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Gandhi legge

Øyvind Tønnesson

Le domande più frequenti al riguardo sono: forse l’orizzonte della commissione norvegese per l’assegnazione era troppo ristretto? I membri della commissione non furono capaci di valutare le lotte per la libertà dei popoli non europei? O temevano di assegnare un premio che avrebbe inquinato le amichevoli relazioni tra Norvegia e Regno Unito?

In vita, Mohandas Gandhi ebbe molti ammiratori, in India e all’estero. Ma fu il suo martirio, nel 1948, a farne un simbolo di pace universale. Ventun anni dopo, fu commemorato in un francobollo due volte più grande dello standard, nel Regno Unito.

Gandhi fu candidato al Nobel in 1937, 1938, 1939, 1947 e in ultimo, poi giorni prima di essere assassinato, nel gennaio 1948. L’omissione è stata rimpianta da successivi membri della commissione per l’assegnazione del Nobel; quando il Dalai Lama ricevette il premio per la pace, nel 1989, il presidente disse che questo fosse “in parte un tributo alla memoria del Mahatma Gandhi“. Eppure la commissione non si é mai pronunciata circa le motivazioni per la mancata assegnazione del premio a Gandhi, e fino a poco tempo fa le fonti che potrebbero gettare luce della questione non sono state accessibili.

Chi era il Mahatma Gandhi?

Mohandas Karamchand – noto come Mahatma o “grande anima” – Gandhi nacque a Porbandar, la capitale di un piccolo principato oggi nello stato del Gujarat, nell’India occidentale, di cui il padre era ministro. La madre era un’hindu profondamente religiosa. Lei e il resto della famiglia Gandhi appartenevano a una branca dell’hinduismo in cui la non violenza e la tolleranza tra gruppi religiosi erano valori molto importanti. La famiglia di Mohandas è stata successivamente considerata un fattore chiave nella spiegazione del suo ruolo nella societá indiana. Nella seconda metà della decade 1880-90 egli fu mandato a Londra dove studiò giurisprudenza. Completati gli studi rientrò in India per lavorare come pubblico ministero, e successivamente, nel 1893, in Sud Africa, a Natal, dove fu assunto da una compagnia di commercio indiana.

In Sud Africa Gandhi lavorò al miglioramento delle condizioni di vita della minoranza indiana. Questo lavoro, specialmente rivolto contro la crescente legislazione razzista, vide in lui l’evolversi di un forte impegno nazionalista e religioso, insieme alla coscienza dell’importanza del sacrificio personale. Egli introdusse con successo un metodo nonviolento nella battaglia indiana per i diritti umani di base. Il metodo – satyagraha “la forza della verità” – era fortemente idealista; senza rifiutare la legge come principio gli indiani avrebbero dovuto disobbedire alle leggi ingiuste o irragionevoli. Ciascun individuo avrebbe poi accettato la punizione per aver violato la legge. Avrebbe dovuto con calma e determinazione rifiutare la legittimità della legge in questione, e questo avrebbe fatto riconoscere all’avversario – l’autorità sud africana prima e il potere britannico in India successivamente – l”illegalità della propria legislazione.

Quando Gandhi tornò in India nel 1915, in India erano la fama dei suoi successi in Sud Africa lo aveva preceduto. In pochi anni, durante la prima guerra mondiale, divenne uno dei leader del Congresso Nazionale Indiano (INC, da qui Congresso). Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, portò avanti una serie di campagne nonviolente contro le autorità britanniche, contemporaneamente fece enormi sforzi per avvicinare le comunità hindu, islamica e cristiana, e a favore dell’emancipazione degli “intoccabili” nel sistema rituale hindu. Molti dei suoi connazionali apprezzarono l’uso dei metodi nonviolenti contro il potere britannico principalmente per ragioni tattiche, ma per Gandhi la nonviolenza fu sempre un valore e un principio. La fermezza su questo punto gli guadagnò il rispetto della gente indipendentemente dall’affiliazione al movimento nazionalista o dalla religiosa. Persino i giudici britannici che lo condannarono alla prigionia riconobbero la sua eccezionale personalità.

La prima candidatura al premio Nobel per la pace

Tra i principali sostenitori di Gandhi erano i membri dell’associazione “Friends of India,” con sedi in Europa e negli USA a partire dai primi anni ’30. L’associazione rappresentava diverse correnti di pensiero. I religiosi tra i membri, ammiravano lo spirito di Gandhi, la sua pietà, gli anti-militaristi e i radicali la sua filosofia non violenta e l’anti-imperialismo.

Nel 1937 un membro del parlamento norvegese, Ole Colbjørnsen (Labour Party) nominò Gandhi alla candidatura per il premio Nobel per la pace, ed egli rientrò nella lista breve dei 13 candidati considerati dalla commissione. Colbjørnsen non scrisse la ragione per la candidatura da sé, fu la donna alla guida dell’associazione “Friends of India” norvegese a farlo, naturalmente offrendo un ottimo profilo.

