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Papà e bambina

Scuola paterna, scuola familiare, scuola di casa, homeschooling sono  termini poco diffusi, perché infatti sono poche le famiglie che conoscono e si avvalgono della possibilità di fare scuola in casa.

Le note che seguono servono solo a dare qualche informazione, un primo orientamento alle famiglie che prendono in considerazione questa possibilità, forse per alcuni  addirittura una “novità”, una curiosità.

Ricordiamo che l’istruzione è obbligatoria e che noi non ci assumiamo nessuna responsabilità per una eventuale scelta operata in questa direzione da parte di qualche famiglia, ma  forniamo solo delle informazioni che chiunque può facilmente  reperire e verificare presso le scuole o gli organi competenti.

SCUOLA PATERNA:  UN’ INTERESSANTE ALTERNATIVA

É LEGALMENTE POSSIBILE?

La possibilità di fare scuola a casa  è una delle alternative previste dalla nostra Legislazione, per ciò che riguarda l’istruzione obbligatoria.

L’obbligo scolastico può essere assolto:

• Presso le scuole elementari e medie di Stato.

• Presso altra Istituzione scolastica parificata o autorizzata ( es. Scuole Private).

Tramite “istruzione familiare” (detta anche scuola paterna, scuola familiare,
scuola di casa).

In questo ultimo caso i genitori:

• devono attestare di possedere i mezzi e le competenze necessarie allo svolgimento  dell’incarico

• devono “comunicare” per iscritto alla Direzione Didattica di appartenenza, la loro decisione

• devono presentare il proprio figlio agli esami, previa formale domanda di ammissione agli stessi, corredata dal programma svolto.

La Costituzione, fondamento delle leggi dello Stato. così recita all’articolo 30: ” È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. ..nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti “.

All’articolo 33 la Costituzione sottolinea che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento …Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione… .

L’articolo 34 parla dell’istruzione obbligatoria: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita“. poiché il capoverso precedente afferma che la scuola è “aperta a tutti”, si è generalizzato, parlando sempre di “obbligo scolastico”

O.M. 330 del 27.5.97

Art. 4 – Scuola familiare e privata autorizzata. Esami di idoneità e licenza.

Per scuola familiare si intende l’attività di istruzione elementare svolta direttamente dai genitori o da persona a ciò delegata dai genitori stessi.

Gli alunni che assolvono all’obbligo con tale modalità sono ammessi a sostenere gli esami di idoneità o gli esami di licenza in una scuola elementare di Stato, nel circolo di competenza territoriale rispetto alla residenza della famiglia. “omissis”

Da un punto di vista legale, è quindi possibile  fare “scuola a casa”,
ma è possibile anche da un punto di vista pratico?

È  PRATICAMENTE POSSIBILE?

Sia in Italia che all’estero ( es. Inghilterra) alcune famiglie hanno già sperimentato la scuola familiare, con ottimi risultati.

E’ necessario ovviamente, non solo volere, ma anche potere fare scuola in famiglia,  avere cioè tempo, capacità,  ma anche spazio in casa, possibilità di verifica e confronto (con insegnanti e coetanei del bambino) un ambiente familiare concorde a questa esperienza. La scuola a casa, può essere veramente entusiasmante sia per i genitori che per i bambini.

Per realizzare la scuola a casa in maniera soddisfacente, bisogna fare molto lavoro, molta preparazione, molto sacrificio. Non è la stessa cosa accompagnare un bambino a scuola ed avere “tutta la mattina libera” rispetto a passare molte ore al fianco di uno o più bambini,  studiando  tutti i giorni, per anni.

E’ necessario avere valide motivazioni per iniziare e portare avanti una esperienza simile: non deve diventare una moda, non è per assecondare un capriccio, non è una scusa per la pigrizia, non è un rimedio ai problemi della scuola pubblica, la scuola familiare richiede infatti  grande impegno, responsabilità e sacrificio e solo una vera convinzione regge poi alle varie  e inevitabili prove.

Se vi sono persone decise a tentare l’esperienza della scuola familiare, siamo qui per dar loro una mano ( se  si potrà  anche due) ma le motivazioni, devono essere sincere, profonde  e reali, perché la scelta è sì entusiasmante, ma non facile.

Non mancheranno difficoltà, incomprensioni, momenti di confusione, opposizione, qualche fallimento.

Quando richiesto, se  possibile, daremo aiuti e consigli, ma un suggerimento anche se non richiesto, lo diamo subito: se pensate che la  “scuola paterna” possa essere la strada giusta per voi COMINCIATE A PREGARE AFFINCHÉ IL SIGNORE VI DIA LA CONVINZIONE, VI RAFFORZI LA FEDE, VI SEMPLIFICHI LE CIRCOSTANZE, poi se volete, prendete contatto con noi.

