Home»Diritti umani»Niente business sulla sete, l’acqua dev’essere pubblica

Niente business sulla sete

Luigi De Magistris

In Italia sta crescendo il dibattito relativo al referendum sull’acqua. Questo è un bene. È questo il momento della chiarezza, in modo tale che i cittadini siano informati con correttezza.

Le opzioni sono sostanzialmente tre.

La prima: la privatizzazione dell’acqua. In tal modo le multinazionali internazionali attraverso il controllo della sete possono monetizzare anche i bisogni primordiali dell’essere umano. Il profitto selvaggio contro la vita. È una della cause della migrazione, della categoria degli immigrati clandestini, delle non-persone considerate dal governo rifiuti della società consumistica. Deflagra una delle contraddizioni del populismo neo-fascista della Lega. Sponsorizzano la privatizzazione dell’acqua che, nel globo, è uno dei motivi delle migrazioni dei popoli. Immigrati che poi la Lega utilizza per sfondare con la sua propaganda razzista e xenofoba che tanto piace a quella parte del paese privo ormai anche della pietas.

La seconda: l’acqua gestita dalla società miste pubblico-private. Proposta che piace a una parte importante del centro-sinistra. Soluzione ambigua che non garantisce trasparenza. Le società miste pubblico-private – strumento giuridicamente lecito che non va criminalizzato – sono divenute in molti casi il principale strumento per realizzare affari attraverso controllo e drenaggio di denaro pubblico. Il luogo in cui si incontrano la lottizzazione partitocratica, i prenditori di soldi pubblici, la solita cricca di professionisti che usa andare a braccetto con la politica, la borghesia mafiosa.

La terza: l’acqua è un bene pubblico. Il primo, insieme all’aria. Un bene indisponibile, di tutti; un bene comune. L’accesso all’acqua dovrebbe essere gratuito. Acqua e proprietà privata non dovrebbero avere relazioni. Acqua e profitto, termini antitetici. L’acqua è natura, è di tutti, è un patrimonio dell’umanità; è del popolo, non è di sinistra, né di destra. È comunista, nel senso di uguale per tutti.

Tre ipotesi, tre opzioni. Non è però il momento del gioco delle tre carte. Si deve essere chiari e trasparenti, così come dovrebbe essere l’acqua che sgorga dai rubinetti. E dobbiamo essere uniti.

Il merito della lotta per l’acqua pubblica è in primo luogo del Forum delle associazioni per l’acqua, delle donne e degli uomini, di cattolici e laici, che da anni si battono per questo bene. Lotta concreta e, perché no, anche ideologica, nel senso puro del termine.

Il merito è anche di quelle formazioni politiche, di quei politici e personaggi pubblici che da anni conducono identica lotta. Nel centro-sinistra vi è un dibattito acceso che ruota soprattutto sulle due ultime opzioni. La mia impressione è che il popolo dell’alternativa al sistema vuole l’acqua pubblica. È questo il messaggio che sta passando nel Paese.

Il tema è questo: l’acqua è pubblica, oppure è un business? A questa domanda la risposta non può che essere unica: l’acqua è un bene pubblico, il capitale non può ridurre alla sete gli individui. La persona viene prima del profitto, il diritto prima degli affari, la trasparenza al posto del crimine: le prime due opzioni, infatti, diventano occasioni ghiotte per il godimento affaristico del partito unico trasversale della spesa pubblica fortemente inquinato dalla criminalità organizzata.

Luigi De Magistris

Foto: Il manifesto


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