Il consigliere della commissione, il professor Jacob Worm-Müller, che scrisse un report su Gandhi, fu molto piú critico. Da un lato, condivise l’ammirazione generale verso Gandhi come individuo, “egli è senza dubbio un uomo nobile e buono, un asceta – un uomo prominente che meritatamente è ammirato e rispettato dalle masse indiane”, ma dall’altro nel considerarlo un leader politico il professore norvegese lo descrisse in toni meno favorevoli. Ci sono “violenti rivolgimenti nelle sue politiche, che i suoi stessi seguaci faticherebbero a spiegare (…) é un combattente per la libertà e un dittatore, un idealista e un nazionalista; spesso un santo, muta improvvisamente in ordinario uomo politico.”

Gandhi ebbe molte critiche nell’ambito del movimento internazionale per la pace. Il consigliere della commissione norvegese fece riferimento a queste critiche sostenendo che egli non fosse consistentemente un pacifista, e che avrebbe potuto prevedere la degenerazione di alcune delle campagne nonviolente contro il potere britannico in violenza e terrore, come durante la prima campagna di non cooperazione, nel 1020-21, quando la folla a Chawri-Chawra, nelle province unite diede fuoco alla stazione di polizia, dopo aver ucciso molti dei poliziotti lì presenti.

Una delle frequenti critiche da parte dei non indiani, era anche la posizione politica di Gandhi, quale nazionalista indiano. Nel suo rapporto il professor Worm-Müller espresse dei dubbi personali circa l’universalità degli ideali gandhianani, rispetto al loro occorrere specificamente indiano: si potrebbe dire che la lotta di Gandhi in Sud Africa avvantaggiò solo gli indiani, ma non fu significativa nel mutare le pessime condizioni di vita di alcuni strati sociali sudafricani.”

Il vincitore del premio Nobel per la pace 1937 fu Lord Cecil of Chelwood. Non sappiamo se la commissione considerò seriamente la candidatura di Gandhi per il 1937, e tuttavia sembra improbabile. Ole Colbjørnsen ripropose la candidatura nel 1938 e nel 1939, ma sarebbero passati altri 10 anni perché Gandhi tornasse nella lista breve dei candidati.

1947: Vittoria e sconfitta

Nel 1947 la candidatura di Gandhi arrivò per telegramma dall’India, passando per il Norwegian Foreign Office. La inviavano B.G. Kher, primo ministro di Bombay, Govindh Bhallabh Panth, presidente delle Province Unite e Mavalankar, il presidente dell’assemblea legislativa indiana. Gli argomenti a sostegno della candidatura erano scritti in forma telegrafica, il messaggio di Govind Bhallabh recitava: “Raccomandato per il premio Nobel del corrente anno Mahatma Gandhi architetto della nazione indiana e maggior esponente vivente dell’ordine morale, campione di pace oggi.” Tra i sei nomi della lista breve della commissione norvegese figurava quello di Gandhi.

Il consigliere della commissione, lo storico Jens Arup Seip, scrisse un nuovo rapporto focalizzato soprattutto sul ruolo di Gandhi nella storia politica indiana a partire dal 1937. “La decade successiva,” scrisse Seip “il periodo cioè tra il 1937 e il 1947, ha condotto all’evento che può essere considerato la vittoria e la sconfitta di Gandhi e del suo movimento, l’indipendenza e la partizione dell’India.” il rapporto descriveva l’operato di Gandhi nei tre diversi e mutualmente relati conflitti che il Congresso aveva affrontato nella decade in questione, la lotta della popolazione indiana contro la Gran Bretagna, la questione della partecipazione indiana alla seconda guerra mondiale, e lo scontro tra la comunità hindu e l’islamica. Gandhi aveva consistentemente sostenuto il proprio principio di applicazione della non violenza in tutti i casi.

Il rapporto Seip non fu critico rispetto all’operato di Gandhi come invece quello diWorm-Müller dieci anni prima. Fu invece favorevole anche se non esplicitamente. Seip scrisse anche in breve della contemporanea partizione dell’India e del neonato Pakistan e concluse – prematuramente potremmo oggi affermare – “è genericamente asserito, come appare su The Times del 15 agosto 1947, che se la gigantesca operazione chirurgica che è la partizione dell’India non ha portato a spargimenti di sangue di ulteriormente gravi dimensioni, ciò è dovuto in gran parte agli sforzi di Gandhi, del suo lavoro e di quello dei suoi seguaci.”

