Home»Articoli»LA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA CHE NON C’E’. A CHE SERVE VOTARE?
Democrazia e Partecipazione

Raffaello Saffioti

Siamo impegnati attorno un grande tavolo

 

Fin che ciascuno non saprà pensare

scrutando in quanto è scritto e sottinteso,

nei compagni, e in chi è pronto a profittarne,

non possedendo un minimo di metodo

per discutere e lavorare insieme,

 

solo una larva è la democrazia.

(DANILO DOLCI, Il limone lunare, Laterza, 1971, p. 100)

“Una crisi di regime”, di Stefano Rodotà (la Repubblica, 9 marzo 2010)

… il confine dell’accettabilità democratica è stato varcato”.

 

“Le macerie istituzionali”, di Adriano Prosperi (la Repubblica, 10 marzo 2010)

“Oggi non è solo all’Aquila che si deve sgombrare il terreno dalle macerie”.

La “Repubblica del Male Minore”.

Cosa significa la parola “democrazia”?

Questa parola è stata progressivamente svuotata del suo significato originario.

“Il dominio deforma poco a poco al proprio uso il concepire, succhia via il valore alle parole vive. (…) Ricordiamo Silone, in “Pane e vino”: ‘In nessun secolo la parola è stata così pervertita, come ora lo è, dal suo scopo naturale, che è quello di far comunicare gli uomini’.” (Danilo Dolci)

Non se ne può più. La misura è colma.

Il principio della scelta del male minore, seguito in ogni elezione, forse non vale più.

Ricordiamo Aldo Capitini:

Scegliere il “male minore è teoria non adatta a chi mira ad un rinnovamento profondo. Se Gesù Cristo avesse scelto il male minore fra la tradizione giudaica e il romanesimo, noi non avremmo tanto del bene che abbiamo” (Nuova socialità e riforma religiosa, Einaudi, Torino 1950, p. 19, citato da Rocco Altieri in “Nonviolenza e crisi politica”, su “Mosaico di pace”, n. 4, aprile 2007, p. 24).

Nel precipizio nel quale stiamo precipitando, sull’orlo dell’abisso, Capitini e gli altri maestri della nonviolenza, sono luci che ci illuminano col loro pensiero politico e con la testimonianza della loro vita.

La mia nozione di democrazia è che sotto di essa il più debole debba avere le stesse opportunità del più forte. Questo non può mai realizzarsi se non attraverso la nonviolenza. Nessun paese al mondo, oggi, mostra alcuna considerazione se non di tipo paternalistico per i più deboli … La democrazia occidentale, per come funziona oggi, è nazismo o fascismo annacquato. Al meglio è un mero mantello sotto cui celare le tendenze naziste o fasciste all’imperialismo…”.

(M. K. Gandhi, 1940, da Gandhi, Il mio credo, il mio pensiero, Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1992, pp. 347-348)

Se non significa per ognuno poter effettivamente partecipare, la parola democrazia manca di senso in ogni sistema politico: finché ognuno non viene rispettato come essere creativo già dalla sua infanzia; finché\ ognuno, persona o gruppo, esprimendosi impara a ipotizzare, confrontarsi, associarsi, costruire, esercitare civili conflitti. Senza vero comunicare non può esistere effettivo democratizzarsi, sia nel sistema capitalista che in quello socialista”.

(Danilo Dolci, Dal trasmettere al comunicare, Torino, Sonda, 1988, p. 174)

“La confusione talmente ci è immensa, nelle parole, nei concetti come nella pratica, che occorre insistere ad approfondire.

I moderni dominatori non sono riusciti a cancellare il senso di certe parole, non riescono a inibire il sogno della parola democrazia. E utilizzano questa etichetta, con attributi che ne intensificano l’attrazione (cristiano, ad esempio, sociale, liberale e altri), a ricoprire anche infami, corrotti regimi autoritari”.

(Danilo Dolci, La legge come germe musicale, Manduria, Lacaita, 1993, p. 95)

Perché la democrazia è un’idea-energia che sovente non si traduce in sistema democratico? […] Le dichiarazioni di principio sbandierate da diversi gruppi (“La giustizia è uguale per tutti” ecc. ecc.) sovente diventano esche per attruppare e imbonire ingenui clienti. In una nebulosità più vischiosa del nerume della seppia, l’inesperienza metodologico-strutturale dei rapporti valorizzatori non può certo essere ovviata soltanto da intermediari i quali, di fatto, risultino più interessati a sé (partiti lottizzatori e perfino individui lottizzatori) che a tutti: cioé ben altro che politici, che pretendono di agire nell’interesse del popolo”.

