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Parrocchia

don Giorgio De Capitani

Certo che è veramente deprimente sapere che tra le comunità cristiane in genere e il mondo della politica ci sia una tale insofferenza o insopportabilità che si preferisce continuare a separarle per il quieto vivere. Non parlo per ora dal punto di vista della politica, ma parlo dal punto di vista delle comunità cristiane.

Succede spesso che basta che in una riunione del Consiglio pastorale solo si accenni ad un problema sociale o ambientale per vedere sulle facce dei presenti quasi un risentito disagio. Che c’entra con gli argomenti all’ordine del giorno? Un ordine del giorno che solitamente non è altro che una sfilza di avvisi, di iniziative o di proposte di carattere prettamente ecclesiale, legate al quel mondo religioso ermeticamente chiuso al mondo reale.

Non ci si vuole proprio aprire al mondo del reale, che rimane così in balia della politica: quella sbagliata, quella corrotta, quella demente. Eppure non dovrebbe essere impossibile capire che viviamo in questo mondo reale, e che la religione è un apparato che da solo non serve se non a creare una specie di ipnosi, illudendo i seguaci di essere buoni e santi, indipendentemente dal contesto in cui essi vivono.

Come non arrabbiarmi nel constatare una simile incongruenza? Come lasciare le comunità cristiane nella illusione di santificare le anime, lasciando i corpi in balia del mostro dell’avere più sfrenato? Come…?

E qui le responsabilità sono certamente dei pastori d’anime, ma andrei oltre. Oggi i preti sono fortemente condizionati dai laici più impegnati in parrocchia e che fanno parte dei vari organismi o associazioni che credono con iniziative su iniziative di tenere vivo l’apparato organizzativo di una parrocchia. Non vedono altro che catechesi, liturgia, sacramenti, per non parlare poi delle feste che sembrano aver contagiato l’andamento generale della comunità. Tutti i salmi finiscono in gloria, così ogni manifestazione della vita religiosa finisce in salamelle.

Ma non parlate, per amor del cielo, di ambiente, di lavoro, di politica… Vi risponderebbero che non tocca al cristiano interessarsi di queste cose, ma alla società civile. Chissà perché poi tocca alle parrocchie gestire asili, scuole di ogni tipo, centri ricreativi, centri sportivi, centri culturali e così via. Non è forse una contraddizione? Ma l’ambiente no, il lavoro no, la politica no: è qualcosa di profano che non deve entrare nella pastorale della parrocchia. Mi sono sentito dire: il consiglio pastorale non è un consiglio comunale. Sapete quale è stata la mia risposta? Il consiglio pastorale deve stimolare il consiglio comunale a interessarsi del bene comune, e lo deve fare in prima persona. A parte il fatto che non ci dovrebbe essere alcuna contrapposizione: sul bene comune credenti e non credenti dovremmo sentirci tutti uniti, collaborare insieme.

Colpa allora anzitutto dei laici che noi preti abbiamo vicino? Se sono vicini è perché il prete se li sceglie a modo suo. Perciò il prete ha le sue responsabilità, e si circonda di gente che la pensa come lui. Mi viene sempre spontaneo un paragone: come hanno fatto i sindaci virtuosi a convincere il proprio paese a seguirli nella loro politica di ampio respiro, tanto ampio da far respirare ai cittadini aria pulita, da far amare la qualità della vita,  da abituarli a scelte coraggiose ma vincenti, quali la decrescita felice, il progresso sostenibile, una abitabilità veramente sopportabile?

E noi preti siamo ancora qui a pensare ai riti, alle feste con salamelle, mentre il mondo fuori attende liberazione? Cristo non è forse venuto per liberare l’uomo? Noi credenti invece siamo bravi nell’imporre pesi inutili di una religione disumana, lasciando la società nelle mani di una politica mostruosa, da noi sostenuta e benedetta.

don Giorgio De Capitani

Fonte: www.dongiorgio.it

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