Anziché aumentare la quota abbiamo tagliato i fondi alla cooperazione di un terzo rispetto all’anno precedente, esattamente del 31,1 per cento.

Le mancate promesse italiane danneggeranno l’impegno per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, indeboliranno cioè il programma di riduzione della povertà nei Paesi impoveriti che gli Stati membri dell’Onu si erano dati scegliendo il 2015 come data limite entro la quale ottenere risultati significativi.

Il rapporto dell’Ocse, come sottolinea Famiglia Cristiana, mette sotto accusa l’intero sistema dell’aiuto pubblico del nostro Paese. Il Coordinamento aiuti allo sviluppo, infatti, ha ribadito tutte le 16 raccomandazioni formulate all’Italia ancora nel 2004 e ne ha aggiunto altre 19: solo attuando tutti i 35 impegni – sottolinea il Rapporto – l’Italia potrà riportare la cooperazione allo sviluppo in linea con le migliori prassi dei Paesi Ocse.

Se non bastasse, oltreoceano, Obama, sempre più ostaggio delle lobby, si augura di vedere lo sbarco di una missione di americani su Marte entro il 2035. All’uopo impegna 6 miliardi di dollari per i prossimi 5 anni. Francamente si fatica a comprendere la ragione di un tale investimento su Marte quando nella Terra un miliardo di persone hanno, semplicemente, fame. Non hanno il pane. Non solo in Kenya ma anche a Washington.

Il tutto avviene tra un G8 e l’altro; tra una dichiarazione d’impegno passata e quella futura. Con la scusa della crisi economica si può togliere il frumento al povero ma non l’acciaio al ricco mentre avanza in ogni dove lo spettro della vergogna di far la fila per un tozzo di pane.

Ma un altro mondo è possibile. L’OMS ci da 10 buoni motivi per fa propria questa sfida:

1. Per salvare vite. Un nutrizione povera è la principale singola causa di mortalità infantile, più dell’HIV/AIDS, della tubercolosi e della malaria messi insieme.

2. Perché si può fare. Il mondo possiede la conoscenza e ha le capacità e i mezzi per prevenire la malnutrizione infantile nei paesi in via sviluppo.

3. Per impedire effetti irreversibili. Senza il giusto nutrimento nei primi due anni di vita, lo sviluppo fisico e mentale di un bambino viene compromesso irreversibilimente.

4. Perché è fondamentale nelle emergenze. Distribuire alimenti nutrienti agli affamati durante le emergenze significa salvare più vite.

5. Per evitare le malattie. Un corpo malnutrito è più vulnerabile a malattie come la malaria o la tubercolosi.

6. Per una migliore prevenzione. É fondamentale agire prima che la malnutrizione si aggravi.

7. Per combattere l’arresto dello sviluppo. La denutrizione cronica porta spesso ad una crescita inferiore alla media.

8. Per il costo economico. La malnutrizione ha un costo equivalente all’11,4 % del PIL del paese.

9. Perché ci sono nuove soluzioni. Esiste oggi un’ampia gamma di semplici soluzioni per combattere la malnutrizione come i micronutrienti in polvere chiamati “Sprinkles” che si possono aggiungere al cibo per garantire la necessaria quantità di micronutrienti.

10. Per costruire il futuro. Combattere la malnutrizione significa assicurare che le prossime generazioni, che rappresentano il futuro del nostro pianeta, siano in grado di sviluppare tutto il proprio potenziale grazie a una mente e a un corpo in buona salute.

A fine maggio saremo a Terra Futura ove si sperimentano buone pratiche di vita, di governo e d’impresa per un futuro equo e sostenibile. Lanceremo una campagna al fine di dirottare la politica verso scelte utile ai più e non a pochi. Al pari di Raoul Follereau chiederemo ai Capi di Stato meno bombardieri e più welfare. Chi vorrà unirsi potrà firmare. Ogni firma aiuterà a smantellare gli arsenali e riempire i granai.

Fabio Pipinato

Fonte: www.unimondo.it

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