Home»Foto»Massimo Fini elogia la “rupture”: «Un gesto coraggioso che può farci uscire dall’immobilismo»

Fini-Berlusconi, duro scambio di accuse

Valter Delle Donne

«Al di là degli effetti che sortirà, quello di Fini è un gesto coraggioso che scompagina, ci fa uscire dall’immobilismo nel quale si era arenata la politica italiana».

Massimo Fini, giornalista e scrittore al di fuori dagli schemi tradizionali, parla da osservatore disinteressato ma appassionato. La sua è una vita da sempre controcorrente. «Con Giampiero Mughini – ricorda – eravamo in pochi trent’anni fa a difendere i quattro milioni di italiani che votavano Movimento sociale italiano, emarginati con il pretesto dell’arco costituzionale». Oggi il direttore del mensile La voce del ribelle e opinionista de Il Fatto quotidiano difende la “rupture” finiana.

Lei apprezza, ma in questi giorni sono fioccate persino accuse di tradimento nei confronti di Fini e di chi sostiene la sua posizione.

Ma quale tradimento! In politica quando ci sono divergenze di vedute è normale confrontarsi. Il problema è che Berlusconi ha introdotto in politica categorie che prima non esistevano: che vuol dire tradimento? Come la storia dell’odio.

Perchè? Prima l’odio non esisteva?

Come categoria politica no. Neppure nei regimi totalitari il dittatore ha mai preteso di essere amato anche dai suoi oppositori.

Tornando alla situazione nel Pdl, che idea s’è fatto del confronto-scontro tra Berlusconi e Fini?

Che ci sia un’idiosincrasia di fondo tra i due è notorio. Da una parte abbiamo un uomo solo al comando, e ogni riferimento al grande Coppi è casuale, c’è un personaggio che impone il suo modo di fare politica, aggressivo e niente affatto moderato. Che oscilla tra le minacce e le lusinghe. Dall’altra un leader che proviene invece dalla vecchia politica.

Detto così sembra un difetto. Fini è un professionista del “teatrino della politica”?

Badi bene, non in quel senso. Non intendo la vecchia politica con un’accezione negativa, anzi. In questo caso per vecchia politica intendo il rispetto della forma, che è sostanza. Rispetto delle istituzioni, delle procedure, del parlamento. Insomma, tutte quelle cose che per Berlusconi sono solo una grande rottura di scatole.

Però i distinguo del presidente della Camera sono letti come una sorta di sistematico controcanto a Berlusconi.

In realtà Fini assolve al ruolo di uomo delle istituzioni. Personalmente in passato non gli ho mai lesinato critiche, ma devo dire che la sua statura è cresciuta enormemente rispetto ai tempi del Msi e della stessa Alleanza nazionale. E poi merita un atteggiamento di simpatia perché il suo è un atto coraggioso e non privo di rischi, che ci fa uscire dall’immobilismo di questa finta contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Mi piace che Fini si stia mettendo in gioco senza fare calcoli: se fosse stato un’opportunista sarebbe rimasto tranquillo e zitto sulla sua poltrona di Montecitorio fino alla fine della legislatura.

E gli attacchi che gli stanno piovendo addosso?

È costume vigliacco italiano schierarsi con il più forte. Un atteggiamento che registro non solo nel mondo dell’informazione berlusconiano, ma anche da qualche editorialista che non è stato capace di cogliere la novità della rottura finiana. Sul fronte politico sono meno sorpreso: non è un mistero che Berlusconi ne avesse arruolati tanti quando ancora erano in Alleanza nazionale.

Si è fatto spesso l’esempio tra la vecchia Dc e quello che dovrebbe essere il Popolo della libertà.

Come democrazia interna non ci sono paragoni. E non solo. Nella Dc, anche nei momenti più bui quando Andreotti, Forlani e altri esponenti di spicco erano sotto scacco della magistratura, non ha mai sentito uno di loro urlare al complotto. Un esponente di destra mette la legalità al primo posto nei suoi discorsi.

A questo proposito ieri Fini avrebbe criticato il premier per le dichiarazioni contro il libro di Saviano.

Giusto. Accusare un libro di incrementare la camorra è un’accusa pazzesca. La mafia è fortissima: ne abbiamo esportate quattro in tutto il mondo. È colpa dei libri e dei film?

Per adesso, invece, è stato registrato come un atto di lesa maestà. E la domanda che viene posta, all’esterno e all’interno del partito, a mo’ di rimprovero è: che cosa vuole Fini?

Mi pare ovvio. Chiede una cosa molto semplice: far diventare il Pdl un partito democratico. persino il vecchio Pci aveva più dialettica interna.

A proposito di Pci e dei suoi eredi, come valuta il comportamento del Pd in questa situazione?

Mi rifiuto di entrare nella testa di Bersani, ma se appoggia apertamente Fini è l’abbraccio della morte. In questo momento l’opposizione deve essere cauta. La partita si gioca tutta all’interno del centrodestra.

Valter Delle Donne

Fonte: www.secoloditalia.it

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