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Proteste in Afghanistan contro gli USA

Enrico Piovesana

Il comando Isaf-nato di Kabul, normalmente molto diplomatico con la stampa, ha reagito con insolita durezza agli articoli in cui Jerome Starkey, corrispondente del Times di Londra dall’Afghanistan, ha denunciato le vittime civili dei raid notturni condotti delle forze speciali americane.

Kunar. Il primo ‘attrito’ tra Starkey e i comandi militari alleati risale a fine dicembre 2009, quando il giornalista britannico scrisse che in una di queste operazioni, condotte in un villaggio della provincia orientale di Kunar, le forze speciali Usa avevano giustiziato a sangue freddo otto ragazzini innocenti.
La versione ufficiale inizialmente fornita dai comandi Nato sosteneva che le vittime erano “tutti membri di una cellula terroristica che fabbricava esplosivi artigianali” e che i militari “entrando nel villaggio erano stati attaccati da diversi edifici”.
Le inchieste condotte dalle autorità afgane dopo le proteste della popolazione locale e l’articolo di Starkey, hanno dimostrato che i Rambo americani fecero irruzione nella casa sparando a sangue freddo contro due bambini che dormivano in una stanza, Samargul e Ismael, entrambi di 12 anni, poi uccidendo l’anziano padrone di casa, Abdul Khaliq, che si era alzato dopo aver sentito gli spari, e infine ammanettando e giustiziando sul posto altri cinque ragazzini che dormivano in un’altra stanza: Samiullah, 12 anni, Atiqullah e Attahullah, 15 anni, Matiullah, 16 anni, Rahimullah e Sebhanullah, 17 anni. Nessuno di loro mai coinvolto in attività insurrezionali.
Due mesi dopo, a fine febbraio, il comando Nato è stato costretto ad ammettere l’errore, dicendo che quel raid “non avrebbe dovuto essere autorizzato”.

Paktya. Il 13 marzo, Starkey pubblica sul Times un nuovo articolo in cui accusa la Nato di aver insabbiato un’altra strage di civili innocenti compiuta nel corso dell’ennesima operazione notturna delle forze speciali Usa, risalente a circa un mese prima.
Secondo un comunicato Isaf, militari americani impegnati in un’operazione in un villaggio della provincia orientale di Paktya, erano stati “attaccati da diversi insorti” che poi son stati uccisi nello “scontro a fuoco”. Dopodiché, sempre secondo il rapporto ufficiale, i soldati avrebbero fatto una “raccapricciante” scoperta: i cadaveri di tre donne che erano state legate e uccise, vittime di un delitto d’onore.
L’inchiesta giornalistica di Starkey ha invece dimostrato che le forze speciali americane sono piombate in casa di un noto ufficiale della polizia locale, il comandante Daud, mentre era in corso una festa per la nascita del suo ultimo figlio. I soldati hanno aperto il fuoco uccidendo lui, suo fratello Saranwal Zahir, pubblico ministero, due donne incinte, Shirin e Saleha, e una ragazza di 18 anni, Gualalai. Alcuni giorni dopo, militari americani hanno offerto alla famiglia 2mila dollari di risarcimento per ognuna delle vittime.
Poche ore dopo la pubblicazione dell’articolo, un insolito comunicato Isaf definiva “categoricamente false” le informazioni riportate da Starkey, citandolo con nome e cognome e accusandolo di aver falsificato successive dichiarazioni di un portavoce Nato, salvo ammettere che la storia delle donne vittima di un delitto d’onore non era vera.

Terroristi.Gli stranieri parlano sempre di diritti umani – ha dichiarato al Times Mohammed Tahir, padre di Gulalai – ma a loro non gliene importa niente! Ci insegnano i diritti umani e poi ci uccidono. Non sono venuti qui per sconfiggere il terrorismo: loro sono i terroristi!“.
“Ci hanno dato dei soldi – protesta Haji Sharabuddin, padre di Daud e Saranwal Zahir – ma noi non vogliamo soldi! Hanno sterminato la mia famiglia: noi vogliamo giustizia! Non ci interessa più vivere, ci faremo saltare in aria in un attacco suicida, e tutta la provincia ci sosterrà!”.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

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