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO

1) Testi. Sia alle elementari che alle medie è bene usare anche i libri consigliati dalla scuola, tenendo conto che  variano nelle diverse sezioni e nel corso degli anni.

Bisogna  scegliere i testi della sezione dove viene insegnata la lingua straniera prescelta. Al momento dell’esame, il bambino viene “inserito” in una classe: è tutto più semplice se i testi  adoperati sono gli stessi.

Con l’ultima riforma dovrebbe esserci  più elasticità nei programmi, infatti esiste la possibilità di presentare programmi “ personalizzati”, è indispensabile informarsi presso la scuola.

2) Ore di lezione. C’è un aspetto pratico organizzativo, ed un aspetto disciplinare,  coinvolti nella decisione di come far funzionare la scuola a casa.

È bene stabilire  orari fissi di studio per dare un ritmo e  mantenere un ordine  necessario in un processo educativo.

Bisogna fare molta attenzione – soprattutto alle elementari – ad alternare momenti di lavoro calmo e tranquillo a tavolino, con pause, movimenti o  brevi uscite all’aria aperta. Il lavoro che un bambino fa quando è stanco, non è vantaggioso, non soddisfa, non riesce bene, non lascia un buon ricordo e a volte è proprio inutile dal punto di vista del risultato. Crescendo si ha maggiore resistenza alla fatica scolastica, si riesce a stare seduti più a lungo e la suddivisione del tempo nelle tradizionali “ore” corrisponde abbastanza ai ritmi di un ragazzo.

La scuola paterna può dare la possibilità di qualche fuori programma interessante.

Se, ad esempio, un argomento è particolarmente stimolante, se ne può parlare anche per una mattinata intera, diventando oggetto di una speciale ricerca. (Storia, geografia, scienze, letteratura, ma anche disegno e matematica, e talvolta anche  musica  e lingua straniera, hanno dei collegamenti interessanti, che aprono orizzonti inaspettati e fanno amare di più  la conoscenza, lo studio, la ricerca.) Questo approfondimento spontaneo, che la scuola normalmente non può fare, è qualcosa di bello  e incoraggiante che può e deve essere  occasionale e limitato.

C’è un programma da rispettare e terminare entro un certo tempo, inoltre la vivacità ed anche l’entusiasmo dell’improvvisazione  che scaturisce dalla richiesta “ fuori programma”  possono scadere e diventare banali, se ripetuti sovente.  Molto meglio ritornare ad un buon programma, ben  pensato, preparato ed articolato  in modo tale da essere completo ed efficace.

3) Programmi. Solo un accenno per un argomento complesso, che necessita subito di alcune
precisazioni.

Parlando di “programmi”, si comprendono due cose:

a) il preventivo di programma, che anticipa il lavoro del bambino
b) i programmi da consegnare alla scuola (che la Direzione Didattica può richiedere molto prima che l’anno scolastico sia terminato) e che devono coincidere col programma veramente svolto.

Nella elaborazione del preventivo di programma  si deve tenere conto che va fatto seguendo le direttive Ministeriali .

I testi adottati dalla scuola sono un vincolo e un aiuto. Già consultando l’indice del libro, si possono ricavare gli argomenti  previsti  per quell’anno di studio; tra questi va operata la scelta riguardante quelli da sviluppare maggiormente, quelli  da approfondire usando altri canali, quelli da tralasciare  ecc. ( sto parlando in generale, infatti  se per letteratura, si possono “saltare” alcuni autori minori o alcuni brani, lo stesso non si può dire per altre materie, ovviamente!).

Questo programma preventivo  deve tenere conto di tutte le materie, della loro estensione nel corso dell’anno, del loro svolgimento, del modo e del tempo che si  intende impiegare.

In pratica, prima di cominciare si deve avere un programma dettagliato, materia per materia, suddiviso in trimestri o quadrimestri, (come a scuola)  dal quale ricavare, con largo anticipo, il programma settimanale.
È meglio prevedere per i primi giorni, un orario provvisorio in modo da  poter fare qualche variazione.
E’ bene fare periodicamente delle verifiche e la suddivisone in trimestri, aiuta la verifica,  lasciando il tempo di rimediare ad eventuali lacune.

