Home»Mondo»Mondo»World Urban Forum: nel Sud del mondo l’80% di abitanti delle città vive in slums
Immagine della baraccopoli di Kibera a Nairobi (Kenya)

“Le condizioni di vita nelle baraccopoli sono una violazione dei diritti dell’uomo”. Lo ha affermato il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon nel suo messaggio al quinto “World Urban Forum” organizzato da UN-Habitat che si è concluso venerdì scorso a Rio de Janeiro. “I bambini che non hanno acqua potabile, le donne che hanno paura per la loro sicurezza, i giovani che non hanno la possibilità di ricevere un’educazione decente hanno diritto a qualcosa di meglio e noi abbiamo la responsabilità di fare meglio” – ha aggiunto Ban.

Il Segretario generale dell’Onu ha quindi evidenziato che “Ogni anno 22 milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo sono riuscite a lasciare le baraccopoli durante il decennio passato. Ma questo risultato non è stato sufficiente. Il numero assoluto di abitanti delle bidonville è in realtà aumentato da 776 milioni nel 2000 ad oltre 827 milioni nel 2010“. Ciò significa che dal 2000 si sono aggiunti altri 55 milioni di abitanti delle baraccopoli alla popolazione urbana mondiale. Ban ha quindi manifestato il suo plauso alla “World Urban Campaign” promossa da UN-Habitat che intende permettere a governi, imprese e esponenti della società civile di discutere dei temi politici riguardanti l’urbanizzazione e di condividere gli strumenti per una gestione sostenibile dell’ambiente urbano.

Il Quinto Forum organizzato dal programma dell’Onu UN-Habitat ha avuto come tema Bridging the Urban Divide” ha cercato di affrontare i temi collegati agli effetti della rapida urbanizzazione sulle comunità, sulle città, le economie e il clima. Secondo le stime fornite da Sir John Kaputin, ex-segretario generale dei paesi del Gruppo Africa, Caraibi Pacifico (Acp) il 78% della popolazione urbana dei paesi del Sud del mondo vive oggi in baraccopoli, evidenziando così la necessità impellente e prioritaria di affrontare la questione da parte dei governi dei singoli paesi.

Occorre lavorare subito e intensamente nei paesi del Sud del mondo per affrontare la questione delle baraccopoli, degli ‘slums’, delle favelas, delle bidonville prima che sia troppo tardi e prima che le situazioni difficili di questi aree urbane diventino ingestibili” – è stato l’appello arrivato all’incontro.”È fondamentale lavorare su due fronti: riqualificare le aree marginali e, soprattutto, prevenire la creazione di nuovi insediamenti informali ai margini delle nostre città” – ha detto un partecipante africano alla tavola rotonda, riporta l’agenzia Misna.

Intervenendo al dibattito, il direttore dell’ufficio africano di Un-Habitat, Alioune Badiane, ha sottolineato l’importanza di una gestione trasparente del sistema di allocazione delle terre nei centri urbani dei paesi del Sud del mondo. “Finchè politici corrotti continueranno a gestire la terra delle nostre città, non riusciremo mai a controllare lo sviluppo nei nostri paesi” – ha detto Badiane. I partecipanti hanno ripetutamente invitato i governi a riconoscere pubblicamente che “i più poveri tra i poveri si trovano spesso nelle aree urbane“, anche per scoraggiare il fenomeno dell’inurbazione e dello svuotamento delle campagne, a danno di milioni di persone che ogni anno, inseguendo il sogno dello sviluppo urbano, finiscono per trovarsi in condizioni di vita estremamente più difficili di quelle che si registrano nelle aree rurali.

Garantire il “diritto alla città” rinunciando alla politica degli sfratti e condividendo in modo equo il suolo urbano“: lo hanno chiesto i movimenti sociali latinoamericani del Forum Sociale Urbanoriporta l’agenzia Misna. Pedro Franco, dominicano, rappresentante regionale dell’Alleanza internazionale degli abitanti, ha rilevato che “il diritto alla città è progressivamente sempre più riconosciuto in America Latina ed è stato anche inserito nelle legislazioni di alcuni paesi, come la Costituzione dell’Ecuador”. “Tuttavia, – ha notato – è ancora molto lontano dall’essere applicato e dovrebbe assicurare il diritto alla casa all’intera popolazione urbana”, passando anche per l’eliminazione degli sfratti che, secondo Pedro, “rispondono a una logica capitalista”.

Sulla stessa linea, anche la venezuelana Elisabeth Santos, direttrice della Rete metropolitana degli alloggi del Venezuela, ha denunciato l’esistenza di “latifondisti urbaniche si accaparrano migliaia di abitazioni per rivenderle al migliore offerente creandobolle immobiliariche rendono impossibile l’accesso alla casa per la popolazione povera. L’organizzazione di Santos ha tra l’altro promosso un’iniziativa per impedire gli sfratti arbitrari, che si è concretizzata in due decreti municipali nelle città venezuelane di Caracas e Valencia, battezzata “Sfratto Zero”. Intervenendo al dibattito, il vice-ministro degli Alloggi del Salvador, Edín Martínez, ha chiesto “azioni decise” per regolamentare in America Latina il diritto al suolo urbano e invertire la prassi che ha relegato i poveri a vivere nelle periferie o in insediamenti fatiscenti sorti senza autorizzazione particolarmente esposti, tra l’altro, agli effetti di inondazioni e smottamenti.

Secondo il rapporto “State of the World’s Cities 2010/2011“, l’Africa Sub-sahariana ospita il maggior numero di persone in baraccopoli, 199,5 milioni; seconda è l’Asia orientale, con 189,6 milioni, seguita da America Latina e Caraibi (110,7 milioni), Asia sud-orientale (88,9 milioni), Asia occidentale (35 milioni), Africa settentrionale (11,8 milioni) e Oceania (sei milioni). [GB]

Fonte: www.unimondo.org

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