Home»Articoli»Disarmo nucleare: l’Italia tace

Esplosione atomica

Federica Mogherini

Il 2010 sarà un anno cruciale per il disarmo e la non-proliferazione nucleare. Mai come durante questi mesi, infatti, si sono intrecciati appuntamenti internazionali e decisioni di paesi rilevanti sulla questione della riduzione degli arsenali nucleari.

Già nella primavera del 2009, con uno storico discorso a Praga, Obama aveva delineato una svolta nella politica nucleare statunitense, affermando che un mondo libero da armi nucleari è non solo un obiettivo da perseguire nel lungo periodo, ma un’opzione da praticare con scelte coerenti già nell’immediato. La dottrina nucleare americana del dopoguerra fredda aveva già avviato una riduzione degli armamenti, ma conservando intatta la convinzione che solo con la deterrenza si sarebbe potuta perseguire la sicurezza. Obama ha rovesciato l’ottica, affermando che solo il disarmo avrebbe dato credibilità alle richieste di non-proliferazione.

Una rivoluzione di approccio, accompagnata dall’impegno a ratificare il Trattato sul bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt), ovvero a non sviluppare nuovi programmi nucleari. La ratifica del Trattato probabilmente non sarà in agenda prima del voto di mid term nel prossimo novembre, ma alcune scelte cruciali vengono fatte proprio in queste settimane.

Era attesa per gennaio – in tempo per l’approvazione del bilancio – la Nuclear Posture Review, il documento che ogni 4 anni ridefinisce la strategia nucleare americana. Contrasti all’interno dell’amministrazione – tra chi ritiene utile dare pieno impulso alla riduzione degli armamenti nucleari e chi crede invece vada mantenuta una capacità di deterrenza robusta – hanno portato a progressivi ritardi. Nel frattempo, il Congresso ha approvato maggiori spese per il nucleare – dichiarate da Biden necessarie proprio per ridurre l’arsenale ed ammodernare quello residuo.

D’altra parte, Obama ci ha insegnato proprio in questi giorni a non sottovalutare la sua capacità di portare avanti le sfide più difficili, anche se per strade tortuose e non sempre lineari. In ogni caso, il lavoro è in corso – come ha ben raccontato proprio Europa la scorsa settimana – e arriverà a definire la nuova Nuclear posture review entro la prima settimana di aprile, giusto in tempo per il summit di capi di governo che Obama ha voluto promuovere sul tema della sicurezza nucleare, il 12 e 13 aprile a Washington.

Meno di un mese dopo, a New York, la Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione sarà l’occasione per valutare la capacità dei 189 paesi firmatari di risolvere le tante contraddizioni che l’applicazione del trattato ha fin qui conosciuto, dopo il totale fallimento della stessa Conferenza 5 anni fa.
Parallelamente, altri tre fronti sono aperti.

Innanzitutto l’approvazione del trattato tra Stati Uniti e Russia che prenda il posto dello Start (Strategic arms reduction treaty) scaduto nel 2009 e ne riaffermi i contenuti ponendo nuovi e più ambiziosi obiettivi.
Su questo versante, si alternano da mesi voci di un sostanziale accordo e docce fredde. In secondo luogo, la revisione del concetto strategico della Nato che si compirà il prossimo novembre al vertice di Lisbona.

Infine, va segnalata l’iniziativa che cinque paesi europei (tra cui la Germania della Merkel) hanno recentemente preso per chiedere che non siano più dispiegate su territorio europeo armi nucleari tattiche, attualmente presenti in Belgio, Olanda, Germania, Turchia e Italia.

In tutto questo fermento, l’Italia tace. Un silenzio che stride con l’iniziativa che solo pochi anni fa Fini, D’Alema, La Malfa, Parisi e il professore Calogero avevano preso con una lettera aperta sul Corriere della Sera.

È di fronte a questo silenzio che abbiamo deciso, come parlamentari per il disarmo e la non-proliferazione nucleare e insieme al Segretariato del summit dei Premi Nobel per la pace, di offrire al nostro paese – alle sue istituzioni, all’opinione pubblica, all’informazione – una giornata di lavoro (programma in .doc) su questi temi in compagnia di Hans Blix, già direttore generale dell’Aiea e presidente della commissione sulle armi di distruzione di massa.

Oggi, alla sala del Mappamondo di Montecitorio, discuteremo insieme a lui, a due dei firmatari di quella lettera al Corriere (La Malfa e Parisi), e con chi in Italia più si occupa di disarmo e non proliferazione, del presente e del futuro delle armi nucleari, e del ruolo che il nostro paese può, potrebbe svolgere per un mondo libero da armi nucleari. Proviamo a rompere il silenzio.

Federica Mogherini


Fonte: www.perlapace,it

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