Home»Articoli»Primo Piano»Per Berlusconi “meno immigrati, meno crimine”, ma è vero?

Immigrato

Fabio Pipinato

Una “riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno ad ingrossare le schiere dei criminali”. Con questa dichiarazione il premier Silvio Berlusconi al Consiglio dei Ministri di Reggio Calabria offende la Comunità Internazionale presente in Italia e non nata in Europa. Solo per fare un esempio, stando alle sue dichiarazioni: se il suo amico Vladimir Putin tornasse in Italia andrebbe automaticamente ad ingrossare le schiere dei criminali. Essendo, per nascita e residenza, lui stesso un extracomunitario.

Il G8 stesso non potrà più avere luogo in Italia in quanto la presenza di leader extracomunitari inficia la sicurezza del paese. Il premier, inoltre, vuole sfoltire la sua squadra allontanando Dida, Kakha, Oguchi, Marek, Silva, Clarence, Mathieu, Dominic, Klaas-Jan e Ronaldinho. Forse è meglio non far sapere che Andrea Pirlo è di origine zingara (Sinti).

Il Vaticano dovrebbe preoccuparsene perché gran parte dei suoi vescovi e cardinali saranno confinati dentro le mura fatte costruire da papa Leone IV° e gli ambasciatori e consoli di tutto il mondo si vedono costretti a non varcare le soglie della propria residenza tutelate, lo spero, dal diritto internazionale. Se fanno un passeggiata nel centro storico rischiano d’ingrossare le fila della criminalità organizzata.

La cosa grave è che la frase è stata pronunciata in una terra come la Calabria ove, non solo a Rosarno, è stato sfruttato lavoro schiavo. Il Consiglio dei Ministri ha scaricato indiscriminatamente il problema della legalità non sull’incapacità storica di controllare il territorio ma sulla presenza degli extracomunitari alimentando ulteriormente la tensione tra le comunità indigene e quelle straniere. Il fatto è accaduto incredibilmente dopo la “giornata della memoria” istituita per ricordare e prevenire immani tragedie nate a partire dalla “teorizzazione della discriminazione”.

Le affermazioni del Premier sono offensive non solo nei confronti della stampa straniera da sempre presente numerosa in Italia ma di tutti gli stranieri non comunitari dimentichi che i comunitari sono un dodicesimo dell’umanità. Affermazioni peraltro pericolose in quanto contribuiscono a fomentare un clima d’odio di cui il Paese non ha francamente bisogno.

Secondo l’Istat, il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è “solo leggermente più alto” di quello degli italiani ed è addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni. Di fatto, i dati sono “equiparabili”. E’ vero invece che la stragrande maggioranza dei reati commessi da stranieri in Italia è opera di immigrati irregolari. Ciò è dovuto al “pacchetto sicurezza”: 4 stranieri su 5 denunciati hanno commesso reato con il solo ingresso in Italia senza permesso di soggiorno.

Assieme a Caritas Migrantes auspichiamo che si “lavori per regolare da subito la situazione di tanti immigrati presenti nel nostro territorio” unica modalità per non fornire mano d’opera alle organizzazioni criminali nostrane che avrebbero dovuto essere l’oggetto del piano antimafia presentato a Reggio Calabria.

Il 2010 è l’Anno europeo della lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Mario Marazziti sull’ultimo numero di Aesse ci ricorda che uno dei valori su cui si fonda l’Unione europea è proprio la solidarietà, un valore particolarmente importante in questo momento di crisi. “Unione” significa affrontare la crisi economica insieme, nella solidarietà, dando sicurezza all’individuo e alla collettività”.

Così l’Europa racconta a se stessa i perché dell’anno dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale. C’è un Dna inclusivo. L’esclusione sociale che molti predicano ed auspicano mette in discussione l’anima stessa europea. E al centro del 2010 c’è anche la necessità di coinvolgere i cittadini, gli europei, noi. Tra gli obiettivi, la “coesione sociale”, fondata sull’idea che sradicare la povertà è interesse di tutti.

Poveri e immigrati, invece, vengono sempre più indicati come causa del disagio e non vittime, fino a campagne che li indicano come “capri espiatori”. “La barca è piena”, “troppi clandestini” sono un mantra insistente, ignorante e sospetto. Occorre svuotare questa predicazione del disprezzo che rende disumani e diventa un boomerang anche per la sicurezza.

La sfida è davvero quella di sradicare la povertà in casa e nei Sud del mondo, dove 25 milioni di persone hanno l’Aids ma non le cure, e 55 milioni di bambini invisibili, mai registrati, nascono ogni anno. Insomma, lotta alla povertà, non ai poveri. Cominciamo dall’integrazione sociale degli immigrati. Dalla cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia e per percorsi meno a ostacoli per gli adulti.

Fabio Pipinato

Fonte: www.unimondo.org

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