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    Pace tra le nazioni

    Laura Tussi

    Il difficile problema della contemporaneità consiste nell’assemblare il particolare e l’universale, il locale e il globale, evitando, al contempo, che l’universalità si traduca in omologazione totalitaria, con la conseguente riduzione delle varietà di forme di vita e di cultura, di intelligenze, saperi e linguaggi, dove la legittima difesa della particolarità deve evitare il rischio del localismo, del culto esasperato delle radici, in quella ossessione identitaria, causa di violente divisioni, di conflitti e discriminazioni, in cui l’identità degli altri risulta fissata in stereotipi ai quali si attribuiscono carattere di fissità e negatività, considerando in modo dispregiativo l’immigrato e il “diverso”.

    La paura della differenza produce attribuzioni di identità svalutative e negative, creando insormontabili barriere mentali e simboliche, muri, limiti e confini che legittimano e razionalizzano giudizi di inferiorità e pratiche di intolleranza, razzismo, sopraffazione e violazione dei diritti imprescindibili della persona.

    Il genere umano possiede risorse e capacità creative inesauribili nella possibilità di una nuova creazione di cittadinanza planetaria, cosmopolita, internazionale attraverso l’educazione della trasmissione del passato, nel recupero della memoria storica e, al contempo, apertura della mente per accogliere il nuovo, il cambiamento, la diversità, l’anormalità, al centro della innovativa missione di una progressiva progettualità interculturale del pensiero delle differenze.

    Nessun popolo può arrogarsi il diritto di una priorità cronologica e superiorità qualitativa, perché ogni civiltà si costituisce su un terreno interculturale, ossia come la risultante di interazioni transculturali, in quanto ogni cultura si è sempre formata grazie alla complessiva intermediazione con altri saperi, linguaggi, valori, fedi e culture diversi e differenti da sè.

    Ogni specifica cultura non è univoca ed unica, ma plurale, prodotta da una molteplicità dinamica di differenziazioni, scambi, ibridazioni, commistioni, contaminazioni e innesti. L’approccio interculturale si propone come dialogo, ossia come semplice confronto tra opinioni definite e consolidate, dove gli interlocutori sono disposti a mettere in discussione tutti i loro presupposti, gli impliciti preconcetti e persino se stessi.

    La globalizzazione, realizzando un unico orizzonte per una molteplicità di realtà locali, potrebbe apparire come la migliore occasione per intendere la cultura a livello interculturale. Al contrario, le tendenze che caratterizzano la globalizzazione conducono all’azzeramento ed all’omologazione delle differenze e quindi all’eliminazione della molteplicità che determina lo sviluppo di ogni singola cultura. Infatti, con l’economia globale, trattare le culture come identiche non significa considerarle uguali sul piano del valore, ma semplicemente equivalenti sul piano di particolari interessi mercantili ed economici. La globalizzazione dei mercati rischia di esasperare l’incidenza del fenomeno migratorio, se non si attua un miglioramento generalizzato della condizione dei lavoratori dei paesi del sud del mondo, costretti comunque ad emigrare alla ricerca di condizioni di vita migliori. L’aumento del divario tra i paesi del nord e del sud del mondo e le nuove condizioni di instabilità e di tensione tra i popoli hanno visto pesantemente compromessa la possibilità di scambio e di dialogo tra versioni del mondo differenti, apparse irriducibilmente contrapposte per certi aspetti.

    L’educazione interculturale rappresenta il riconoscimento del valore delle pari dignità e opportunità delle diversità da promuovere, rispettare e valorizzare e per questo costringe a ripensare le molteplici e quotidiane manifestazioni di razzismo, intolleranza, incomprensione intersoggettiva tra individui, contro genti e minoranze, con persistenti azioni di discriminazione, con squilibri evidenti tra gruppi sociali, tra le culture ricche e articolate e le realtà del silenzio, depresse e dimenticate. Oltre il muro del pregiudizio, del limite della discriminazione, del confine intersoggettivo del razzismo occorre costruire un pensiero transculturale che transiti oltre le singole culture, con la sottoscrizione di intenti comuni e valori condivisi per poter pensare e realizzare un progetto di coesistenza pacifica in cui assicurare ai singoli, ai gruppi e ai popoli, i fondamentali diritti alla libertà, alla creatività, alla conoscenza, al rispetto delle proprie differenze di lingua, cultura e religione, per costruire un’autentica inter-trans-cultura, fondata su un grande investimento pedagogico che coinvolga le varie istituzioni educative nell’elaborazione di un progetto formativo finalizzato ad educare nella differenza, al dialogo e al confronto interculturale.