(Danilo Dolci, La legge come germe musicale, cit., pp. 95-96)

“Non di fronte alle imperfezioni dello scadere dall’ideale alla pratica: ci troviamo sovente di fronte a macchine clientelari-mafiose di consumata perizia. Oltre le politiche dei pennacchi e dei grintosi grovigli burocratici su masse docilmente sonnacchiose che si risvegliano avventurosamente solo quando forzate dalla fame, un nuovo mondo chiede che ognuno impari a partecipare coscientemente scegliendo.

Finché maggioranza e minoranza politica tramano trucchi e forche l’una contro l’altra (e anche al loro interno), come può la gente sentirsi parte di una fondamentale unità? Da qualche parte occorre sciogliere effettivamente il cerchio imprigionante. Essenziali risultano le iniziative di autogoverno, radicato dalla gente più semplice, capace di correlarsi contemperando i diversi interessi”.

(Danilo Dolci, La legge come germe musicale, cit., p. 96)

 

“Democratici, tutti si professano”

 

“Democratici, tutti si professano

ma chi ha soldi, può farsi sentire

o chi ha potere:

i preti possono

(dice “in nome del popolo”: ma chi!?)

penetrarti ingombrandoti di lagne

fin sotto le coperte, quando dormi;

i governanti possono

(dice “in nome del popolo”: ma chi!?)

annoiare miliardi di persone

col monotono gioco di sbranarsi

sorridendo più o meno educati;

i generali possono

(dice “in nome del popolo”: ma chi!?)

disporre della vita e della morte

facendosi sentire come vogliono,

perfino coi cannoni, ma nessuno

li arresta.

(Il trucco ormai è vecchio e pur continua:

nelle campagne povere si compra

il voto a mille lire o a qualche pacco

di pasta, o promettendo qualche cosa

a gente buona quanto credulona –

quando non si pretende a lupara;

dove si innalzano le ciminiere

i più scaltri, o per subdoli intrighi

o allo scoperto, pigliano i giornali,

si comprano le radio e le TV

intellettuali compresi.

La gente pensa poco e in gran parte

del mondo vota credendosi libera,

dove si vota,

segnando soprattutto come i furbi

le suggeriscono –

quando non spunta qualche salvatore

che a sistemare tutto, pensa lui).

E se un povero cristo vuole dire

a tutti gli altri cosa pensa e vuole?

l’urgenza del lavoro, del conoscere,

come incontrarsi,

come può crescere una nuova forza

di idee e di organismi?

Quando il povero cristo non ce la fa

fuma una sigaretta,

se la prende col mulo o con la moglie,

la rabbia gli si scarica impotente.

Da chi farsi sentire? I signori

hanno troppo da fare

non possono occuparsi anche di lui.

L’aria è zeppa al rifiuto

delle voci sicure che si incrociano,

di decrepite nenie col belletto

ma a milioni a milioni, ormai a miliardi

si frustrano i cristiani nei sobborghi

uno a uno impotenti: chi li ascolta?: –

non c’è posto alla voce

che veramente può interessarci.

Non mi sorprenderei

quando i poveri cristi si decidono

a montare una radio per sentirsi

e per farsi sentire – una radio

anche piccola

come in montagna per la resistenza

oppure a Praga -,

non mi sorprenderei se corazzate,

elicotteri vispi si lanciassero

cercando di afferrarla e denunciarla

“per avere tentato di turbare

l’ordine pubblico”.”.

(Danilo Dolci, Il limone lunare. Poema per la radio dei poveri cristi, Bari, Laterza 1971, pp. 34-36)

Raffaello Saffioti

Riferimento bibliografico

Raffaello Saffioti (a cura di), Breviario politico di noi cittadini sovrani (in: Pietro Pertici, La nonviolenza attiva in marcia, Libreria Editrice Fiorentina – Centro Gandhi Edizioni Pisa, 2007)

Fonte: www.uomoplanetario.org

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