Letto il rapporto, i membri della commissione norvegese dovettero sentirsi aggiornati rispetto alla lotta indipendentista indiana, ma il Nobel per la pace non era mai stato assegnato per questo tipo di lotta. La commissione doveva inoltre considerare se Gandhi dovesse essere selezionato in quanto simbolo del principio di nonviolenza e gli effetti politici prevedibili qualora il premio fosse stato assegnato al principale leader politico indiano, in particolare rispetto alle relazioni India- Pakistan; lontane dal’essere pacifiche nell’autunno del 1947.

Dal diario del presidente della commissione Gunnar Jahn sappiamo che al momento della decisione, il 30 ottobre 1947, due dei membri, il conservatore e cristiano Herman Smitt Ingebretsen e il liberale cristiano Christian Oftedal parlarono in favore di Gandhi. Un anno più tardi sostennero con forza John Mott, il leader YMCA. Sembra che genericamente preferissero candidati che incarnassero una simbologia morale e religiosa, in un mondo inquinato da conflitti ideologici e sociali. Non furono in grado nel 1947 di convincere gli altri tre membri. Il politico laburista Martin Tranmæl era piuttosto riluttante ad assegnare il premio a Gandhi, durante il conflitto indo-pakistano, e l’ex ministro degli esteri Birger Braadland era d’accordo. Era loro opinione che Gandhi fosse troppo coinvolto politicamente con uno dei due antagonisti; inoltre sia Tranmæl che Jahn avevano appreso che, un mese prima, durante una sessione di preghiera, Gandhi aveva affermato che il proprio decisivo rifuito della guerra non fosse piú completo. Sulla base di un telegramma inviato dall’agenzia Reuters, The Times, riportava, il 27 settembre, 1947 e sotto il titolo “Mr. Gandhi on ‘war’ with Pakistan:”

Il signor Gandhi ha sostenuto, durante la preghiera notturna, che, sebbene abbia sempre rifiutato ogni tipo di guerra, qualora non ci fosse alcun tipo di soluzione per assicurare la giustizia contro il Pakistan e lo stato rifiutasse di ammettere i propri errori e continuasse a minimizzarli, il governo dell’Unione Indiana sarebbe giustificato a muovergli guerra. Nessuno desidera la guerra, ma non si può consigliare a nessuno di accettare un’ingiustizia. Se tutti gli hindu fossero annichiliti in nome di una giusta causa Gandhi non avrebbe da obiettare. Se ci fosse una guerra, gli hindu in Pakistan non potrebbero essere la quinta colonna, qualora non fossero in linea con il Pakistan lo dovrebbero lasciare, e così i musulmani in India.” Gandhi non vedeva “alcun posto per se stesso in un nuovo ordine in cui siano ritenuti necessari un esercito, la flotta navale e area militare, e chissà che altro ancora.” Nella foto, l’erede spirituale di Gandhi, il primo ministro Pandit Nehru, il ministro della difesa Sardar Baldev Singh, e i comandanti in capo dei tre corpi armati attendono alla cerimonia della guardia d’onore al Forte Rosso, Delhi, nell’agosto del 1948. Cinquant’anni dopo, sia l’India che il Pakistan svilupparono e testarono armi nucleari.

Sia Jahn che Tranmæl sapevano che il rapporto non fosse completo, ma furono assaliti dai dubbi. Jahn nel proprio diario cita se stesso: “se è vero che (Gandhi) sia la più grande personalità tra I candidati – sono infatti innumerevoli i plausi che gli si possono pagare – dobbiamo ricordare come egli non sia solo un apostolo di pace, ma principalmente un patriota. (…). inoltre dobbiamo considerare che Gandhi non è naive. E’ un eccellente giurista ed avvocato.” Sembra che il presidente della commissione sospettasse che le affermazioni di Gandhi del mese precedente fossero il lasciapassare dell’aggressione al Pakistan. Tre dei cinque membri della commissione votarono a sfavore dell’assegnazione del premio per la pace a Gandhi, che fu invece assegnato ai Quakers.

1948: considerata l’assegnazione del premio postumo

Il Mahatma Gandhi fu assassinato il 30 gennaio 1948, due giorni prima della chiusura delle candidature per il premio Nobel per la pace. La commissione ricevette sei proposte per la candidatura di Gandhi, tra coloro che scrissero le stesse, i Quakers ed Emily Greene Balch, precedenti vincitori. Per la terza volta Gandhi fu nella lista breve – questa volta formata da tre nomi soltanto – e il consigliere della commissione Seip scrisse un rapporto sulle attività del candidato durante gli ultimi cinque mesi della sua vita. Concluse che Gandhi, nel corso della sua esistenza, avesse profondamente segnato un’attitudine etica e politica significativa per un gran numero di persone all’interno e all’esterno dell’India. “In tal senso Gandhi può essere paragonato solo ai fondatori delle religioni”.

