Home»Nonviolenza»Disarmo»La strategia nucleare di Obama: “scudo” e first strike

Bombardiere nucleare B2

Manlio Dinucci  –  Tommaso Di Francesco

Ormai è certo: gli Stati uniti installeranno in Europa un nuovo «scudo» antimissili. Si chiarisce così l’equivoco, diffuso ad arte dai media, che il presidente Obama avesse rinunciato al piano, varato dal presidente Bush e fortemente contrastato dalla Russia. Come sono andate le cose, lo ha spiegato sul New York Times il segretario alla difesa Robert Gates, passato dall’amministrazione Bush a quella Obama. Fu lui, nel dicembre 2006, a raccomandare che gli Usa installassero 10 missili intercettori in Polonia e un radar nella Repubblica Ceca. E’ stato sempre lui, nel settembre 2009, a raccomandare al presidente Obama di scartare quel piano per sostituirlo con uno «più adatto». Conclude quindi: «Stiamo rafforzando, non cancellando, la difesa missilistica in Europa».

Nella prima fase, che sarà completata nel 2011, gli Usa dislocheranno in Europa missili intercettori Sm-3 a bordo di navi da guerra. Nella seconda, che diverrà operativa verso il 2015, installeranno una versione potenziata di questo missile, con base a terra, nell’Europa centrale e meridionale. Romania e Bulgaria hanno già messo a disposizione il proprio territorio. In Polonia è già in corso l’installazione di una batteria di missili Patriot, gestita da una squadra di 100 soldati Usa, nella città baltica di Morag, a circa 50 km dal confine con la Russia. Arriveranno quindi gli Sm-3 a bordo di navi Usa, dislocate nel Mar Baltico e, successivamente, i missili potenziati con base a terra. Il radar fisso, che avrebbe dovuto essere installato nella Repubblica ceca, verrà sostituito da un più efficiente sistema basato su aerei, satelliti e sensori terrestri.  Anche l’Italia, con tutta probabilità, ospiterà missili e altri componenti dello «scudo» Usa. Lo conferma indirettamente lo stesso Gates, quando parla della loro installazione nell’Europa meridionale. Va qui ricordato che l’Italia ha già aderito al piano dello «scudo», attraverso un accordo sottoscritto dal governo Prodi nel febbraio 2007.

Lo «scudo» antimissili, che gli Usa vogliono installare in Europa, è un sistema difensivo od offensivo? Per capirlo, basti pensare a due antichi guerrieri che si affrontano, uno armato di spada, l’altro di spada e scudo. Il secondo è avvantaggiato perché può attaccare e colpire, parando con lo scudo i colpi dell’avversario. Se un giorno gli Stati uniti riuscissero a realizzare uno «scudo» antimissili affidabile, essi disporrebbero di un sistema non di difesa ma di offesa: sarebbero in grado di lanciare un first strike contro un paese dotato anch’esso di armi nucleari, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare gli effetti di una eventuale rappresaglia. Proprio per questo Usa e Urss avevano stipulato nel 1972 il Trattato Abm che proibiva tali sistemi, ma l’amministrazione Bush lo affossò nel 2002. Il presidente Obama ha annunciato l’intenzione di ridurre l’arsenale nucleare statunitense negoziando un nuovo trattato Start con la Russia, ma ha ribadito che gli Usa manterranno un «sicuro ed efficiente deterrente nucleare». Ignora così la richiesta, avanzata da sei paesi europei (tra cui Belgio e Germania), che gli Usa ritirino le armi nucleari schierate in Europa. Non solo: secondo gli analisti del New York Times, la strategia che verrà enunciata nel prossimo Nuclear Posture Review prevede il ricorso al first strike, anche contro paesi non  dotati di armi nucleari ma che abbiano armi chimiche o biologiche

A Washington continuano a ripetere che lo «scudo» in Europa non è diretto contro la Russia, ma servirà a fronteggiare la minaccia dei missili iraniani. A Mosca lo considerano invece  un tentativo di acquisire un decisivo vantaggio strategico sulla Russia. E’ infatti chiaro che il nuovo piano prevede, rispetto al precedente, un numero maggiore di missili dislocati ancora più a ridosso del territorio russo. Inoltre, poiché saranno gli Usa a controllarli, nessuno potrà sapere se sono intercettori o missili per l’attacco nucleare. E, con i nuovi sistemi aviotrasportati e satellitari, il Pentagono potrà monitorare il territorio russo più efficacemente di quanto è in grado di fare oggi. Lo «scudo», che la Russia intende contrastare con «metodi adeguati e asimmetrici», non servirà quindi − come dichiara Gates − a proteggere il territorio europeo, in cui sono dislocati 80mila soldati Usa, creando una «Europa più sicura». Viceversa servirà a creare nuove tensioni, giustificando così un ulteriore rafforzamento della presenza militare Usa in Europa.

Manlio Dinucci  –  Tommaso Di Francesco

Fonte: il manifesto

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