E’ indispensabile scrivere tutto, materia per materia, argomento per argomento; per le  medie sono necessarie 5 ore di lezione ( dalle 8 alle 13) con le varie materie articolate nel corso della settimana, sempre allo stesso modo, con un normale “ diario delle lezioni”.  Bisogna naturalmente tenere conto, nella attribuzione delle ore settimanali, del tempo necessario per lo svolgimento del programma di ogni singola materia.
All’inizio sembra ( veramente lo è proprio) un po’ complicato, ma con un po’ di attenzione e di pazienza e soprattutto con tanto aiuto da parte del Signore, è fattibile.

4) Ripasso e ripassaggio.

È utile impostare un programma che permetta  di terminare  alcune materie  tra gennaio e  marzo, per avere la possibilità  di un ampio ripasso e rivedere ed approfondire con calma, molti argomenti.

Il ripasso è fondamentale ed altrettanto il “ripassaggio”.
Il primo è volto soprattutto a rivedere la materia studiata,  colmare eventuali lacune e ampliare le conoscenze  consolidando quanto già appreso, il ripassaggio (utilissimo soprattutto alle elementari) serve principalmente a passare di nuovo sullo stesso concetto, usando lo stesso testo, per fare mentalmente il percorso già fatto e vedere come ciò che  ieri sembrava difficile, oggi è facile.

Questo ripassaggio non solo sulle nozioni, ma sullo stato emotivo precedente, dà molto coraggio al bambino che ricorda la difficoltà e riconosce che ciò che gli è difficile oggi, con studio e pazienza diventerà semplice.

PROVARE PRIMA DI IMPEGNARSI

Chi ben comincia
Quando si pensa di voler fare scuola a casa, bisogna fare delle prove, per rendersi conto di  ciò a cui si va incontro.

La cosa migliore è decidere di fare questo tipo di esperienza, quando il bambino…deve ancora nascere o è piccolissimo. E’ naturale per i genitori “ insegnare” ai bimbi piccoli: si insegna loro a parlare.. a camminare, a riconoscere le persone e gli animali, le cose, le fasi della giornata,  i mezzi di trasporto, gli odori, i rumori, le grandezze delle cose, i colori,  la casa e la via nella quale si abita,  le regole dei giochi,  si insegnano le buone maniere,  l’igiene della persona, si insegna  a vestirsi, svestirsi, allacciare le scarpe, usare il telefono, accendere la televisione, disegnare e colorare,  fare pacchettini e regalini ai nonni, ai fratelli;  se si svolge un lavoro “raggiungibile” dal bambino, (agricoltore, allevatore, negoziante, artigiano..) si insegna qualcosa inerente al proprio mestiere , si insegna anche a contare, a riconoscere qualche lettera dell’alfabeto… e poi solitamente ci si ferma qui e al massimo si comincia a “seguire” il bambino nelle attività della scuola materna o nei compiti alle elementari. E va già bene quando almeno un genitore si interessa delle attività scolastiche del bambino e lo segue e lo aiuta nei compiti, evitando così quello “scollamento” totale tra membri della stessa famiglia,  in cui ciascuno persegue le proprie attività e cerca l’aggregazione, inevitabile, ad altri gruppi di persone.

Se si parte invece con l’intenzione di fare scuola a casa, non c’è un rallentamento e poi una fine nell’ insegnamento, ma al contrario c’è ricerca , trasmissione, volontà di continuare , impegno, collaborazione, studio, ampliamento delle conoscenze di base del bambino e attenzione per una buona trasmissione, efficace e valida nei contenuti e nelle forme, volta al raggiungimento di obiettivi via via  sempre più impegnativi e soddisfacenti.

Ci si informa, ci si prepara, si tengono a mente notizie, informazioni che possono essere utili argomenti su cui discutere, problematiche da affrontare, verità da sottolineare, valori da trasmettere, prospettive da analizzare. Sicuramente si è un po’ più creativi,  attivi e presenti nella vita dei propri figli, e un po’ meno passivi anche nella società .

Come prepararsi praticamente a fare scuola in casa?

Occorrono un luogo, un tempo, una persona

Un luogo. E’ bene, nelle prime fasi, avere un luogo preciso dove fare scuola . Può essere un locale, una scrivania, una cartelletta che viene posata sul tavolo e dà un segnale preciso: io e te facciamo questa bella cosa insieme. Porto un piccolo esempio: anche il bambino piccolo, si agita contento, quando vede la mamma preparare il biberon, o avvicinarsi ai fornelli ecc.; ai più grandi mette allegria lo stendere la tovaglia, quando si ha fame e dei buoni profumini arrivano dalla cucina… Fare scuola a casa, non è far arrivare ad un bambino svogliato informazioni camuffate da gioco, così come alcuni genitori danno da mangiare ai bambini inseguendoli col cucchiaio per tutta la casa, o distraendoli con dei pupazzetti.

