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Prostituzione

Alberto Tundo

Sono giorni di lavoro febbrile e notti insonni. A Johannesburg, Pretoria, Città del Capo, Durban e in tutte le principali città sudafricane, i servizi di sicurezza si dannano l’anima in vista del grande appuntamento. A giugno il Sudafrica ospiterà i Mondali di calcio, un evento che catalizzerà l’attenzione di qualche miliardo di persone, una vetrina che consentirà alla giovane potenza africana di presentarsi al mondo. E i sudafricani vogliono farlo al meglio.

Arrivano le lucciole. Nulla dovrà andare storto, soprattutto in materia di sicurezza. E allora li servizi preparano una mappa del rischio e stende un elenco delle fonti di pericolo, che poi sono sempre le stesse: le organizzazioni terroristiche, la criminalità organizzata, i gruppi della galassia anarcoide e…..le prostitute.
Ebbene si, la polizia e l’intelligence dovranno vigilare su Al Qaeda e tutte le formazioni dell’islamismo militante ma anche su plotoni di donne, belle e quasi inarrivabili. Insomma, turbanti, passamontagna e collant, barbe lunghe, capelli rasati e cosce chilometriche, lunghe e incomprensibili rivendicazioni e voci flautate che sussurano un prezzo e promettono momenti di piacere. Sono tutte sullo stesso piano.
Lasciarsi scappare un sorriso è più che lecito ma la questione deve essere seria, se è arrivato ad interessarsene anche lo United Nations Office on Drugs and Crime, l’agenzia dell’Onu che si occupa di criminalità organizzata e traffici.
Sono circa 40 mila le “professioniste del sesso” che, secondo le stime fornite durante l’ultima riunione dell’Unodc, potrebbero arrivare nel Paese, ma la cifra potrebbe essere rivista al rialzo, dato che, per fare solo un esempio, le autorità del KwaZule-Natal hanno ammesso che sarà difficile blindare le coste, che rimangono il punto d’ingresso più permeabile.
“Gli organizzatori ci hanno detto di essere al corrente del fatto che sono state reclutate 40 mila nuove prestitute circa per venire in Sudafrica in occasione dei Mondiali“, ha detto David Bayever, vicedirettore dell’Agenzia antidroga del Paese. “Ci si attende che queste donne arrivino da tutto il mondo ma soprattutto dall’Europa orientale“.

L’incubo Aids. Non è un problema di pubblico pudore ma di sicurezza sanitaria. Molte di loro potrebbero essere incoraggiate a lavorare per strada, sui marciapiedi, in un Paese in cui l‘Aids è un vero e proprio flagello, in cui si contano circa 5,2 milioni di malati su poco meno di 50 milioni di abitanti, e dove si registrano 1400 nuovi casi e mille decessi al giorno.
Per questo il governo sta correndo ai ripari, sia sul fronte della sensibilizzazione che su quello della prevenzione. Quarantadue milioni di preservativi arriveranno presto dall’Inghilterra, nel tentativo di avere scorte sufficienti.
Oltre al problema Aids, c’è la consapevolezza che molte ragazze arriveranno in Sudafrica come schiave, vittime del traffico di donne, al servizio delle casse dei trafficanti di droga e di armi.
Un altro problema, poi, riguarda la prostituzione minorile. Migliaia di bambini porebbero essere avvicinati e sedotti dalla possibilità di guadagnare molti soldi in pochi minuti. Soprattutto i ragazzini delle zone rurali, le più povere, sono considerati a rischio. Senza contare che, nelle quattro settimane del torneo, le scuole resteranno chiuse e questo renderà ancora più facile il lavoro degli adescatori.
In Sudafrica sono attesi quasi mezzo milione di visitatori in occasione del campionato, che porteranno con sé un fiume di denaro ma anche molti problemi.
L’allarme dopotutto non è nuovo. Anche poco prima dell’inizio dell’ultima edizione dei Mondiali, giocati in Germania, Berlino aveva lanciato un allarme simile.
Anche allora si parlò di 40 mila prostitute pronte a vendere i loro servizi ai tifosi.
Fu materiale buono per un articolo di colore e poi non se ne parlò più.
Resta la curiosità su come possa essere l’elenco delle “most wanted” a disposizione della polizia sudafricana e su come funzionari e poliziotti riescano a non confonderlo con i calendari appesi alle pareti.

Alberto Tundo

Fonte: www.peacereporter.net

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