    Un pensiero inter-trans-culturale è capace di contrastare l’uniformità, l’omologazione, il conformismo e la chiusura culturale, cause di massificazione, intolleranza e assenza di progettualità per il futuro.

    L’intercultura è un modo di essere del pensiero che si conquista a livello di conoscenza, di comprensione e di interpretazione dell’alterità, nella pratica del pensiero plurale, nella relazione creativa, al fine di apprendere e ragionare in forma esplorativa e transitiva, esaltando la propria componente critica e creativa che attiva la propria natura complessa e multiforme.

    Bandiera Peace Pace

    L’intercultura è un pensiero problematico capace di pensare la complessità e di muoversi dialetticamente e dialogicamente tra i molteplici piani esistenziali e culturali del reale, per educare metacognitivamente in maniera complessa, trasversale, transcognitiva, sviluppando una conoscenza della conoscenza e sapendo gestire i saperi e le informazioni del piano autentico e reale dell’esistenza, in modo da confutare, a livello pratico e dialettico, pregiudizi, dogmi e stereotipi, fonte di vari razzismi e discriminazioni.

    Per vincere la sfida dell’intercultura e della transcultura nel realizzare l’autentica democrazia e per costruire una cultura democratica che si espande nell’intero pianeta, occorre dotarsi di alfabeti complessivi, innovativi linguaggi e antichi saperi molteplici e articolati, che riescano ad accomunare e intrecciare dialetticamente e creativamente il vicino e il lontano, la microstoria e la macrostoria nella particolarità e nell’universalità, affinché la valorizzazione della propria identità e della personale autonomia intellettuale riescano a contrastare i meccanismi della dipendenza, dell’omologazione, nella direzione di un comune progetto di liberazione dalle vecchie e nuove forme di esclusione, dipendenza, discriminazione e razzismo.

    La donna e l’uomo contemporanei sono obbligati alla convivenza multiculturale e plurale, nell’impegno a ridurre gli aspetti negativi della vicendevole incomprensione e a valorizzare le potenzialità del confronto, dove l’incontro con l’alterità è un problema emergente per l’incombere di possibili conflitti planetari e per l’espandersi della migrazione incontrollata e non tutelata che però consiste in una preziosa occasione per la ricostruzione di un dialogo e di un confronto attualmente compromessi.

    La rivoluzione culturale planetaria del dialogo deve partire dal principio che prevede l’altro come donna e uomo nella reciproca diversità dove è possibile scoprire l’uguaglianza civile di pari diritti, dignità e opportunità, riconoscendo se stessi nell’altro e l’altro in sè, in un’inedita idea di cittadinanza che sappia valorizzare la positività delle differenze, senza tralasciare l’importanza della realizzazione di un senso di pluriappartenenza planetaria, oltre i confini non solo geografici, ma anche mentali, esistenziali, intersoggettivi.

    L’educazione alle differenze comporta la capacità di oltrepassare i propri confini, i propri particolarismi e di imparare a ricercare e a interconnettere le differenze attraverso un pensiero transitivo, capace di interagire dialetticamente e trasversalmente tra lingue, culture, fedi, valori, riconoscendo la creatività delle differenze, del pluralismo di forme e colori, di suoni e odori, di idee e valori apportati dalle genti che attraversano i nostri territori.

    Occorre imparare a riconoscere tali diversità, esercitandosi nella logica dell’intreccio, piuttosto che nella cesura e nello scambio piuttosto che nello scontro.

    Donne e uomini provenienti da terre lontane portano la ricchezza di differenze che si esprimono nell’originalità e nella particolarità dei movimenti, dei gesti, dei suoni e degli accenti della lingua, degli ornamenti e degli abiti, dove le diversità si interconnettono e si moltiplicano, facilitando occasioni di scambio e confronto. Per questi motivi, l’educazione alle differenze e al pluralismo comporta una costante analisi percettiva, sensoriale, intellettuale, emotiva e relazionale, alla scoperta di molteplici differenze che arricchiscono le “nostre” città occidentali.

    Laura Tussi

    Fonte: www.peacelink.it

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