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Euro banconote

Fabio Pipinato

Il Corsera ha confermato che in Italia i più ricchi sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, le due categorie su cui poggiano il prelievo fiscale e la tenuta dello Stato. Solo tre italiani su mille denunciano un reddito superiore ai 150 mila euro, e sono per l’appunto quasi tutti dipendenti o fruitori di pensioni. Lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori, artigiani, albergatori e commercianti in Italia costituiscono le categorie più povere, quelle che all’Agenzia delle Entrate denunciano il reddito più basso e pagano meno tasse.

L’Italia vanta anche un’altra particolarità fra le nazioni europee più sviluppate: è il Paese dove l’evasione fiscale è maggiormente diffusa e praticata. Il Ministero dell’Economia stima in centinaia di miliardi di euro l’ammontare del denaro sottratto alle casse dello Stato attraverso l’evasione. Secondo l’Istat, il calcolo è in difetto perché l’economia sommersa nel Belpaese si aggirerebbe attorno al 20% del prodotto interno lordo, cioè 280 miliardi di euro l’anno. Un primato che ci fionda direttamente in testa alla classifica dei paesi europei per evasione fiscale, con il doppio della media degli altri paesi, il triplo di quella di chi è più abile nella lotta alle entrate in nero.

Secondo il direttore de L’Adige, Pierangelo Giovannetti, un paese che tollera questa vergogna nazionale non potrà mai abbassare le tasse. Le imposte, infatti, in Italia sono altissime perché i contribuenti onesti devono pagare anche quelle dei disonesti che non le pagano. E fin tanto che gli evasori saranno tollerati se non addirittura favoriti come nel recente provvedimento governativo dello scudo fiscale, non solo le tasse resteranno alte, fra le più alte d’Europa, ma risorse enormi saranno sottratte ai bisogni della collettività. Risorse che vengono condonate ai più «furbi», con danno enorme per tutti i cittadini e il continuo perpetuarsi di un’ingiustizia somma, avallata spesso moralmente e politicamente ai più alti vertici governativi.

Se tutti pagassero regolarmente le tasse, sempre secondo Giovannetti, si potrebbe raddoppiare le prestazioni della sanità e della scuola o rivoluzionare gli interventi per le famiglie e gli anziani. Per ciò che ci riguarda, trovare le risorse per la ricerca, la cooperazione internazionale, l’accoglienza dello straniero. Ancora. Si potrebbe pagare la nostra quota parte per il fondo Aids, raggiungendo gli Obiettivi del millennio. Don Ciotti è stato severo all’incontro per la “Carta di Terni”: non si possono giustificare in questo momento politiche che tagliano risorse, indeboliscano le politiche per il lavoro, per i giovani, per l’integrazione. Ci si nasconde dietro la crisi economica, si taglia dappertutto e ci si inventa lo scudo fiscale, la vendita dei beni confiscati alla mafia, si taglia su scuola e giustizia. Invece di cambiare direzione alla battaglia si approfondisce il solco delle disuguaglianze. E’ pura miopia e questa miopia genera paura“.

Invece di inasprire la lotta all’evasione fiscale in nome del bene comune, la politica sembra ora preferire che a pagare le tasse siano sempre e soltanto i soliti noti, quel 10% di contribuenti – in gran parte lavoratori dipendenti – che da soli versano oltre la metà delle imposte incassate dal Tesoro. Il fatto è che un Paese che affida la sua tenuta in gran parte alla tassazione del lavoro non ha prospettive di crescita. Un Paese che tollera ridicole imposizioni del 12,5% sugli investimenti finanziari e le speculazioni di borsa, e applica invece aliquote anche del 43% sul lavoro, non ha grandi possibilità di sviluppo. Se a ciò si aggiunge la beffa che chi denuncia al Fisco regolarmente il proprio reddito paga due volte, una con le tasse e l’altra quando deve fruire dei servizi pubblici, saldando tariffe piene mentre chi ha evaso il fisco ne usufruisce gratis (fa testo la denuncia dei redditi), ecco che il sistema non solo non può reggere, ma rischia di deflagrare in scontro sociale.

Far pagare le tasse a tutti, per pagarne tutti di meno, è una priorità dell’Italia di oggi. E un maggiore controllo sociale, garantito da una regolare e pubblica diffusione delle dichiarazioni dei redditi, dovrebbe essere esigenza primaria del Governo e dell’Agenzia delle entrate. Anzi, un impegno di serietà di fronte ai cittadini. Forse lo slogan che ha animato i decenni precedenti “pagare tutti – pagare meno” ha sapore ideologico, ma “pagare tutti” non corre certo questo rischio.

Questo potrebbe essere uno degli argomenti per l’incontro del 6-7 marzo promosso dalla Tavola per la Pace dal titolo “Crisi della politica: quali sono le nostre responsabilità?” Almeno questa volta crediamo sia opportuno parlare anche di denari, di tasse, di equità sociale. Insomma, di tenuta del sistema Italia se vogliamo un clima meno conflittuale avvicinandoci, nel contempo, alla gente.

Fabio Pipinato

Fonte: www.unimondo.org

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