Home»Articoli»Primo Piano»Basta leggi ad personam e attacchi ai giudici. Dalla CEI, Mons. Mogavero batte un colpo
Domenico Mogavero - vescovo

Valerio Gigante

Lo avevamo anticipato presentando in anteprima il documento della Cei sul Mezzogiorno (v. Adista n. 12/10): all’interno della Conferenza Episcopale Italiana cresce il malumore nei confronti dell’attuale maggioranza parlamentare e dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. Vuoi per la pressione di una base cattolica che, seppure in maniera ancora assai frammentata ed ancora poco coordinata, inizia a farsi sentire; vuoi per le molte questioni su cui l’esecutivo sta mostrando di arrancare, vuoi per un malessere che nelle diocesi i vescovi non possono non intercettare, si stanno intensificando le occasioni in cui da parte di esponenti della gerarchia giungono stoccate e critiche esplicite al governo. L’ultima è arrivata da mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del Consiglio per gli affari giuridici della Cei, che, nel corso di un’intervista rilasciata a Marco Politi sul Fatto Quotidiano del 4 marzo scorso, ha denunciato la “grave crisi morale”, che avvelena l’Italia ed ha lanciato l’allarme della Chiesa nei confronti delle “leggi su misura” e dei continui “insulti ai magistrati”.

“Si sta diffondendo una grave situazione di sfiducia nelle istituzioni, sfiducia nella politica che non è servizio, sfiducia nella legalità e nell’impegno sociale”, ha detto mons. Mogavero. Che ha aggiunto: “Nel recente documento dei vescovi sul Mezzogiorno parliamo della tentazione di considerare i ‘mali’ come fenomeno antico e invincibile”. E il sistema della corruzione che va emergendo nelle ultime settimane è “una ‘fogna’ peggiore di Tangentopoli”. In qualche modo, infatti, spiega il vescovo di Mazara del Vallo, “Tangentopoli riguardava certe forze della società italiana, che miravano ad assicurarsi fette di potere e di benessere. Oggi assistiamo ad una situazione in cui si baratta la dignità delle persone. Un vero e proprio mercimonio, che non mira nemmeno all’affermazione della propria impresa o parte politica. Certe bassezze che si riscontrano nel sistema corrotto, se è vero quanto si racconta, sono il segno di generale banalizzazione: quasi ci si accontentasse di un ‘boccone’ e basta”. Così, “oggi l’elettore non ha la possibilità di esprimere le sue preferenze, i partiti gli chiedono il voto e poi lo attribuiscono come vogliono”; “si decide tutto in modo verticistico e centralistico”. Intanto, invece di mettere mano alla questione morale, si persegue la strada della delegittimazione continua della magistratura: “La legge vale per tutti e specie per i politici. Basta con i provvedimenti su misura”, ha tuonato mons. Mogavero. “La legge vale per tutti. Tutti devono agire in modo conforme alla legge nel contesto socio-politico dato. Non si può invocare il consenso popolare per fondare una propria impunità”. Certo, ammette l’esponente della Cei, “nella magistratura si possono riscontrare spinte corporative, ci sono modelli legislativi da migliorare, ma come Dio comanda, per usare un’espressione popolare. Non si può creare una delegittimazione di tutti, non si possono definire ‘banditi’”. E allora, è l’invito del vescovo, si facciano pure delle riforme, purché esse “non appaiano una vendetta del mondo politico verso l’ordine giudiziario. Perché il magistrato risponde alla legge e se le leggi sono mirate a risolvere problemi particolari, il diritto si ribellerà e la strumentalizzazione sarà un danno per tutti. Insomma, non si possono ritagliare le leggi su misura, altrimenti un domani, un domani molto vicino, tutto questo si ritorcerà contro la comunità nazionale”.

Nel clima attuale di scontro e delegittimazione continua all’interno delle istituzioni, anche i cattolici impegnati in politica vivono, secondo mons. Mogavero, un momento di crisi e sbandamento: “È difficile dare adesione o consenso alle forze politiche, perché le proposte progettuali sono insoddisfacenti per noi cattolici”. E se la risposta non sta “né nel rimpianto del passato né in un nuovo partito cattolico” – perché, ammonisce, “l’unità politica dei cattolici è tramontata” – è chiaro che allo stato attuale “per un cattolico è improbo militare nei partiti esistenti. La crisi delle persone, passate da un polo all’altro, rivela la difficoltà dei cattolici di portare avanti i loro valori e ottenere considerazione”. Nell’attesa che si realizzi l’auspicio del card. Angelo Bagnasco che nasca una nuova generazione di cattolici “per i quali la politica sia una dimensione alta”, conclude l’esponente della Cei, la Chiesa deve lavorare affinché le giovani generazioni si indirizzino “verso quel quadro di valori, che è già insito nella natura umana: il bene comune, la solidarietà, la legalità, la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo, l’accoglienza, la spiritualità. Sono tutti valori umanistici per far sì che l’uomo sia un uomo. Se non ci riusciamo, rischiamo di avere un’Italia in cui ognuno va per conto suo”.

Valerio Gigante

Fonte: Adista

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