Nessuno aveva mai ricevuto il premio Nobel per la pace dopo la propria morte. Ma secondo lo statuto della fondazione Nobel in forza nel periodo, I premi potevano, in certe circostanze, essere accordati dopo la morte degli assegnatari. Ciò rendeva possibile la scelta di Gandhi come vincitore, ma egli no appartenne a nessuna organizzazione, non lasciò dietro di sé nessuna proprietà né testamento. Chi avrebbe ricevuto il premio in denaro? Il direttore dell’istituto Nobel norvegese, August Schou, chiese a un altro consulente, l’avvocato Ole Torleif Røed, di considerare le conseguenze pratiche dell’assegnazione postuma del premio. Røed suggerì una serie di possibili soluzioni d’applicazione generale. Successivamente chiese l’opinione dell’istituzione svedese per l’assegnazione dei premi.Il verdetto fu negativo, i premi, si pensava, non avrebbero dovuto essere assegnati postumi se non nel caso in cui la morte del vincitore fosse intervenuta dopo la decisione della commissione.

Il 18 novembre1948, la commissione Nobel norvegese decise di non premiare nessuno per l’anno in corso, sulla base del fatto che non ci fossero “candidati viventi adatti” a ricevere il premio. Il presidente Chairman Gunnar Jahn scrisse nel suo diario: “mi sembra fuori di dubbio che l’assegnazione del premio postumo sia contraria alle intenzioni della commissione giudicante.” Secondo il presidente tre dei suoi colleghi sarebbero stati d’accordo con lui, e soltanto Mr. Oftedal a favore dell’assegnazione del premio postumo a Gandhi.

Successivamente ci sono state speculazioni sull’identità del candidato non in vita cui l’affermazione della commissione potesse riferirsi, se Gandhi o l’inviato svedese per le Nazioni Unite in Palestina, Count Bernadotte, ucciso nel settembre 1948. Oggi il dubbio sembra fugato, Bernadotte non fu candidato nel 1948. sembra ragionevole ammettere che Gandhi sarebbe stato invitto a Oslo per ricevere il premio Nobel per la pace se fosse vissuto un anno in più.

Perché a Gandhi non fu mai assegnato un premio Nobel per la pace?

Fino al 1960, il Nobel per la pace fu assegnato quasi esclusivamente ad europei ed americani. In retrospettiva, l’orizzonte della commissione norvegese per l’assegnazione del Nobel sembra in effetti ristretta. Gandhi era davvero diverso da qualsiasi precedente vincitore. Non fu un vero politico né portavoce di una legge internazionale, né principalmente un uomo al servizio dei diritti umani, o l’organizzatore di un congresso internazionale di pace. Sarebbe appartenuto a un altro gruppo di vincitori.
Non c’è alcun indizio che permetta di sostenere che la commissione norvegese abbia preso in considerazione la possibilità di una reazione negativa all’assegnazione del premio a Gandhi da parte della Gran Bretagna. Si può dunque rigettare l’ipotesi che l’omissione di Gandhi sia dovuta alla volontà dei membri di evitare la provocazione delle autorità britanniche.

Nel 1947 il conflitto indo-pakistano e le affermazioni di Gandhi durante la preghiera, che fecero dubitare l’abbandono della propria condotta e del pacifismo da parte del Mahatma, sembrano essere la ragione principale della scelta della maggioranza della commissione a sfavore del candidato. Diversamente da oggi, non era d’uso, da parte della commissione, assegnare il premio per la pace per stimolare il raggiungimento della pace in una data area geografica.

Durante gli ultimi mesi di vita, Gandhi lavoró duramente per mettere fine alla violenza tra hindu e musulmani che seguì la partizione. Sappiamo poco delle discussioni della commissione norvegese sulla candidatura di Gandhi nel 1948 – se non dalla giá citata citazione del 18 novembre, dal diario di Jahn – ma sembra evidente che l’assegnazione del premio postumo fu seriamente considerata.
Quando la commissione, per ragioni formali, concluse per la non assegnazione di tale premio, i membri decisero di non assegnarlo ad alcuno, e un anno dopo, di non spendere il premio in denaro per il 1948. il posto che molti pensano sarebbe dovuto essere del Mahatma, tra i vincitori del premio, rimase silenziosamente e rispettosamente lasciato vuoto.

Tradotto da Ilaria Galli per PeaceLink . Il testo e’ liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l’autore della traduzione.

N.d.T.: Titolo originale “Mahatma Gandhi, the Missing Laureate”. E’ stata volutamente eseguita una traduzione letterale per non snaturare l’articolo originale. Riguardo al termine sanscrito “sathyagraha”, l’autore assume come significato “forza della verità”. In realtà letteralmente il termine significa “restare fermi nella verità” (e nemmeno fermezza, fa riferimento proprio all’immobilità, da qui tutta una letteratura di erronei “resistenza passiva” etc…)

Fonte: Nobelprize.org Peace Editor, 1998-2000

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