Home»Geopolitica»Cina, capro espiatorio della crisi Usa

Dollaro e Yuan

Enrico Piovesana

Il presidente americano Barack Obama e il suo ministro finanziario, Timothy Geithner, sembrano ormai decisi a denunciare la Cina per “manipolazione valutaria” nel prossimo rapporto semestrale del dipartimento del Tesoro, che verrà pubblicato il 15 aprile. Una denuncia che, secondo le leggi degli Stati Uniti, comporterebbe l’automatica imposizione di sanzioni economiche nei confronti di Pechino, e che comunque farebbe peggiorare ulteriormente le già tese relazioni sino-americane.

L’accusa contro Pechino. Washington accusa la Cina di mantenere artificialmente sottovalutata rispetto al dollaro la sua valuta, lo yuan (o renminbi), attuando di fatto una concorrenza commerciale sleale nei confronti degli Stati Uniti. Secondo i più influenti economisti americani, l’attuale cambio yuan/dollaro fissato da Pechino rende infatti troppo concorrenziali le merci cinese esportate negli Stati Uniti, penalizzando invece gravemente la competitività del ‘made in Usa’ sul mercato cinese e quindi la ripresa dell’economia e dell’occupazione negli Stati Uniti.
La politica mercantile della Cina è diventata ormai un ostacolo non indifferente per la ripresa economica: occorre fare qualcosa in proposito”, ammoniva domenica scorsa il premio Nobel per l’economia Paul Krugman dalle colonne del New York Times, commentando le dichiarazioni di Obama sulla necessità che la Cina “passi a tassi di cambio più in sintonia con il mercato”.

Le reazioni cinesi. In risposta alle crescenti critiche provenienti da oltreoceano, i governanti cinesi reagiscono con crescente irritazione.
“Non penso che lo yuan sia sottovalutato – ha dichiarato a nelle stesse ore il premier cinese Wen Jibao – e ci opponiamo a questa pratica di puntare il dito contro altri paesi, forzandoli a rivalutare la propria valuta”.
“Il nostro governo ritiene che il valore dello yuan sia materia di sovranità nazionale, che va decisa dalla Cina, e dalla Cina soltanto, senza pressioni e ricatti”, si legge in un editoriale del China Daily, organo del Partito comunista cinese. “Il nostro paese non ha intenzione di subire ulteriori atti di prepotenza proprio dalla nazione che ha portato il mondo sull’orlo del disastro economico. Noi cinesi ci ricordiamo bene degli abusi e delle prepotenze subite in passato, volte a svuotare i forzieri imperiali: le Guerre dell’Oppio, il saccheggio del Palazzo d’Estate, i Trattati Ineguali”.
Tra l’intellighenzia cinese è sempre più diffusa la convinzione che l’amministrazione Obama, a scopo di consenso interno, stia cercando di fare della Cina il capro espiatorio per la mancata ripresa economica.
“In questo momento la popolarità di Obama è in calo – afferma l’ex ambasciatore cinese a Washington, Zhou Wenzhong – e portare l’attenzione sui problemi del deficit commerciale è una mossa politicamente molto utile per lui”.
Gli Stati Uniti non dovrebbero accusare altri paesi per i loro problemi“, ha detto il vicegovernatore della banca centrale cinese, Su Ning.

Superbia cinese? Per contro, negli Stati Uniti e in Europa sta prendendo piede un atteggiamento sempre più sprezzante e ostile nei confronti della Cina. Le legittime obiezioni di Pechino ai diktat occidentali e il comprensibile irrigidimento della Cina di fronte alle continue provocazioni di Washington (i satelliti spia per monitorare le emissioni, il caso Google-Nsa, le armi a Tawian, l’incontro con il Dalai Lama) vengono letti come una dimostrazione di arroganza e sfrontatezza.
La Cina sta soccombendo alla superbia“, scriveva ieri sul Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard, noto giornalista economico britannico. “Ha scambiato la diplomazia ‘soft’ di Obama per debolezza, la crisi del credito Usa per il declino dell’economia americana, la propria bolla mercantilistica per una crescita economica reale. Si comporta con gli Stati Uniti come la Germania guglielmina si comportava con la Gran Bretagna alla vigilia della Prima guerra mondiale, giudicando in maniera del tutto errata il bilanciamento strategico dei rispettivi poteri e forzando la mano”.
Per fortuna nessuno prevede una guerra mondiale tra Usa e Cina: ma una guerra commerciale non è da escludere.

Enrico Piovesana

Fonte: www.peacereporter.net

eBook

One Response to "Cina, capro espiatorio della crisi Usa"

  1. Bertrand   20 marzo 2010 at 09:25

    Abbastanza originale il fatto di difendere un regime totalitario che è anche per la censura di internet, per la difesa della casta e per la negazione di ogni manifestazione pubblica di pensiero difforme dal regime contro l’America di Obama…
    Davvero originale: ma assolutamente non condivisibile.
    La madre delle dittature (anche culturali) è sempre incinta!

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • ABOUT
  • CONTACT