Fare scuola a casa, benché spesso allegra, gioiosa e anche “giocosa”, serena, desiderata , è e sarà sempre più, una cosa seria, impegnativa , tenuta in mano dall’adulto e non dal bambino. Quantunque un buon educatore sappia riconoscere e mettere a buon frutto, ogni variazione, sfumatura, difficoltà, spunto, che il bambino fornisce, e sappia riconoscere e rispettare, tempi e modi di apprendimento momenti di cedimento, stanchezza, genialità o “blocchi” nella comprensione,  in ogni caso, la scuola,  non potrà essere lasciata al capriccio del bambino, e quindi è bene fin dall’inizio distinguere il tempo della scuola dall’altro tempo.   Anche se le attività saranno simili, anche se si daranno informazioni, educazione ed istruzione in TUTTO l’arco della giornata, anche se non si smette mai di insegnare (così come di imparare !) il momento della scuola va distinto e inizialmente, sarà proprio il luogo, o l’oggetto legato alla scuola a darne anche il tempo.

Un tempo

All’inizio sarà un periodo di tempo  molto limitato… da pochi minuti  in su a seconda  dell’età del bambino e non necessariamente tutti i giorni. E’ bene scegliere il momento migliore della giornata,  quando il bambino è più disponibile e desideroso di fare qualcosa di nuovo e noi ne abbiamo il tempo. Questa possibilità di scegliere il momento migliore, naturalmente non sarà più possibile con l’inizio dell’obbligo scolastico, quando le ore di studio, occupano buona parte della giornata, ma cominciando in anticipo a  quel momento avremo già “ampliato”  gradatamente gli spazi dedicati alla scuola per poter lavorare bene diverse ore.

Una persona

Anche qui soprattutto all’inizio e’ bene sia una sola persona a fare scuola: il riferimento fisso  è importante per il bambino, gli dà sicurezza, mentre la varietà e la pluralità, nelle prime fasi, sono controproducenti. Cercate di non far troppo mettere il naso, ai curiosi: è una cosa tra voi ed il vostro bambino, almeno per un certo tempo.Vi ricordate? Quando il vostro  bambino era piccolo probabilmente voleva che gli  raccontaste le storie, sempre allo stesso modo: il “ritrovare” cose e parole gli da’ sicurezza, ogni cosa va fatta a suo tempo.

PROVARE PER RIUSCIRE

Se quando si decide di fare scuola a casa, mancano pochi mesi all’inizio dell’anno scolastico,la “indispensabile prova” urge, per evitare grosse delusioni e fallimenti.

Per prima cosa organizzarsi tecnicamente, fare un programmino, veloce ma serio di attività, fissarsi degli obiettivi: tutto questo per vedere se si riesce a tenere il ritmo, se il bambino ha qualche difficoltà, se ci “pesa troppo” stare ore ed ore in casa al mattino, senza uscire, senza vedere le amiche, senza guardare la televisione, facendo la spesa al pomeriggio o una volta alla settimana, o se altri eventuali fratelli ne risentono e ne sono disturbati ( o disturbano). Naturalmente la presenza di più bambini comporta che anche loro siano coinvolti nelle stesse attività anche se a livelli diversi. ( vedi        La Primina e La Pluriclasse  (qui)

Il periodo di prova serve non solo a verificare tempi , ritmi, forme e contenuti, organizzazione e capacità, ma anche a sperimentare praticamente la possibilità di fare scuola indisturbati, di reggere il perso fisico e psicologico dell’impegno quotidiano, di sopportare le inevitabili “grane” e critiche.

Se durante la prova,( che deve durare almeno due o tre mesi, l’ideale è almeno un anno)  ci sono troppi problemi o incertezze , forse è meglio ripensarci e ricorrere alla soluzione normale, se invece malgrado le difficoltà ed i timori,  si vede la possibilità di andare avanti, se le motivazioni non sono venute a mancare, se la disposizione d’animo è ancora la stessa, la determinazione ferma, gli obiettivi ritenuti ancora validi, se la collaborazione o l’appoggio dei familiari è costante, o se la loro indifferenza o l’ostruzionismo, non sono eccessivi e non  ci fanno vacillare  allora fate scorta di pazienza e coraggio e andate avanti.

In ogni caso ricordatevi che in qualunque momento, previo esamino ed accettazione da parte della scuola potete reinserire il bambino nella classe, ma un ripiego del genere non è molto consigliabile, meglio  fare i conti prima “per non trovarsi a costruire una torre e non avere di che finirla, …” . (Luca 14:28)

Fonte: www.utilecomune.com

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